In sintesi

Sessione inaugurale del ciclo di Q&A con Tony Manfron: metà spiegazione di come funzioneranno gli incontri per tutto l'anno, metà risposte già operative sulle prime domande degli studenti.

Il cuore della sessione è un tema di mindset, non di tecnica: il bio hacker non cura la malattia, si prende cura della salute; e soprattutto non risponde alla domanda che gli viene fatta, ma la decontestualizza per capire cosa serva davvero alla persona. Chi chiede "quale fungo prendo per dimagrire" non ha bisogno di un fungo, e chi chiede "come aumento la fase REM" quasi sempre non ha ancora sistemato i fondamentali.

Le domande affrontate riguardano: una cliente sovrappeso in chetogenica che lavora di notte e dorme tre ore; come aumentare sonno profondo e REM; l'esposizione alla luce del mattino nelle giornate grigie e il cambio dell'ora; e le discrepanze fra dispositivi di monitoraggio (Whoop, Oura, Apple Watch, Garmin) con la lettura corretta dei dati HRV.

Contesto

Le Q&A sono l'appuntamento settimanale — una o due volte al mese tenute da Tony, alternate a lezioni tecnico-scientifiche e a interventi di docenti esterni. Si svolgono al mattino (10:30-11:30) e talvolta al pomeriggio, per dare accesso anche a chi lavora; sono sempre registrate e caricate in piattaforma.

Il formato dichiarato è triplice:

  1. domande sugli argomenti della Biohacker University, portate dagli studenti (dal gruppo Facebook o direttamente in sessione);
  2. casi studio interni: dall'altra parte dello schermo ci sono i bio hacker che lavorano con Tony, che portano i casi dei propri clienti;
  3. casi personali degli studenti, che essendo anche "clienti di sé stessi" possono diventare a loro volta casi studio.

L'invito è ad arrivare con le domande già pronte, coerenti con la lezione appena sbloccata, con l'avvertenza che le domande ripetute per più sessioni verranno rimandate alle registrazioni: la tabella di marcia va rispettata.

Il principio metodologico: le risposte si costruiscono in gruppo. Il biohacking è una pratica olistica e non esiste quasi mai una risposta univoca — su un problema di postura, per esempio, Tony rimanda a chi in aula è osteopata e fisioterapista.

Concetti chiave

Sviluppo della sessione

1. Che cosa fa (e non fa) un bio hacker

Tony imposta il tema con l'immagine del termometro. Zero è il punto neutro: né malattia né salute costruita. Sotto zero c'è la persona cagionevole che si ammala spesso e che ha bisogno di essere curata — territorio del medico. Sopra zero c'è chi si ammala sempre meno.

Il punto controintuitivo: una persona "mediamente sana" non è una persona in salute, perché è prossima allo zero e quindi vicina al rischio di malattia. Il lavoro del bio hacker è portarla a +3, +5, +10. "Conoscerete delle persone che non si ammalano mai — io sono uno di quelli, perché ho costruito la mia salute negli anni."

Ne discende il confine deontologico: se arriva una persona con una patologia, deve andare dal medico. Se il professionista è anche un sanitario è un altro discorso, ma la figura del bio hacker si occupa di prevenzione e di ottimizzazione. Con un corollario importante: nulla vieta di lavorare accanto al medico — anzi, è spesso lì che si crea valore, perché al paziente diabetico il medico dà il farmaco e due indicazioni generiche, e tutto il resto (attività, alimentazione, protocolli) resta scoperto.

Sul mercato: in Italia ci sono centinaia di migliaia di operatori olistici, massaggiatori, naturopati — e pochissimi bio hacker. "Non siamo neanche pionieri: siamo prima dei pionieri." Il vantaggio è un potenziale enorme; lo svantaggio è dover spiegare ogni volta cosa si fa, perché manca non solo la figura, ma la mentalità.

2. Decontestualizzare la domanda

Il passaggio metodologico più importante della sessione: quando una persona ti porta una domanda, la risposta di cui ha bisogno non è quasi mai la risposta a quella domanda.

Esempi portati:

In tutti i casi la risposta corretta non è tecnica: è far capire che per dimagrire non è di quello che ha bisogno. Il fungo darà il 2-3% quando dieta, sonno, movimento e passi quotidiani saranno già a posto.

Stesso schema con la chetogenica: chi va dal medico dicendo "vorrei dimagrire facendo la chetogenica" sta confondendo l'obiettivo con lo strumento — "vuoi dimagrire, non vuoi fare la chetogenica: sono due cose diverse". Si possono anche fare entrambe, ma vanno distinte. (Nota a margine: la chetogenica è una dieta nata nel 1910 a scopo terapeutico; Tony la sperimenta dal 2014-2015, ben prima che diventasse popolare negli USA verso il 2017 e in Italia nel 2020-21.)

Perché è decisivo: se non si decontestualizza, si producono clienti scontenti e senza risultati — e la colpa è del professionista, non del cliente. "Le persone, se gliela contestualizzi e gliela spieghi, capiscono."

3. Domanda — la cliente sovrappeso in chetogenica che lavora di notte

La domanda: una cliente sovrappeso che sta risolvendo con una chetogenica seguita dal medico, con ulcera, che fa un lavoro notturno e riferisce di dormire tre ore a notte.

La risposta, per gradi:

E qui la risposta è netta: "Non c'è e non ci può essere nessuna tecnica, strategia di biohacking, di integrazione, di farmacologia o di medicina che ti possa salvaguardare da un lavoro notturno. Andare contro madre natura è la cosa peggiore che puoi fare."

La risposta onesta è cambiare lavoro — e Tony la dà, pur sapendo che è antipatica, per onestà intellettuale ed etica. La motivazione è coerente con la definizione stessa del mestiere: il bio hacker modifica l'ambiente per ottenere un miglioramento biologico; se l'ambiente lesivo è il turno notturno, l'intervento ambientale più potente è rimuoverlo. Qualunque altra cosa lascia intatta l'infiammazione sistemica e silente, che non può che peggiorare. E c'è un effetto pratico prevedibile: andando contro l'asse endocrino, a un certo punto la perdita di peso stallerà.

Se il lavoro non si può cambiare, allora si lavora sull'adattamento:

Sul tema, una notazione: la circadianità interna all'organismo — distinta dai ritmi solari, noti da sempre — è una scoperta relativamente recente e ancora in corso. Quel che è certo è che più si vive in coerenza con essa, più si abbassa l'infiammazione e migliora il riposo.

4. Domanda — come aumentare sonno profondo e REM

La domanda: quali azioni fra quelle spiegate a lezione aiutano in particolare ad aumentare il sonno profondo e quali la fase REM.

La risposta: anche qui va decontestualizzata. La domanda ha senso solo per chi ha già una buona base — buon sonno, buona dieta, buona quota di attività fisica — e nonostante ciò ha la REM bassa. È il caso di uno studente presente in aula, nato come cliente: aveva già tutti i fondamentali a posto, e l'aggiunta mirata di un fungo e un tipo specifico di magnesio ha prodotto il salto di qualità.

Ma per chi ha "il sonno a cartoni animati" il ragionamento non regge. La scaletta corretta è:

  1. standardizzazione degli orari;
  2. esposizione alla luce solare dell'alba;
  3. abolizione delle luci blu dalla cena in poi;
  4. movimento e passi quotidiani;
  5. poi — e solo poi — alimentazione di dettaglio, funghi, precursori della serotonina, molecole specifiche.

Il motivo per cui la domanda arriva comunque: il cliente non vede tutto quello che dovrebbe fare prima. Ed è per questo che Tony dichiara che passerà l'anno a "triturare sui fondamentali": valgono circa l'80% dei risultati e sono la parte che le persone saltano, perché cercano il segreto.

Nota personale sul metodo: Tony prova molecole nuove ogni mese e riesce a valutarne l'effetto proprio perché ha una baseline molto elevata di qualità del sonno. Senza baseline alta, non si distingue cosa funziona da cosa no.

Corollario operativo: a un cliente che ha appena iniziato e vuole comprare l'Oura Ring, la risposta è no — "ti farà solo confusione, ti sputa fuori numeri che non saprai interpretare". Prima si sistema, poi si monitora.

5. Domanda — luce del mattino nelle giornate grigie e cambio dell'ora

La domanda: va bene l'esposizione al sole anche alle 7 del mattino, quando sembra che il sole non ci sia?

La risposta: sì. Se il sole non ci fosse non ci sarebbe luce. Cambia però il tempo di efficacia: in condizioni ideali (cielo sgombro, alba) bastano 5-10 minuti; in giornata grigia serve circa il doppio, quindi una ventina di minuti.

Con due precisazioni oneste: non sempre è possibile (lavoro, figli, orari), e non bisogna diventarne maniaci — saltare uno, due o tre giorni non "assassina la circadianità", perché il corpo tampona. Conta il cronico, non l'episodio. Resta il punto tecnico: lo spettro luminoso del sole all'alba è l'unico che attiva determinati processi.

Cambio dell'ora: il passaggio a fine ottobre equivale a un'ora di jet lag, e può compromettere fino a due settimane di qualità del sonno, performance cognitiva e capacità decisionale. Strategia da dare ai clienti: nella settimana precedente, spostare progressivamente orario di sveglia e di coricamento di 10-15 minuti al giorno, così in quattro-cinque giorni ci si allinea.

6. Domanda — Whoop, Oura, Apple Watch, Garmin: chi ha ragione?

La domanda: molte differenze fra Whoop e Oura sulla fase REM e sui punteggi del sonno; e da un paio di settimane l'HRV è calato pur senza cambiamenti apparenti. Chi ha ragione, e come si riporta su l'HRV?

Prima risposta — il presupposto è sbagliato. Non è che uno abbia ragione e l'altro torto: funzionano in modo diverso, considerano parametri diversi, usano algoritmi diversi e apprendono da database di utenti diversi. Esempio concreto: Oura misura l'HRV con l'SDNN, Apple Watch con l'RMSSD — è ovvio che i numeri differiscano. Entrambi i dati sono corretti.

Con un'avvertenza sul mercato: i dispositivi che hanno venduto centinaia di milioni di esemplari, nel 2023, non sbagliano più; il rischio è nei dispositivi nuovi di startup, con algoritmi ancora acerbi (fra i concorrenti citati: Circular, Ultrahuman — quest'ultimo ormai con database più maturo).

Seconda risposta — serve una baseline. Si possono usare più dispositivi (Tony ne usa tre, più app che leggono l'HRV dalla fotocamera), ma bisogna eleggerne uno come riferimento e leggere gli altri come spunti di riflessione. Esempio: il Garmin, usato in chiave sportiva, coglie caleghi dell'HRV legati al carico di allenamento che l'Oura — pessimo come fitness tracker — non intercetta; da lì la decisione di inserire una settimana di scarico. E ancora: nell'Oura la configurazione iniziale chiede qual è il tuo obiettivo (salute, performance sportiva…), e in base a quello i punteggi cambiano.

Nota tecnica: molti dispositivi si appoggiano allo stesso algoritmo di base — Firstbeat — declinato poi diversamente a seconda del target.

Terza risposta — perché l'HRV è calato. Le variabili sono troppe per rispondere a distanza, ma le più probabili: il cambio di stagione (che incide a livello ormonale, e nelle donne ancora di più per i ritmi infradiani del ciclo), un piccolo aumento del carico lavorativo, un allenamento in più, un deficit calorico anche involontario di 200-300 kcal al giorno, uno spuntino saltato a giorni alterni, meno sale. "A volte sono cose invisibili."

Ed è qui che arriva il metodo generale: quando un cliente chiede "come riporto su l'HRV", la risposta non è "fai così": la risposta è fargli altre dieci domande. Cosa stai facendo col mangiare, col dormire, alla sera, al mattino; come va sul lavoro; come va con tua moglie; in che periodo dell'anno siamo; quando hai iniziato a monitorare. "Quando hai sufficienti informazioni, vai a unire i puntini — questo è il bio hacker."

Esempio di variabile invisibile: clienti che dormivano male "senza aver cambiato nulla" — e dormivano con la finestra aperta a inizio ottobre con 34 gradi, come ad agosto.

Applicazioni pratiche

Il metodo di risposta al cliente

  1. Non rispondere alla domanda letterale: decontestualizzarla.
  2. Capire cosa vuole davvero la persona, indipendentemente da come lo chiede.
  3. Verificare i fondamentali prima di ogni intervento fine.
  4. Se serve, spiegare esplicitamente perché la richiesta iniziale non porterà risultato.
  5. Rimandare al professionista di competenza ciò che non è di propria competenza.

Scaletta dei fondamentali (nell'ordine)

  1. Standardizzazione degli orari di sonno-veglia.
  2. Esposizione alla luce solare dell'alba (5-10 minuti; il doppio in giornata grigia).
  3. Eliminazione delle luci blu dalla cena in poi.
  4. Movimento e passi quotidiani.
  5. Alimentazione.
  6. Solo alla fine: integrazione mirata, molecole, funghi (il "2-3%").

Lavoratori a turni — cosa si può fare

Cambio dell'ora

Uso dei dispositivi

Glossario

Domande affrontate

  1. Cliente sovrappeso in chetogenica, con ulcera, lavoro notturno e tre ore di sonno: come intervenire? → l'ulcera è del medico; il nodo è il turno notturno; risposta onesta = cambiare lavoro; altrimenti standardizzare e inserire power nap.
  2. Quali azioni aumentano sonno profondo e REM? → prima i fondamentali; le molecole hanno senso solo su una base già ottimizzata.
  3. L'esposizione al sole alle 7 del mattino, con cielo grigio, funziona? → sì, raddoppiando il tempo; conta il cronico, non il singolo giorno.
  4. Come gestire il cambio dell'ora? → anticipare lo spostamento di 10-15 minuti al giorno nella settimana precedente.
  5. Perché Whoop e Oura danno dati diversi? Chi ha ragione? → nessuno dei due: metriche, algoritmi e database differenti; serve una baseline.
  6. Come riporto su l'HRV che è calato? → non c'è una risposta diretta: si fanno dieci domande e si uniscono i puntini (stagione, carico, deficit calorico, sonno, contesto).
  7. Il bio hacker è focalizzato sulla prevenzione? → sì, e può lavorare accanto al medico su tutto ciò che il medico non copre.

Domande di autoverifica

  1. Spiega la metafora del termometro: perché una persona "mediamente sana" non è in salute?
  2. Qual è la differenza fra "curare" e "prendersi cura", e come definisce il perimetro del bio hacker?
  3. Cosa significa decontestualizzare una domanda? Fai due esempi dalla sessione.
  4. Perché la risposta a "voglio un fungo per dimagrire" non è mai il nome di un fungo?
  5. Qual è la risposta più coerente col biohacking per chi lavora di notte e dorme tre ore? Perché?
  6. Se il lavoro notturno non è modificabile, quali interventi restano?
  7. Perché un turno notturno fisso è meno dannoso di una rotazione settimanale?
  8. Qual è la scaletta dei fondamentali, e quanto pesa sui risultati?
  9. Perché non si consiglia un anello di monitoraggio a un cliente appena partito?
  10. Quanto tempo di esposizione serve all'alba in giornata serena e quanto in giornata grigia?
  11. Come si prepara un cliente al cambio dell'ora?
  12. Perché due dispositivi danno HRV diversi e sono entrambi corretti?
  13. Cos'è una baseline e come si usano più dispositivi insieme?
  14. Davanti a un calo dell'HRV senza cause evidenti, quali variabili invisibili vanno indagate?

Spunti di approfondimento