La sessione tiene insieme tre fili che, alla fine, si rivelano lo stesso filo. Il primo è una questione di confini professionali: che cosa può fare un biohacker con un cliente che sta assumendo un farmaco prescritto da uno specialista. Il secondo è fisiologico: perché il cuore deve rallentare di notte e che cosa succede quando non lo fa. Il terzo è operativo: come si trasforma un'anamnesi fitta di dettagli in tre strategie che il cliente possa applicare da domani.
Il collegamento lo esplicita Tony stesso mentre spiega la bradicardia notturna: tutto ciò che impedisce al cuore di scendere di frequenza — pasti tardivi, eccitanti, allenamenti intensi nel momento sbagliato, luci, temperatura, pensieri, stress emotivo — è esattamente il terreno di lavoro del biohacker, cioè lo spazio che nessun'altra figura professionale presidia.
Il biohacker lavora sull'invisibile, lavora dove gli altri non lavorano. Ed è invisibile perché lo stile di vita è una cosa a cui nessuno dà peso, ed è probabilmente la cosa più importante di tutte.
Da qui la struttura della lezione. La prima domanda serve a tracciare il perimetro: se il cliente vuole sospendere un farmaco, la decisione non è del biohacker, ma tutto ciò che gira attorno al farmaco — sonno, ambiente, timing dei pasti, tipologia di allenamento, gestione delle trasferte — è terreno pienamente aggredibile. La seconda risposta, affidata prima a un collaboratore e poi ripresa e completata da Tony, dà il razionale fisiologico dell'intera architettura del sonno. Il caso studio finale, lavorato a più voci in aula, mostra il metodo in azione: prima le domande di approfondimento, poi gli esami, poi tre strategie facili e gratuite.
La sessione si chiude prima della pausa natalizia, con due settimane di stop annunciate.
Sessione condotta da Tony Manfron in diretta, con una platea numerosa collegata e attiva in chat. Il formato è quello consueto: le domande e i casi studio vengono pubblicati dai partecipanti nel gruppo durante la settimana, Tony li recupera "a ritroso" — chiarisce subito che non esistono post "in ritardo", perché ciò che non entra in una lezione viene ripreso in quella successiva — li rilegge ad alta voce condividendo lo schermo, e poi interroga l'aula invece di rispondere per primo.
Due elementi caratterizzano questa puntata. Il primo è la presenza di un collaboratore interno dello staff, un biohacker che dopo una lunga carriera aziendale ha cambiato mestiere e che Tony chiama in causa a bruciapelo, prima per rispondere alla domanda sulla frequenza cardiaca notturna e poi per lavorare il caso studio (dichiarando lui stesso di non essere in giornata, perché sta combattendo un'influenza). Il secondo è il coinvolgimento di un'istruttrice di respirazione ed esposizione al freddo tra i partecipanti, chiamata a proporre strategie non alimentari, dato che l'ambito alimentare era già stato coperto.
Le due autrici dei casi studio sono a loro volta professioniste: una operatrice olistica / massoterapista e una fisioterapista-osteopata, e questo condiziona le risposte, perché Tony ragiona ogni volta anche su che cosa può fare quella specifica professionista con il suo titolo.
L'anamnesi riportata dalla partecipante è ricca. Si tratta di un uomo di 52 anni, arrivato dall'endocrinologo perché si sentiva costantemente stanco e con la sensazione di un testosterone molto basso. Dopo esami ormonali gli è stato prescritto un farmaco — il nome non è stato riferito, viene descritto come lo stesso usato dalle donne con disturbi mestruali — con l'indicazione di contrastare un ormone in eccesso. Il trattamento ha funzionato e i valori sono risaliti; ora il cliente vorrebbe smettere di assumerlo.
Nota sui dati. La trascrizione riferisce che il farmaco serviva a contrastare l'aumento di un ormone (nominato come progesterone), ma il nome del principio attivo non è mai stato detto in aula e la ricostruzione è di seconda mano. Il dato va trattato come categoria ("farmaco endocrinologico di modulazione ormonale"), non come informazione clinica.
Il resto del quadro: sonno soggettivamente buono ma con risvegli notturni frequenti legati a un setto nasale deviato e a episodi di apnea notturna; alimentazione descritta come non corretta; lavoro molto stressante come responsabile di un team che allestisce fiere in giro per l'Italia, quindi con trasferte continue e notti in hotel; attività fisica in palestra contro resistenze, seguito da un personal trainer. La motivazione è forte: dichiara che l'idea di invecchiare male lo manda in paranoia.
La prima risposta di Tony è un richiamo netto all'area di competenza.
Il biohacker non entra mai nella parte farmacologica, perché non è un sanitario — a meno che non siate anche dei sanitari. Non è il nostro business: c'è già chi lavora sull'aspetto farmacologico e su quello patologico.
Se il cliente vuole sospendere il farmaco, deve parlarne con il suo endocrinologo. La mossa proattiva suggerita non è decidere al posto del medico, ma interfacciarsi con lui: raccontare allo specialista che cosa un operatore olistico intende fare sullo stile di vita del paziente, così che le due azioni non si ostacolino.
Lo stesso vale per la nutrizione: la redazione di una dieta è competenza tutelata (Tony la riferisce all'albo dei biologi), quindi non si scrive una dieta. Si lavora invece su ciò che chiama la parte strategica alimentare — TRE, digiuni intermittenti, timing dei pasti — educando la persona e lasciandole poi fare le proprie prove.
Non possiamo tutti fare tutto. Primo perché non è di nostra competenza, secondo perché è corretto che ci sia un'équipe di persone attorno al cliente.
Tony porta un esempio personale: gli è stato chiesto molte volte di preparare qualcuno per una maratona o per una gara di endurance, e rifiuta, pur avendo il titolo di personal trainer, perché quando si sceglie di fare il biohacker si deve decidere che cosa si fa. Il ventaglio dei servizi si allarga solo se si possiedono anche gli altri titoli.
Molto — al punto che Tony lo definisce potenzialmente un percorso senza fine, perché è un lavoro di ottimizzazione su una persona con uno stile di vita irregolare e senza stabilità. Gli assi indicati:
La seconda domanda, posta da una partecipante, ha due parti: perché è importante che la frequenza cardiaca si abbassi durante la notte, e quali fattori lo impediscono. Tony la gira al collaboratore dello staff, che risponde partendo dai processi notturni: riparazione cellulare, pulizia del cervello, consolidamento dei ricordi e delle emozioni. Per farli avvenire il corpo deve rallentare, e il rallentamento parte dalla frequenza cardiaca; solo così si accede alle fasi più profonde del sonno.
Tony riconosce la risposta come corretta ma la giudica incompleta sul perché meccanico, e la riprende con un'immagine motoristica:
Il cuore è un motore, come quello dell'automobile: non può lavorare a pieno regime tutto il giorno. Questa è fisiologia. Le fibre muscolari del cuore devono potersi riposare.
Il nome del fenomeno è bradicardia notturna fisiologica (nella trascrizione compare deformato). L'entità indicata è una riduzione dell'ordine del 10-20% rispetto ai valori diurni.
Nota sui valori. Tony porta i propri numeri come esempio: una frequenza a riposo diurna intorno alla fascia 47-52 bpm e valori notturni intorno alla fascia 37-40 bpm. Le cifre in trascrizione oscillano ("50, 52, 47" e "39, 40, 37") perché elencate a voce come esempi, quindi vanno lette come ordini di grandezza personali di un soggetto molto allenato, non come riferimenti normativi. Il dato generalizzabile che Tony dichiara valido per tutti è solo la percentuale di calo, 10-20%. In questa sessione non si parla di FC massima né di HRV: tutti i valori citati sono frequenze cardiache a riposo (diurne) e notturne.
Il razionale del calo è duplice e i due binari, dice Tony, sono paralleli e non si incontrano mai:
C'è poi un beneficio strutturale di lungo periodo: riducendo il carico di lavoro sul sistema cardiocircolatorio si previene l'usura del versante arterioso e si mantiene più elastico l'endotelio, cioè le pareti dei vasi.
E quando il calo non avviene? Il segnale più immediato, per chi monitora i parametri del sonno con un dispositivo, è che se la frequenza notturna resta elevata la quantità e la qualità di sonno profondo crollano. Tony aggiunge che esistono persone che, andate dal cardiologo per un "cuore agitato", scoprono che il cuore di notte semplicemente non rallenta — e che la cosa può sfociare in patologie anche gravi. È il punto in cui la lezione ribadisce il confine: il sospetto va portato allo specialista.
L'elenco emerge a più voci, tra risposta del collaboratore, integrazione di Tony e contributi dalla chat:
Una partecipante segnala in chat che da giorni il proprio anello di monitoraggio non registra i dati; Tony liquida la cosa rimandandola all'assistenza del produttore, senza trarne indicazioni fisiologiche.
Il secondo caso è portato da una fisioterapista-osteopata e riguarda una sua paziente di 34 anni interessata a una consulenza di biohacking. Obiettivi dichiarati: ridurre il gonfiore addominale, migliorare la postura, riprendere ad allenarsi.
Il quadro raccolto, riportato senza dettagli identificativi superflui:
Prima di lasciare la parola all'aula, Tony fa quello che insegna a fare: interroga i dati, non li accetta.
Sull'integrazione: perché omega 6 e omega 9, quando l'alimentazione tipica ne è già ricca e un eccesso può sbilanciare il rapporto con gli omega 3? E perché la carnitina? La risposta della professionista — la prende quando si sente stanca, "per il motivo per cui la prendono tutti" — è plausibile, ma l'atteggiamento con cui Tony chiede è didattico:
Io non parto mai prevenuto. Parto sempre con l'intento di dire: vediamo se questa persona mi può insegnare qualcosa. Magari la risposta è una fesseria, magari è arricchente.
Ne ricava un avvertimento sui titoli di studio: il fatto che la cliente sia farmacista non garantisce che le sue scelte di integrazione siano informate. Chiunque, per titolato che sia, può portarsi dietro un bias cognitivo o una convinzione scorretta.
Sul rinvio della sveglia Tony si sofferma con particolare intensità, portando la propria esperienza (anni passati a rimettere la sveglia e a tornare sotto le coperte, oggi mai più):
I motivi sono due: o stai facendo una vita che non ti piace, o ci sono fattori ormonali su cui lavorare. E molto spesso le due cose sono correlate.
Da qui la contestazione dell'unico dato che non gli torna: una persona che rinvia sistematicamente la sveglia difficilmente è davvero più produttiva al mattino. Non lo esclude, ma vuole capire che cosa significhi "produttiva": potrebbe voler dire soltanto che al mattino ha più appuntamenti e quindi meno tempo per accorgersi di come sta.
Infine chiede che lavoro fa, se ha un compagno, se ha figli, perché l'anamnesi parlava di stress da lavoro e famiglia pur segnalando un calo dello stress dopo la fine della relazione: le due cose vanno riconciliate.
L'interpretazione del collaboratore, condivisa da Tony, è che la persona sia estremamente infiammata, e che l'infiammazione venga da anni di sport a fortissima intensità (boxe, poi motocross) che hanno già lasciato dietro di sé infiammazioni articolari ripetute.
Sul gonfiore l'ipotesi principale non è alimentare ma comportamentale: mangia di fretta e distratta. La prova indiretta è proprio il dato della vacanza, dove pur sgarrando il sintomo scompare — perché lì i pasti se li gode, con tempi diversi e senza televisione.
Il meccanismo viene ricostruito su due livelli, e qui Tony corregge in diretta la spiegazione del collaboratore. Quest'ultimo parte dall'argomento ormonale: mangiare davanti alla TV significa dare al corpo due segnali contemporanei, non permette di assaporare il pasto e quindi non attiva bene gli ormoni della sazietà (vengono nominati insulina, grelina e leptina); la sazietà che arriva è meccanica, da distensione, non da segnale ormonale. Tony lo incalza chiedendogli di spiegarlo come lo spiegherebbe a un cliente, e aggiunge il livello meccanico-digestivo, che considera più direttamente utile per il sintomo:
Se mangi mentre guardi la TV, mastichi meno; e masticando meno non attivi la ptialina, l'enzima predigestivo contenuto nella saliva. Questo ti rende la digestione più difficile e ti causa gonfiore addominale.
La masticazione, tramite l'attivazione dei masseteri, aumenta la secrezione salivare e quindi la predigestione. E resta valido anche il secondo livello: se il cervello non riceve il segnale che in quel momento ti stai nutrendo, nelle ore successive vorrai mangiare ancora, perché la parte più antica del cervello non ha "vissuto" il pasto.
Per i gonfiori che arrivano a distanza dal pasto — a metà mattina, a stomaco vuoto — le ipotesi restano aperte: componente psicosomatica (la fine della relazione, le tensioni che si scaricano sul diaframma, definito "il muscolo delle emozioni" e coperchio dei visceri), il caffè come elemento acido, tanto più se molto tostato e quindi irritante per le pareti, e la tempistica di produzione di gas legata a ciò che si è mangiato. Un partecipante in chat propone la stitichezza, ma l'anamnesi dice intestino regolare.
Su glutine e lattosio Tony non si accontenta della "lieve intolleranza" rilevata sul sangue: va approfondita con un esame del microbiota.
L'esercizio che Tony impone è sempre lo stesso: la cliente deve uscire dalla consulenza con tre strategie da mettere in pratica subito, facili e gratuite, da rivedere insieme dopo quindici giorni o un mese per capire quali hanno funzionato e quali sostituire.
Dal collaboratore, sul versante alimentare e ambientale:
Su quest'ultimo punto Tony obietta, e l'obiezione è metodologicamente la più interessante della sessione: non si può spostare fuori dalla stanza un animale con cui si dorme da anni dall'oggi al domani, perché farà rumore e il risultato netto sarà peggiore. Il gatto è notturno, il problema è reale — Tony racconta di incontrare spesso clienti che hanno gatti e dormono male — ma la soluzione va adattata: tappi di cera, mascherina, o uno spostamento graduale in un'altra stanza. Dalla chat arriva anche la contro-osservazione che per alcune persone l'animale è una presenza rassicurante, e Tony la accoglie: dipende dalla persona.
Dall'istruttrice di respirazione ed esposizione al freddo, sul versante allenamento e sistema nervoso:
Tony le fa notare, con una precisazione che vale come regola generale, che una strategia non è necessariamente una cosa in più:
Le strategie non devono essere sempre cose in più: possono anche essere cose da togliere, o da spostare nella giornata. È per questo che vi dicevo che il biohacker lavora sull'invisibile.
E gli esempi che porta sono per sottrazione: non allenarti più alle dieci di sera, allenati al mattino; non allenarti quattro volte a settimana, allenati due volte per un mese così capiamo.
È l'unico punto su cui Tony contesta apertamente una risposta dell'aula, e lo fa in modo articolato — al punto di argomentare entrambe le posizioni. L'istruttrice sostiene che una o due sedute settimanali di motocross non generino un'infiammazione eccessiva. Tony risponde che il motocross è uno sport altamente logorante e infiammatorio, e che in presenza di un'infiammazione cronica già in essere anche una volta a settimana può non andare bene in quella fase; è compito del professionista dire "questo aspetto lo sospendiamo per un mese, per capire come stai".
Subito dopo, però, dichiara anche il rovescio: "ti dico anche il lato opposto — io in questa fase non glielo rimuoverei, la lascerei fare, perché non lo vedo un fattore compromettente". E riconosce l'osservazione arrivata dalla chat, che non si può togliere tutto a una persona.
Nota di lettura. Le due affermazioni convivono nella trascrizione senza che venga scelta una sintesi. La posizione difendibile è quella di metodo: la sospensione temporanea di uno sport logorante è una leva legittima e a volte necessaria, ma va decisa caso per caso, valutando il peso dell'infiammazione contro il costo motivazionale della rinuncia.
La professionista chiede se, oltre al microbiota, abbia senso un test del DNA. La risposta di Tony è una distinzione secca e riutilizzabile:
Il DNA ci permette di lavorare in un'ottica puramente preventiva e ipotetica sul futuro. Il microbiota e gli ormoni ci permettono di lavorare sul presente, su una situazione reale già esistente.
Quando ci sono problematiche in corso, come in questo caso, si parte da ciò che fotografa l'oggi. Il microbiota restituisce lo stato del microbioma, dell'asse intestino-cervello, dei batteri e dei virus presenti, l'equilibrio o l'eventuale disbiosi, e permette una nutrizione e una supplementazione mirate sulla realtà attuale invece che ipotetiche. Il profilo ormonale, in una donna giovane, serve a vedere gli ormoni regolatori della fame (insulina, leptina) e l'allineamento degli ormoni sessuali. Il DNA resta un'opzione legittima se il cliente lo desidera — "soldi tuoi, fai quello che vuoi" — o se c'è una domanda preventiva precisa, del tipo "sono predisposto al diabete?", ma va accompagnata dalla spiegazione del perché non è la priorità.
A questi Tony aggiunge esami ematici approfonditi, da concordare portando le problematiche al proprio medico: il confronto con la figura sanitaria si può avere anche come figura olistica, ma la figura sanitaria va cercata.
Dalla chat, una partecipante medico propone un pannello più dettagliato che Tony conferma: profilo ormonale su sangue o saliva, funzionalità epatica e renale, emocromo, intolleranze su sangue, microbiota intestinale e in particolare i quattro cortisoli su saliva, che permettono di verificare un'alterazione del ritmo circadiano e, se alterati, aprono a un lavoro su piante adattogene — vengono nominate la rodiola e una seconda pianta adattogena il cui nome in trascrizione è deformato, con ogni probabilità la withania. Tony conferma questa direzione fitoterapica come coerente con il caso.
Le priorità che indica sono chiare e ordinate. Le analisi per prime, perché danno il terreno certo; nel frattempo le cose pratiche applicabili subito, quelle proposte dall'aula. Fra tutte, considera nutrizione e masticazione le più impattanti, perché sono direttamente correlate al sintomo che la cliente chiede di risolvere. Gli assi che ritornano da più voci — e che per questo Tony indica come i più solidi — sono: analisi, masticare, eliminare la televisione dai pasti e il lavoro educazionale.
Bisogna educarla. Quando la rendi consapevole degli errori che commette, hai fatto il 90% del lavoro.
Sul lato emotivo — sollevato in chat da più partecipanti e già introdotto dall'autosabotaggio dichiarato dalla cliente — Tony concorda che la serata dovrebbe essere alleggerita con una pratica meditativa o di scrittura, e rimanda ai materiali dedicati agli aspetti psicologici presenti nel secondo anno del percorso e a un evento in sede previsto per febbraio sull'autosabotaggio.
La chiusura è un invito a triangolare: tutto ciò che è emerso va incrociato e filtrato su ciò che quella persona può fare subito, e questo lo può sapere solo chi le parla.
Nel definire il perimetro con un cliente in terapia
Nel lavorare sul sonno e sulla frequenza notturna
Nel condurre un caso studio