L'intervento, tenuto da Roberto Resta — socio di Mario Olivelli e responsabile, insieme a lui, del marketing di Massimo Filippi e della struttura di lancio e gestione della BioHacker University — propone una lettura del business come naturale prolungamento del biohacking. La tesi centrale è che il biohacking aziendale applica al contesto d'impresa gli stessi principi che il biohacker applica al corpo umano: si misura, si monitorano dati oggettivi, si prendono decisioni basate su di essi e si interviene per migliorare le performance. Come l'Oura Ring, l'Ultrahuman o il Whoop monitorano il corpo, il CRM (Customer Relationship Management) monitora l'azienda: quanti contatti entrano, quanti si convertono in clienti, con quale frequenza e per quanto tempo acquistano. Da questa base Resta costruisce i pilastri del marketing per il futuro biohacker professionista: partire sempre dal mercato (il concetto di folla affamata introdotto la settimana precedente da Mario Olivelli), lavorare sulle due leve del valore del cliente — ritenzione e frequenza d'acquisto — automatizzare i processi ripetitivi per risparmiare tempo e alimentare la fidelizzazione, restando aperti all'innovazione per cavalcare i trend. Il filo conduttore è pratico e strategico: il biohacker non vende solo salute, gestisce una relazione professionale duratura con i propri pazienti-clienti, e per farlo deve dotarsi degli stessi strumenti di misura e automazione che governano un'azienda ben condotta, nel rispetto della privacy e dei dati sensibili che tratta.
Resta si presenta come uno dei due soci — insieme a Mario Olivelli — che si occupano del marketing di Massimo Filippi e dell'intera struttura di lancio e gestione della BioHacker University. La settimana precedente Mario aveva tenuto un intervento molto apprezzato sui fondamentali del marketing, in particolare sul concetto di folla affamata; da qui la decisione di includere nel percorso alcune lezioni di marketing e business. La motivazione è concreta: chi si forma come biohacker avrà quasi sempre una propria attività, o starà per aprirne una, e la capacità di acquisire e gestire clienti è tanto fondamentale quanto la competenza tecnica sul corpo umano. Formare "le future figure dei biohacker" significa quindi dotarle anche di strumenti imprenditoriali.
Il recap della lezione precedente introduce il concetto cardine: la folla affamata. Quando un'azienda o un libero professionista vuole promuovere un prodotto o un servizio, la prima cosa da comprendere è che deve esistere una folla già affamata di quella soluzione. L'immagine è quella di Mario: è più facile vendere un hot dog fuori da uno stadio che in un campo di grano. Fuori dallo stadio si accede a un pubblico numeroso, emotivamente ingaggiato — chi ha vinto festeggia, chi ha perso si consola — e disposto a consumare. Il campo di grano, per quanto vasto, non ha domanda.
L'errore tipico è ragionare al contrario: partire da ciò che "secondo noi" potrebbe funzionare, dall'idea di prodotto che ci sembra vincente. Al contrario, ogni ragionamento deve partire dal mercato: si studia cosa il pubblico vuole e da lì si costruiscono prodotti e servizi che soddisfano quei bisogni. La stessa BioHacker University è nata così. Massimo aveva già biohacker che lavoravano con lui e si trovava a fronteggiare una domanda eccessiva di servizi; le ricerche mostravano un mercato del biohacking in crescita drastica e in ulteriore espansione nei trend futuri. Partendo da questa necessità di mercato è nata l'idea di creare un percorso dedicato a chi vuole sfruttare professionalmente quel mercato.
Il cuore dell'intervento è l'analogia tra biohacking del corpo e biohacking dell'azienda. Il biohacking, ricorda Resta riprendendo la definizione fornita da un partecipante, è la scienza che — attraverso pratiche anche millenarie, abitudini e comportamenti sostenuti dalla ricerca — migliora il benessere psicofisico ottimizzando ambiente interno ed esterno, e permette di massimizzare le prestazioni proprie e altrui (energia, performance, rallentamento dell'invecchiamento).
Il biohacking aziendale è l'applicazione di questi stessi principi al contesto d'impresa. Troppo spesso le operazioni aziendali vengono decise "sul sentito dire" o sulle sensazioni; in realtà devono nascere da analisi e consapevolezze precise, basate su qualcosa di pratico e concreto come un sistema di gestione. Come per il corpo esistono dispositivi (Oura Ring, Ultrahuman, Whoop) che tengono monitorati i dati, per l'azienda esistono sistemi che ne monitorano avanzamento e crescita. Il principale di questi strumenti è il CRM.
CRM è l'acronimo di Customer Relationship Management: un software che centralizza tutti i dati in una o più piattaforme e dashboard, rendendo possibile l'analisi dell'azienda. È il CRM che permette di sapere quanti contatti l'azienda possiede, quanti ne ha raccolti in un dato periodo, quanti si sono trasformati in clienti e con quale stagionalità, frequenza e importo di spesa. Resta lo paragona a un veicolo: come esistono auto di ogni tipo, esistono CRM di ogni fascia — da quelli praticamente gratuiti a quelli molto costosi.
Un punto importante emerso nel dibattito: il vero costo di un CRM non è il software in sé, ma la presenza di qualcuno capace di impostarlo e di prendere decisioni sulla base dei suoi dati. Esattamente come acquistare un Oura Ring o un Ultrahuman ha senso solo se c'è chi sa leggerne i dati, un CRM vale per come viene configurato e per la qualità dell'analisi, non per il marchio. Alla domanda sui software di riferimento, Resta cita ActiveCampaign (usato dal loro team) e Salesforce, precisando che la scelta dipende dal settore e dai volumi: Salesforce è potente ma può essere un investimento eccessivo per un piccolo professionista sanitario — "come comprare una Ferrari per andare a lavoro a trenta minuti da casa" — mentre risulta prezioso per realtà strutturate come poliambulatori con più professionisti e molti pazienti da tracciare. Su volumi tipici del biohacker (indicativamente da 100 a 400 pazienti) esistono soluzioni semplici, utilizzabili senza competenze ingegneristiche.
Il primo pilastro del biohacking aziendale è il monitoraggio continuo. Come per il corpo umano serve un sistema che sorvegli senza sosta, il CRM tiene d'occhio l'azienda come un orologio che controlla i battiti del cuore. Consente di monitorare le percentuali di chi compie una determinata azione e di interpretarne le variazioni: un calo può dipendere dalla stagionalità, un picco da un lancio. L'esempio numerico è chiaro: se nel 2021 a fronte di 1000 contatti si sono convertiti in 200 clienti (20%) e nel 2022, a parità di contatti, solo 100 (10%), il dato impone di indagare le cause — un boom passato, scelte strategiche errate — e di correggere la rotta.
Aggregati, questi dati diventano innumerevoli. Come il biohacker monitorerà per ciascun paziente la situazione cardiovascolare, l'efficienza del sonno, il rapporto peso-altezza e molti altri parametri, così l'azienda deve monitorare lo stato di avanzamento di ogni cliente per poterlo consigliare e aiutare al meglio. Quando un indice risulta più basso del dovuto, il professionista interviene attivamente per riportarlo a una condizione preferibile. Il monitoraggio continuo, sia personale sia aziendale, è ciò che consente di "ascoltare" davvero i clienti, cogliendone emozioni e percezioni.
Una volta analizzati i dati entra in gioco la figura del consulente. Il suo valore non sta nell'informazione in sé — che si troverebbe anche su Google — ma nell'aver affrontato più volte la stessa problematica: sa che va trattata in un certo modo e sa distinguere le cause reali dagli allarmismi (come quando si cerca "mal di testa cause" e Google fa temere il peggio, mentre il medico o il biohacker che ti segue conosce le motivazioni effettive). Da qui la centralità di monitorare di continuo e prendere decisioni data-driven, basate sui dati ma anche sulla consapevolezza e sull'esperienza.
Il secondo pilastro è l'automazione dei processi ripetitivi per risparmiare tempo. Come i dispositivi di biohacking oggi restituiscono in pochi istanti analisi che un tempo richiedevano giorni o mesi, il CRM consente di accedere ai dati e, su quella base, automatizzare le operazioni. Il meccanismo è la costruzione di pattern: quando si sa che una certa problematica, in un cluster di clienti simili, si risolve sempre nello stesso modo, l'esperienza permette quasi di automatizzare il consiglio.
Sul piano commerciale l'automazione sfrutta la prevedibilità dei consumi. Se un nucleo familiare di tre persone consuma circa un litro d'olio a testa al mese e acquista 30 litri, quella scorta durerà dieci mesi: il CRM può automatizzare la riproposta d'acquisto alla scadenza. L'esempio più efficace è l'integratore, prodotto facilissimo da automatizzare: una confezione da 30 compresse, con posologia di una al giorno, si esaurisce in un mese. Il CRM può inviare una notifica al 27° giorno che avvisa di contattare il paziente — "so che stai per terminare l'integratore acquistato un mese fa, se vuoi ti propongo questo prodotto" — o addirittura recapitare un messaggio automatico. Sono operazioni che sollevano il professionista dal lavoro ripetitivo e, al tempo stesso, alimentano la relazione.
Tutte queste operazioni convergono su un elemento fondamentale: la fidelizzazione, che è poi la sintesi operativa di ritenzione e frequenza d'acquisto. Per l'azienda è centrale, ma lo è ancora di più per il libero professionista, perché con il cliente si crea una relazione diretta. Come tra fisioterapista e paziente, o tra medico e paziente, dopo una serie di sedute si instaura un rapporto quasi di amicizia che aumenta la fidelizzazione.
Lavorare sulla fidelizzazione impatta direttamente sulle due variabili del valore del cliente. La ritenzione è la durata del rapporto d'acquisto; la frequenza è il numero di volte in cui l'acquisto si ripete. Nell'esempio del rullino fotografico comprato ogni due mesi per un anno, la frequenza è "ogni due mesi" e la ritenzione è "un anno". L'effetto economico è moltiplicativo: un cliente che spende 100 € in un anno, se raddoppia la ritenzione vale 200 €; se raddoppia anche la frequenza — passando da una a due consulenze l'anno — vale 400 €. Il CRM serve proprio a prendere consapevolezza di questi dati e a costruire, con consulenti competenti, strategie per sfruttare queste opportunità. La fidelizzazione, inoltre, fa guadagnare tempo nel lungo periodo: più il rapporto matura, più il cliente si fida, fa meno domande e si affida completamente al consulente.
L'ultimo pilastro è l'adattabilità all'innovazione. Come nel biohacking escono di continuo nuovi prodotti — e Massimo si tiene sempre aggiornato su tutti gli strumenti utili al monitoraggio del corpo — anche nel business restare aperti all'innovazione permette di stare dietro ai trend e cavalcare occasioni imprenditoriali. L'esempio concreto è il lancio dell'area dedicata al sonno: da una serie di analisi è emerso che il tema è sempre più sentito, ed è nato così un workshop gratuito dedicato (dal 13 al 27 novembre, condotto da Massimo insieme a Toni). Anche i questionari post-acquisto rientrano in questa logica: raccolgono dati che, confluiti nel CRM, permettono di leggere nuovi trend e nuove opportunità, e persino di far esprimere ai partecipanti le preferenze sulle tematiche future, capendo meglio i bisogni reali delle persone.
Un tema trasversale, sollevato di riflesso parlando dell'abbonamento senza pubblicità introdotto da Facebook per venire incontro al Garante della privacy, è la tutela dei dati. Il biohacker raccoglie e utilizza dati particolarmente sensibili dei propri pazienti: diventa quasi un detentore di informazioni delicate e deve tutelarsi anche sul piano legale. Resta anticipa che il percorso prevederà una sezione dedicata a come trattare e conservare correttamente questi dati — un aspetto che, per il professionista che gestisce un CRM pieno di informazioni sanitarie, è tanto strategico quanto la misurazione stessa.
Impostare il proprio sistema di misura (biohacking aziendale):
Partire dal mercato (folla affamata):
Monitoraggio e decisioni data-driven:
Automazione dei processi ripetitivi:
Aumentare il valore del cliente (ritenzione e frequenza):
Adattabilità e conformità:
Nota di qualità: alcuni termini tecnici e nomi di software erano resi in forma storpiata dalla trascrizione automatica (STT) e sono stati ricostruiti dal contesto — in particolare "folla affamata", "lead", "CRM", "ActiveCampaign", "Salesforce", "Oura Ring", "Ultrahuman". Dove la ricostruzione non era certa il termine è stato mantenuto in forma descrittiva senza forzature.