In sintesi

Quinta lezione del modulo di Laura Pirotta e seconda parte del blocco sull'analisi transazionale, dopo l'introduzione del 7 febbraio (okness e stati dell'io). Il tema del giorno sono le dinamiche relazionali: cosa succede quando due persone — ciascuna con il proprio Genitore, Adulto e Bambino — comunicano fra loro.

Dopo un ripasso ampio dei tre stati dell'io e delle loro articolazioni, la lezione introduce due concetti nuovi. Il primo sono le transazioni, il termine che Berne prende in prestito dal linguaggio economico: ogni scambio comunicativo è una transazione fra stati dell'io e può essere complementare (fluida: adulto-adulto, genitore-genitore, bambino-bambino), incrociata (la risposta arriva da uno stato inatteso e la comunicazione si inceppa) o ulteriore (a doppio livello, con un contenuto manifesto e uno nascosto — "il non detto è molto più impattante del detto"). Il secondo sono le carezze: qualsiasi atto di riconoscimento che impatta sul benessere fisico e psichico — verbali o non verbali, condizionate o incondizionate, positive o negative. Le carezze negative sono quelle che sembrano gesti d'affetto ma denigrano, etichettano o legano ("dove vai senza di me").

La lezione è però soprattutto esperienziale: due esercizi di disegno (il mio bambino interiore, il mio adulto interiore), un lavoro individuale sulle proprie carezze quotidiane e una meditazione guidata sull'adulto interiore, che si chiude sulla frase-chiave "posso fermarmi, posso osservare, posso scegliere". In chiusura, un caso clinico che anticipa la lezione successiva: la paziente in modalità Bambino sparato che pretende risposta di domenica sera, e la scelta di rispondere lunedì mattina — "quello era il modo, da genitore, per farle capire quali erano i confini".

Contesto e docente

Sessione partita con quaranta minuti di problemi tecnici: il link non era stato distribuito e per un pezzo in aula c'erano solo due persone. Pirotta recupera saltando la pausa e comprimendo i tempi; il gruppo arriva a sedici partecipanti, alcuni collegati mentre lavorano e senza microfono, il che impedisce anche di dividere in sottogruppi (gli esercizi vengono fatti individualmente e poi condivisi in plenaria).

Il taglio è più laboratoriale del solito: si disegna, si medita, si condivide. Pirotta usa molto sé stessa come esempio — dal bisogno di carezze materne (dorme abbracciata a un peluche) al riferimento ricorrente al macaco diventato virale sui social, che lei legge come teoria dell'attaccamento e come richiamo agli esperimenti di Harlow sulle scimmiette.

Prossimo e ultimo appuntamento del ciclo: 21 marzo, con la parte pratica sulle transazioni nel contesto terapeutico e il tema del copione.

Concetti chiave

Sviluppo della lezione

1. Ripasso: okness, stati dell'io e loro articolazioni

Si riparte dai tre pilastri. Siamo tutti OK e abbiamo un valore intrinseco, che però può incrinarsi con i traumi e le convinzioni depotenzianti: da lì nasce la non-okness — il non sentirsi OK, oppure il non sentire OK gli altri (il caso del narcisista: io sì, gli altri no). Abbiamo una capacità innata di riflettere, analizzare, decidere. E ognuno sceglie il proprio destino, incluso come cambiare il proprio copione: Pirotta cita una paziente che ripete "cado sempre nella stessa trappola", e la risposta è la plasticità cerebrale — con consapevolezza e lavoro su di sé, a un certo punto si smette di essere attratti da chi replica lo stesso copione e si fa lo switch verso un partner completamente diverso.

Poi i tre stati:

Sul normativo positivo Pirotta insiste, richiamando una conferenza con il Cardinal Zuppi a Bologna: stiamo vivendo un periodo in cui il genitore normativo manca, squilibrato verso l'affettivo — non si danno più confini, no e regole, e il bambino impara a fare ciò che vuole e a volere tutto subito. Con la contro-avvertenza: nemmeno la "modalità Gestapo" va bene, serve equilibrio. Sull'affettivo, il rischio speculare è l'iperprotezione — l'ingerenza dei genitori nella scuola, i figli difesi a spada tratta e mai lasciati alle proprie responsabilità. E l'affettivo negativo comprende anche chi etichetta ("sei un pirla, sei un fallito") o ride delle performance altrui.

Sul bambino adattato negativo: il bambino "castrato", che non gioca, che sembra già grande, "un ometto". Sul naturale negativo: gli adulti-bambini che fanno quello che pare loro, impulsivi, che giocano con i sentimenti degli altri, che ti prendono e ti abbandonano.

2. Feedback sulla meditazione e disegno del bambino interiore

Prima di procedere, Pirotta chiede un feedback sulla meditazione sul bambino interiore fatta a febbraio — pratica che usa spesso in terapia perché "molto potente e catartica". Una partecipante racconta la propria difficoltà con le meditazioni guidate: "inizio, poi non so dove vado a finire e non ricordo". La risposta: non sempre siamo ricettivi, alcune meditazioni non funzionano per noi come tipologia, e si può meditare in altri modi che non siano la voce guida.

Segue il primo esercizio: dieci minuti di disegno, con la premessa esplicita che non serve saper disegnare ("non dovete essere Van Gogh o Botticelli") e che il disegno può essere simbolico, non necessariamente una figura umana. Titolo del "quadro": io bambino / la mia bambina interiore. Consegna: farsi guidare dall'inconscio, senza regole.

Le condivisioni sono la parte formativa. Una partecipante mostra un vortice: "un bambino che vuole espandersi e vorrebbe stare nella luce", non più chiuso come sarebbe stato tempo fa, che lavora per uscire e non farsi bloccare dagli schemi. Pirotta coglie l'ambivalenza — un vortice ha una forza centripeta e centrifuga: "è una lotta sull'uscire, sta dentro, riesce a uscire, sta dentro". Una seconda partecipante ha disegnato a occhi chiusi con i colori, un colore alla volta; mentre scriveva il titolo le è venuto — e le viene ancora — da piangere: "la mia bambina interiore è sempre stata tenuta un po' bloccata".

Il commento che tiene insieme le due condivisioni: il bambino interiore influenza la terapia e tutte le relazioni — con i clienti, con il partner, con i propri genitori. Pirotta racconta di far fare a volte un esercizio speculare: come sarà stata da bambina la tua mamma?, soprattutto con genitori autoritari, duri, chiusi — immaginare il loro bambino interiore cambia lo sguardo.

3. Le transazioni

Ognuno di noi ha dentro il GAB — Genitore, Adulto, Bambino — e lo stesso vale per l'altro. Gli scambi di comunicazione fra stati dell'io si chiamano transazioni: un termine che Berne, calato nel mondo statunitense, prende in prestito dall'economia (io do a te, tu dai a me; vado in banca e faccio una transazione, cioè uno scambio in cui entrambi danno e ricevono qualcosa).

Tre tipi:

4. Le carezze

Definizione di Berne: le carezze sono qualsiasi atto di riconoscimento che impatta sul benessere fisico e psichico. Sono ovunque: il "ciao", il buongiorno entrando al bar, la porta tenuta aperta, il "che bella giornata" detto a uno sconosciuto in ascensore, e in generale tutto ciò che facciamo, diciamo o siamo che nutre l'altro. Le carezze inattese, di sorpresa, sono le più potenti.

Si distinguono per canale (verbale, non verbale, comportamentale) e per natura:

Carezze verbali positive: "hai fatto un ottimo lavoro, sono impressionato"; "sono orgogliosa di te"; "mi piace davvero il tuo modo di pensare"; "grazie per il tuo contributo, è stato molto utile"; "ti vedo sereno oggi, mi fa piacere". E il "come stai?" in cui ci si ferma davvero ad ascoltare.

Carezze non verbali positive: il sorriso sincero, l'abbraccio spontaneo (con un correlato neuroscientifico notevole), i cenni di approvazione, lo sguardo di incoraggiamento, la stretta di mano, l'esserci fisicamente dove è possibile. Pirotta nota che l'ambiente del biohacking è insolitamente abituato ad abbracciarsi, applaudirsi, riconoscersi ed essere fan l'uno dell'altro — nel mondo esterno è molto più raro.

Ma la carezza deve essere sentita: quelle finte si percepiscono. I venditori "che ti vendono l'aria fritta", il chiamare il cliente mille volte per nome: sono carezze condizionate e percepite come tali, e il sistema limbico va in allerta ("cosa vuole questo?"). Due esempi opposti dalla pratica: la partecipante che alla convention di novembre le si è avvicinata alle spalle massaggiandole la schiena senza dire nulla — carezza non verbale di cui aveva bisogno in quel momento; e la paziente cui Pirotta ha detto "è stata proprio coraggiosa" ed è scoppiata in un pianto liberatorio ("davvero lei pensa che io sia stata coraggiosa?"), tanto che "sono coraggiosa" è diventato il suo leitmotiv.

Carezze verbali negative: "non ne fai mai una giusta". Il caso citato è quello di una farmacista nota localmente, con diete bizzarre e passaggi televisivi, che insultava i propri pazienti ("sei sempre il solito", "non è che mi aspettassi molto"): carezze che danneggiano l'autostima e, dentro un percorso terapeutico, creano un blocco totale. Altro caso: l'avvocato che, in una causa di separazione, denigra la propria assistita ("proprio la famiglia del Mulino Bianco") lasciandole intendere che la sua famiglia è disfunzionale. "Le parole costruiscono ponti, ma li distruggono anche."

Carezze non verbali negative: lo sguardo di disapprovazione o di superiorità, evitare il contatto visivo, la stretta di mano troppo fredda o eccessivamente forte, negare i gesti di conforto quando sono attesi, ignorare la persona — Pirotta racconta l'esperienza da paziente con un medico che la trattava come una pratica da smaltire, "e io porto me stessa, la mia salute, mi espongo anche a livello corporeo". Tutti gesti che, inconsciamente, portano l'altro a chiudersi.

5. Esercizio: ascoltare le proprie carezze

Dieci minuti di lavoro individuale su tre domande:

  1. Quali carezze ti dai quotidianamente?
  2. Da quale stato dell'io provengono (genitore, adulto, bambino) e perché? C'è equilibrio fra carezze positive e negative? (Esempi di carezze negative introiettate: "non ce la fai", "non ti devi fidare di nessuno, guardati le spalle".)
  3. Come puoi nutrirti meglio?

Dalle condivisioni: una partecipante racconta che, grazie al lavoro sulle frasi potenzianti e sugli esercizi di gratitudine, le sue carezze quotidiane sono diventate molto più positive — pur avendo un critico interiore molto forte, e senza aver avuto genitori svalutanti ("non so neanche perché io abbia deciso di cantarmele e suonarmele così"). Ora presta attenzione anche alle parole che usa verso di sé e lo fa notare a marito, genitori e amici.

Il commento di Pirotta apre due punti. Primo, il meccanismo: il cervello è plastico e abitudinario; se lo abitui a rileggere le situazioni in modo propositivo — mantenendo il realismo, senza vivere "nel mondo di Peter Pan" — cambia lo sguardo, e questo fa tantissimo. Secondo, sull'origine del critico interiore: non è detto che nasca da genitori criticoni; può essere il proprio super-io, la scuola, la materna, l'essere figlio unico o primogenito, mille fattori. Ma soprattutto: "dell'origine ce ne facciamo poco". Capire da dove viene dà consapevolezza; se però non si smuove nulla non c'è trasformazione — come i pazienti che arrivano dopo anni di orientamento freudiano, preparatissimi su tutti i propri traumi infantili, e fermi.

Pirotta condivide anche la propria: si accorge che le sue carezze sono spesso quelle di un genitore affettivo positivo, materne, e che ha bisogno di quel contatto — al punto di aver preso a dormire abbracciata a un peluche, cosa che le sta facendo un gran bene. Da qui la digressione neuroscientifica: il cervello distingue poco l'oggetto dell'abbraccio, e comunque si muove ossitocina e serotonina — con la precisazione che no, abbracciare un peluche non risolve il problema e non equivale ad abbracciare un figlio. Il riferimento è al macaco diventato virale e agli esperimenti di Harlow sulle scimmiette: teoria dell'attaccamento all'ennesima potenza, il conforto trovato in un peluche, il bisogno di abbracciarsi e di stare con qualcuno. Con la coda amara sulla natura: le madri che rifiutano un cucciolo (il gattino non allattato, sopravvissuto solo grazie all'allattamento artificiale).

6. Disegno e meditazione sull'adulto interiore

Secondo disegno, dieci minuti: titolo "il mio adulto interiore". In genere risulta più facile del bambino. Una partecipante racconta di aver disegnato i colori dei chakra, non in sequenza, con il verde del cuore più grande e altri più piccoli — e conferma che quello squilibrio le risuona nella vita. Commento di Pirotta: il disegno è la via d'accesso favorita, insieme ai sogni e alla scrittura, verso la parte più interiore e inconscia; spesso chi disegna poi si stupisce di "quanto dice questo disegno".

Segue la meditazione guidata sull'adulto interiore, stesso stile di quella sul bambino:

  1. Chiusura degli occhi e respiro — posizione comoda, eventualmente le mani sulla pancia; non forzare il respiro, accettare quello che è. Rilassare fronte, spalle, mascella. "Non devi fare nulla, devi solo essere qui, presente."
  2. Il luogo sicuro — immaginare un luogo tranquillo e luminoso, reale o immaginario (un giardino, una stanza silenziosa, la natura); osservarne i colori e la luce, respirare dentro quello spazio.
  3. Il bambino già incontrato — immaginare che sia lì vicino, senza fare nulla: solo riconoscere che esiste ancora dentro di te, con le sue emozioni e i suoi bisogni.
  4. L'arrivo dell'adulto — non una figura esterna, ma una versione di te stesso: sguardo lucido e sereno, non agitato, non spaventato, presente; capace di vedere la realtà con chiarezza, che non reagisce automaticamente e non si lascia guidare né dalla paura del bambino né dal giudizio del genitore. "L'adulto valuta, comprende, sceglie."
  5. Le sue paroleio sono la parte di te che si può fermare, che può osservare prima di reagire, che distingue ciò che appartiene al passato da ciò che accade ora. Non devi portare tutto da solo. Io sono qui per aiutarti a scegliere, a valutare la realtà, a trovare soluzioni, a prendere decisioni con lucidità.
  6. L'integrazione — l'adulto si avvicina, appoggia una mano sulla spalla o semplicemente guarda, e dice: io sono già dentro di te; sono la tua capacità di riflettere, di pensare prima di agire, di scegliere la direzione della tua vita. Poi si immagina che entri nel corpo — nel petto, nel respiro, nei pensieri. "Non devi diventare qualcun altro: stai ricordando una parte di te che esiste già."
  7. La fraseposso fermarmi, posso osservare, posso scegliere. Ripetuta due volte: "questa è la voce del tuo adulto interiore".
  8. Ritorno — al corpo, ai piedi, alle gambe, alle mani; un respiro profondo, le dita che si muovono, gli occhi che si riaprono, ricordando che il genitore orienta, l'adulto sceglie — e quella capacità di scegliere è già dentro di te.

Nel feedback, una partecipante racconta di non aver visto l'adulto, ma di averlo sentito dentro. Risposta: va benissimo — significa che lo percepisci come entità attiva e che lo step di incorporazione è già avvenuto; capita anche col bambino. Un'altra scrive che il suo adulto era "una luce bianca brillante e onnipotente", con la paura di bruciarsi in quella luce: anche le simbologie sono legittime, così come i luoghi sicuri più disparati (una stanza, una galassia, il volo). "In queste meditazioni è l'inconscio che guida", e ognuno percepisce in modo diverso.

7. Anticipazione: quando il paziente arriva con uno stato "sparato"

La chiusura porta al tema del 21 marzo: le interazioni fra terapeuta e paziente. Perché davanti a noi arrivano persone che hanno tutti e tre gli stati, ma che si presentano con uno stato sparato — un adulto sparato (e va benissimo), un genitore normativo o affettivo sparato, o un bambino sparato.

Il caso raccontato: la paziente che scrive di sabato o domenica sera pretendendo risposta immediata, e che di fronte al silenzio risponde "ecco, vede, lei mi abbandona come fanno tutti gli altri; lei predica bene su Instagram e sui suoi libri, però poi alla fine abbandona come tutti". Bambino all'ennesima potenza, con dentro — riconosce Pirotta — una ferita abbandonica importante. La scelta operativa: non rispondere nel weekend e rispondere lunedì dopo le nove, spiegando da adulto cosa pensa di ciò che le è stato scritto. Non perché la spiegazione "si rende conto che è domenica sera?" sarebbe servita — quella persona non se ne rende conto — ma perché aspettare il lunedì era il modo, da genitore normativo, di rendere visibili i confini. "Se avessi fatto il suo gioco, avrei risposto da bambina: ma non è il mio ruolo."

Il principio: quando un paziente arriva in modalità bambino, o in modalità genitore affettivo che supera i limiti (regali, messaggi, richieste fuori setting), va contenuto — altrimenti sbrodola e prova a trascinarti dentro il proprio copione.

Applicazioni pratiche

Leggere una comunicazione come transazione

Usare le carezze in modo professionale

Esercizi riproducibili

Postura di fondo

Glossario

Domande di autoverifica

  1. Quali sono i tre pilastri dell'analisi transazionale ripassati in apertura, e cosa c'entra la plasticità cerebrale con il copione?
  2. Qual è la "grammatica" di ciascuno stato dell'io (voglio / devo / medio)?
  3. Perché uno squilibrio interno fra gli stati produce una relazione asimmetrica?
  4. Che cos'è una transazione, e perché Berne usa un termine economico?
  5. Distingui transazione complementare, incrociata e ulteriore, con un esempio ciascuna.
  6. Perché fra adulti l'ideale è adulto-adulto, e in quale contesto il bambino-bambino è invece sano?
  7. Perché "il non detto è più impattante del detto"? Fai l'esempio del "io mi fido di te".
  8. Che cos'è una carezza secondo Berne, e che differenza c'è fra condizionata e incondizionata?
  9. Perché "dove vai senza di me" è una carezza negativa?
  10. Perché le carezze finte non funzionano, e cosa succede a livello limbico?
  11. Elenca almeno quattro carezze non verbali negative frequenti nella relazione professionale.
  12. Perché, secondo Pirotta, "dell'origine ce ne facciamo poco"?
  13. Come si caratterizza l'adulto interiore nella meditazione, e qual è la frase-chiave finale?
  14. Cosa significa che "il genitore orienta, l'adulto sceglie"?
  15. Nel caso della paziente che scrive di domenica sera, perché rispondere il lunedì è un intervento da Genitore normativo e non un dispetto?

Spunti di approfondimento