In sintesi

Sessione fittissima, quasi interamente costruita sulle domande arrivate dal gruppo e dalla chat. I temi coprono l'arco che va dalla fisiologia dell'allenamento all'alimentazione, fino alla gestione del cliente esaurito.

I fili principali: l'EPOC e il suo effetto sulla fame post-allenamento (con la regola generale per cui il corpo compensa sempre il macronutriente che gli hai tolto); la misurazione della VO₂max e i margini d'errore reali degli strumenti — inclusa la stroncatura della bioimpedenziometria; la demolizione di due credenze diffuse: che senza DOMS non ci sia risultato e che i carboidrati serali migliorino il sonno via triptofano; il perimetro del bio hacker davanti a chi assume farmaci per dormire; i funghi come alimenti e non integratori; il calcolo dell'intake proteico; le fonti di carboidrati migliori; e infine il passaggio più importante sul piano operativo — cosa non fare con un cliente in burnout, e perché doccia fredda e crioterapia lì sono controindicate.

Chiude con un blocco su circadianità pratica: quanti minuti di luce servono davvero, perché a Sharm ne bastano tre e a Padova in inverno ne servono quindici, e l'osservazione finale su dove dirigiamo lo sguardo — non ci siamo evoluti guardando in basso.

Contesto

Sessione da 60 minuti esatti, con una ventina di partecipanti. Tony parte dalle domande rimaste in sospeso sul gruppo Facebook — alcune volutamente non risposte lì, perché "è un peccato limitarsi a tre righe quando l'argomento può essere esploso".

Premessa di metodo sul ruolo del bio hacker rispetto alle competenze specialistiche: non nasce come personal trainer o preparatore atletico e non ambisce a diventarlo, ma deve sapere abbastanza da riconoscere quando qualcosa non torna. Il caso portato: una cliente quasi cinquantenne, avvocato, che si preparava per i 3000 indoor master e riportava disturbi intestinali; lavorando sul percorso è emerso che il suo preparatore non le faceva mai fare scarico — e alternare periodi ad alto volume con periodi a volume ridotto è essenziale, perché "più dell'intensità è il volume che crea logorio".

Concetti chiave

Domande affrontate

1. Esiste uno strumento per misurare l'EPOC?

Sì, ma non a casa: si misura in un centro di preparazione atletica, con la maschera, insieme alla VO₂max.

Cos'è: dopo l'attività il corpo continua a consumare ossigeno. È anche il meccanismo con cui si "richiama" il reintegro attraverso la fame. Dopo una corsa il consumo cala quasi subito; dopo pesi, CrossFit o lavoro anaerobico il consumo durante l'attività è più basso ma prosegue più a lungo.

Applicazione clinica: il cliente che dice "dopo l'attività fisica non riesco più a controllare la fame". Probabilmente è in deficit calorico e, con l'EPOC elevato, il corpo manda segnali ormonali per compensare. La soluzione non è "mangiare di più" genericamente, ma collocare meglio i macronutrienti: se sta facendo una low carb con 50 g di carboidrati al giorno, metterli nel pre workout (per ridurre il desiderio successivo) o nel post workout.

E la regola generale: il corpo compensa sempre ciò che gli hai tolto. Con l'osservazione autobiografica: Tony ha fatto quasi due anni consecutivi di chetogenica, di cui almeno sei mesi in OMAD (un pasto al giorno) — perché gli adattamenti esistono, ma solo se una strada viene adottata come stile di vita, non provata per qualche settimana e poi cambiata.

2. Quali sono gli strumenti più affidabili per misurare la VO₂max?

Massima precisione: test in centro di preparazione atletica, con maschera e tapis roulant. Costo indicativo intorno ai 500 euro — che Tony non spenderebbe, se non per chi lo fa di mestiere e deve verificare l'esito di un mesociclo.

In pratica: Garmin o Apple Watch bastano. Calcolano la VO₂max anche solo camminando, con un margine d'errore del 10-15% — "se ti dice 47, sarà 44": indicativamente è quello. La cosa che conta è l'improvement, non il valore assoluto.

Test da campo: 10 minuti di riscaldamento con FC a 140, poi 6 minuti alla massima velocità sostenibile. Sembra semplice, non lo è: se parti troppo forte crolli al terzo minuto, se parti piano arrivi in fondo sapendo che potevi dare di più.

Sui margini d'errore in generale: la bioimpedenziometria — anche una da 3000 euro — ha un margine del 30-35%. La DEXA, che valuta anche la densitometria ossea, scende intorno al 5%. "La precisione non esiste mai."

3. I dispositivi per il recupero post-workout e i DOMS funzionano?

Risposta secca: secondo Tony no, questa categoria di dispositivi non è utile. E l'avvertenza commerciale: quasi tutti offrono 30 giorni di reso, "apposta per fartelo provare, perché loro stessi non riescono a dimostrare il beneficio". Il consiglio pragmatico: compralo, leggiti gli studi, e in caso restituiscilo.

Sui DOMS, la parte più importante. Sono i dolori che compaiono 24-48 ore dopo un allenamento sufficientemente duro. Non sono acido lattico (smaltito in un paio d'ore o meno): derivano dalle microlesioni della fibra muscolare e dai processi di riparazione.

La credenza da sfatare: che senza DOMS non ci sia beneficio. Non è così. Se un cliente vuole mettere massa e non ha dolori, non significa che non stia ottenendo risultati — il problema sarà probabilmente altrove (non sta mangiando abbastanza, o l'intake proteico è inadeguato). Certo, chi non si è mai allenato in vita sua, in fase iniziale, un minimo di dolori li avrà.

Nota critica sul mondo del bodybuilding: si continua a rincorrere il dolore per ritrovare le sensazioni endorfiniche dei primi mesi di allenamento, che per forza di cose non possono più tornare una volta costruita la struttura.

4. Chi assume farmaci per dormire ha un sonno completamente diverso: come si gestisce?

Premessa: non è esatto che chi prende farmaci non abbia più sonno profondo o REM — dipende dal farmaco, dalla patologia, dal contesto. Le variabili sono troppe.

Ma il punto è un altro: quando c'è un farmaco, il bio hacker alza le mani. Il farmaco agisce chimicamente e non ha senso pretendere le stesse fasi di una persona sana. Se c'è una prescrizione, c'è un motivo, ed è normale che ci siano side effects — anche sulla circadianità e sulla ciclicità del sonno.

Cosa si può fare: lavorare sui fondamentali — esposizione allo spettro luminoso dell'alba e del tramonto (che ha effetto lenitivo), grounding (ripristinare lo scambio con il campo elettromagnetico terrestre, favorendo l'apporto di ioni negativi), protezione dalle luci blu serali. E la nota incoraggiante: molti studi mostrano che lavorando su circadianità e stile di vita i farmaci possono poi essere ridotti o sospesi.

A supporto, uno studio citato: un ufficio di architetti che lavorava in un ambiente poco luminoso risultava, ai questionari, complessivamente insoddisfatto e depresso. Trasferito lo stesso gruppo in un ufficio con più vetrate e più luce naturale — stesso lavoro, nient'altro cambiato — dopo due-tre mesi l'indice di soddisfazione era molto più alto. "Era cambiata la visione della vita."

5. Cordyceps o Chaga per sistema immunitario e infezioni?

Premessa fondamentale: i funghi non sono integratori, sono alimenti. Sono fibre. La capsula è semplicemente polvere di fungo triturata, essiccata e concentrata. E, essendo fibre, molti hanno effetti in buona parte sovrapponibili.

Indicazioni prevalenti:

Conclusione: non fossilizzarsi sul "quale è più questo, quale più quello" — lavorano tutti su uno spettro ampio, con effetto potenziante su sistema immunitario, antifungino e anti-infezioni.

6. Risulto sempre disidratato alla BIA nonostante integri elettroliti: perché?

Tony smonta la domanda pezzo per pezzo.

Primo: la BIA la fai sempre nelle stesse condizioni? Con un margine d'errore del 30-35%, l'unico modo per avere un dato utile è ridurre le variabili: stesso giorno della settimana, stessa ora, a digiuno, dopo aver urinato e defecato, con la stessa (minima) quantità d'acqua. Una volta scelto il protocollo, si tiene quello — e lo si ripete per mesi.

Secondo: "mi alimento con molta frutta e verdura" viene presentato come un pro, ma non è detto che lo sia: troppa frutta e verdura aumenta la diuresi e con essa l'espulsione di minerali.

Terzo: quanti caffè bevi? Il caffè è considerato un ottimo pre-workout per la vasodilatazione, ma è disidratante e fa perdere magnesio e minerali. Tre caffè al giorno, presi prima di allenarsi, seguiti da sudorazione, spiegano molto.

Quarto: che qualità hanno gli elettroliti? Alcuni prodotti da grande distribuzione contengono zuccheri e magnesio ossido, che non viene nemmeno assimilato e può stimolare la motilità intestinale — peggiorando ulteriormente la disidratazione. (Tony indica come riferimento gli elettroliti di LMNT.)

Quinto: sull'ipotesi di "tamponare l'acidosi causata dalle proteine" la risposta è netta — l'acidosi la tampona il corpo, che deve rispettare il proprio pH. Non è quello il meccanismo.

Sull'intake proteico, i numeri di riferimento dati:

Situazione g proteine / kg peso
Sedentario, per non catabolizzare 0,8-1
Atleta o costruzione di massa 1,4-1,6
Massimo utile 2-2,2
Fase di cut estremo fino a 2,5-3

Nel cut la quota si alza perché lo spettro amminoacidico tampona la fame — ma solo fino a un certo punto: se il deficit calorico si protrae, "gli ormoni prendono il sopravvento e vai a sbancare il frigo. Non è una questione di forza di volontà".

7. I cereali la sera peggiorano il sonno? Alcune diete li vietano dopo le 17

Premessa ironica: "le diete ormai sono delle religioni, ci si schiera a spada tratta".

La catena chimica è reale: cereali, patate e riso contengono triptofano, precursore della serotonina, a sua volta precursore della melatonina. Da qui la moda opposta a quella di un tempo: non più togliere i carboidrati la sera, ma concentrarli lì.

Ma non funziona così: il ciclo è troppo lungo per completarsi in due ore. Se mangi alle 20-21, non è quello a produrre la melatonina che ti fa dormire.

Cosa conta davvero: l'intake glucidico cronico. In una dieta in cui il 40% delle calorie viene dai carboidrati, non è decisivo se stiano a colazione, pranzo o cena: conta che la quota complessiva sia sufficiente.

Perché allora molti stanno meglio: perché i carboidrati serali danno appagamento, e l'appagamento concilia il sonno. Se funziona, si fa — ma sapendo perché funziona.

Il vero timer: la melatonina serale viene programmata al risveglio. Esponendosi alla luce, la melanopsina degli occhi attiva il conto alla rovescia; 12-14 ore dopo la pineale inizia il rilascio. Sveglia alle 7 → melatonina in circolo verso le 20-21 → sonno verso le 22:30-23. (Una cena pesante e la digestione rallentano il processo.)

8. Quali sono le migliori fonti di carboidrati?

Prima correzione: non è una questione di preferenze personali, è oggettivo.

Le fonti indicate: patate dolci (batate), patate tradizionali, riso — in particolare riso rosso e nero, più fibrosi, con amido più resistente e profilo vitaminico migliore — avena biologica, farro, amaranto, grano saraceno (che non è un grano).

La regola generale, applicabile da soli: il cereale migliore è quello più simile a come lo troveresti in natura. Più un alimento viene lavorato e raffinato, più viene depauperato dei suoi nutrienti: la farina bianca è "il demonio" perché ha calorie e nessun nutriente, essendo stata privata della cuticola — dove stanno vitamine e minerali. Lo stesso vale per la preparazione: più bolli, cuoci, frulli, triti, macini e filtri, più si perde.

9. Esperienza di un partecipante: CrossFit per quattro anni, poi troppo stress e aumento di peso

Non è una domanda ma una testimonianza, e Tony la conferma — con una precisazione: non è colpa del CrossFit, è colpa di chi lo insegna.

Il principio generale, valido oltre lo specifico: per dimagrire il corpo deve essere in una fase di tranquillità. Un organismo già in allarme non può dedicarsi a smantellare i trigliceridi negli adipociti. Da qui l'indicazione clinica: se un cliente dice di mangiare 1200 kcal e non dimagrire, non si guarda la dieta: si indagano stress, frustrazione, stanchezza e qualità del sonno. "Bisogna guardare dove gli altri non guardano."

10. Persona in burnout da lavoro al computer: si può iniziare da crioterapia e tecniche di respirazione?

Risposta: no alla crioterapia. Ed è il passaggio più importante della sessione.

Prima, una precisazione sul termine: "burnout" è la nuova "resilienza" — una parola diventata di moda. Il burnout vero è grave e vicino a uno stato depressivo: "ce l'hai quando ti viene da vomitare all'idea di lavorare, di uscire di casa, quando tremi all'idea di rispondere all'ennesimo messaggio". Quindi: fare domande e collocare davvero la persona, perché tende ad aggravare o a minimizzare la propria situazione — e può esserci chi è in burnout senza esserne consapevole.

Il principio. Il corpo ha bisogno di due cose opposte: da un lato routine, orari fissi, standardizzazione (per sonno, pasti, dimagrimento); dall'altro stressor che lo colgano di sorpresa (crioterapia, freddo) per fortificarsi e potenziare l'immunità.

Il punto: se la persona è già stanca e già stressata, aggiungere stressor peggiora — l'immunità ne risente e la si indebolisce ulteriormente. È il caso, prevedibile, del cliente che introduce la doccia fredda e si ammala di continuo: il suo sistema immunitario sta già facendo gli straordinari.

Il parallelo: come un preparatore atletico non chiede di più a un atleta che sta già dando tutto, "altrimenti si spacca".

Da cosa partire invece:

Sul journaling, la spiegazione del meccanismo: "quando prendi quello che hai dentro la testa, lo scrivi con l'inchiostro su un pezzo di carta, poi posi il foglio, spegni la luce e vai a dormire — quei pensieri non sono più tuoi: li hai tirati fuori, li hai espulsi".

11. Altre domande brevi

12. Circadianità pratica: quanta luce serve davvero

Con cielo nebbioso o nuvoloso l'esposizione vale comunque, ma si dilatano i tempi.

I numeri: a Sharm el-Sheikh, dove sabbia e acqua riflettono la luce, si superano i 100.000 lux e bastano due-tre minuti. In una giornata grigia si arriva magari a 10.000 lux, e servono 10-15 minuti.

Con l'avvertenza di sempre: senza diventare maniaci — "da fuori ci vedono già come una setta di invasati".

Per chi lavora in ufficio: aprire la finestra appena si smette di guardare lo schermo, guardare lontano (allena i muscoli del bulbo oculare dopo un'ora a 50 cm) e lasciar penetrare quanta più luce possibile. Il senso: l'occhio deve percepire a che punto è il sole, per restare coerente con la circadianità.

E la chiusura, un'osservazione che vale da sola: con telefono e computer stiamo permanentemente inclinati verso il basso, mentre ci siamo evoluti guardando verso l'alto, verso il sole. Nelle micropause di uno-due minuti, guardare in alto attiva l'orologio biologico in modo molto più incisivo. Anche camminare all'aperto un'ora con la testa china sul telefono non è l'ideale: meglio tenere lo sguardo almeno verso l'orizzonte.

Applicazioni pratiche

Fame incontrollabile dopo l'allenamento

  1. Indagare tipo di attività (EPOC alto = anaerobico, ripetute, scatti) e stato calorico.
  2. Verificare quale macronutriente è stato tagliato: il corpo chiederà quello.
  3. Ricollocare la quota glucidica nel pre o nel post workout invece di aumentarla.

Misurare bene

Proteine — riferimenti rapidi

Carboidrati

Cliente in burnout — cosa fare e cosa no

Non fare Fare
crioterapia, doccia fredda, nuovi stressor respirazione (quadrata, rettangolare, di coerenza)
protocolli aggiuntivi da eseguire da solo meditazione guidata insieme, personalizzata
dare per buona l'autodiagnosi journaling a mano, non digitale
fare domande per collocare la gravità reale

Luce, in pratica

Routine orale del risveglio

  1. Nettalingua (acciaio o rame) — prima ancora di bere.
  2. Oil pulling con olio di cocco.
  3. Dentifricio rimineralizzante se lo smalto è debole.

Glossario

Domande di autoverifica

  1. Che cos'è l'EPOC e in cosa differisce fra lavoro aerobico e anaerobico?
  2. Perché un cliente in deficit calorico ha fame incontrollabile dopo l'allenamento, e come si interviene?
  3. Cosa succede se tagli molto i carboidrati o molto i grassi? Come si manifesta la compensazione?
  4. Quali margini d'errore hanno VO₂max da smartwatch, BIA e DEXA?
  5. Come si struttura il test da campo per la VO₂max?
  6. Cosa sono i DOMS e perché la loro assenza non indica assenza di risultati?
  7. Come si comporta il bio hacker con un cliente che assume farmaci per dormire?
  8. Cosa dimostra lo studio sugli architetti trasferiti in un ufficio più luminoso?
  9. Perché i funghi non sono integratori? Quali indicazioni prevalenti hanno Cordyceps, Chaga e Hericium?
  10. Quali variabili vanno standardizzate per rendere confrontabile una BIA?
  11. Perché il caffè può contribuire alla disidratazione, e cosa guardare negli elettroliti?
  12. Quali sono le soglie di intake proteico per sedentario, atleta e fase di cut?
  13. Perché i carboidrati serali non migliorano il sonno via triptofano? Cosa conta davvero?
  14. Quando e come viene impostato il timer della melatonina?
  15. Qual è il criterio generale per scegliere una fonte di carboidrati?
  16. Perché una persona può non dimagrire pur mangiando 1200 kcal?
  17. Perché non si propone la crioterapia a chi è in burnout? Da cosa si parte invece?
  18. Perché il journaling va fatto a mano, e qual è il meccanismo che lo rende efficace?
  19. Quanti minuti di luce servono al mare e quanti in giornata grigia? Perché la differenza?
  20. Perché conta la direzione dello sguardo durante il giorno?

Spunti di approfondimento