In sintesi

La lezione affronta il mondo delle proteine da un punto di vista dichiaratamente "oggettivo", al di fuori delle mode alimentari trattate come vere e proprie "religioni" (vegano, carnivoro, paleo e così via). La tesi centrale è che la corretta gestione delle proteine si costruisce a piramide, secondo quattro criteri in ordine di importanza decrescente: quantità, qualità, distribuzione e timing di assunzione. Rispettare la base (quantità e qualità) vale circa l'80% del risultato; distribuzione e timing sono rifiniture che hanno senso solo quando le basi sono già solide. Il muscolo viene descritto come "l'organo della longevità" e la carenza cronica di proteine come la causa evitabile di catabolismo muscolare e sarcopenia. La parte finale copre l'integrazione (proteine in polvere, aminoacidi) e la creatina, presentata come l'integratore più studiato e sicuro. Il ragionamento è sempre "splittato" su due categorie: chi fa sport e chi è sedentario.

Concetti chiave

Sviluppo della lezione

Perché una lezione sulle proteine: sportivi e sedentari

Il punto di partenza è la classificazione dei "clienti" (chi si rivolge a un biohacker) in due grandi categorie: sportivi e non sportivi. Al di là di età, corporatura o altro, questa distinzione è netta e determina esigenze quasi sempre diverse. Tutto ciò che viene detto nella lezione va quindi "splittato" su queste due tipologie. La proteina merita una lezione dedicata perché ha un ruolo più centrale, per certi versi, di carboidrati e grassi (fermo restando che tutto è fondamentale): è la chiave d'accesso a longevità, sazietà, performance e prevenzione della sarcopenia. Dalle proteine il corpo ricava gli aminoacidi e, da questi, i nutrienti per i processi riparatori e rigenerativi.

La piramide delle proteine e il superamento delle "religioni alimentari"

Manfron critica l'approccio ideologico all'alimentazione, dove ci si sente obbligati a schierarsi (vegano contro carnivoro, pro o contro la carne). Propone invece di guardare la proteina come molecola, in modo oggettivo, chiedendosi quali siano i fattori — qualità e quantità — che ne governano l'assunzione ai fini di longevità, salute e performance. Rovescia la classica piramide alimentare (che alla base mette vegetali, carboidrati o carne a seconda della "dieta-religione") e costruisce una piramide fatta di quattro criteri gerarchici. Chiede fiducia all'ascoltatore: molti concetti si chiariranno solo alla fine, quando "i puntini si uniscono". Il messaggio: se non si rispettano questi criteri, si rischia di creare danni nel tempo.

Il muscolo come organo della longevità e la sarcopenia

Il corpo, invecchiando, fatica sempre di più a mantenere la massa muscolare ed è sempre più propenso a "smontarla". Il motivo è duplice: quota proteica insufficiente e assenza degli stimoli (attività fisica adeguata, in particolare contro resistenze) che rendono il muscolo "utile" agli occhi dell'organismo. Il muscolo va considerato un organo vero e proprio, "l'organo della longevità": mantiene alto il metabolismo, riduce il rischio di infortuni, favorisce l'equilibrio ormonale. Poiché è un tessuto costoso da mantenere in vita, se il corpo lo percepisce come non vitale lo smantella (catabolismo muscolare), portando alla sarcopenia. Chi non assume proteine a sufficienza e non allena il muscolo anticipa questo processo "prima del tempo". Rimettersi in riga è sempre possibile (meglio tardi che mai, anche a 80 anni), ma prima si comincia e più è facile restare sul "binario giusto".

Primo livello: la quantità

La base della piramide è la quantità giornaliera di proteine, da intendersi però nel cronico: il risultato è la somma dei singoli giorni, quindi conviene una routine costante piuttosto che alternare giorni "in regola" e giorni di recupero. I valori di riferimento:

Oltre 1,5-2 g/kg, salvo casi specifici, non ha senso spingersi.

Esempio pratico ricorrente: peso 76 kg × 0,8 = circa 61 g di proteine minime al giorno da sedentario; × 1,6 = circa 121 g da atleta. Attenzione all'errore diffuso: 61 g di proteine non sono 61 g di pollo. Un etto (100 g) di pollo contiene circa 22-23 g di proteine. Una giornata tipo per arrivare a 61 g: un etto di pollo a pranzo (22-23 g), un etto di carne o pesce a cena (altri 22-23 g), uno yogurt greco a colazione (8-10 g), più frutta secca e altri piccoli contributi durante il giorno. È facile arrivarci, ma è altrettanto facile sbagliare: chi fa colazione con cappuccio e brioche, pasta con verdure a pranzo e una piccola porzione proteica a cena finisce spesso sotto metà del fabbisogno minimo.

Il ruolo del biohacker non è fare il nutrizionista, ma capire se il cliente "sta facendo delle minchiate" e saperlo indirizzare. Strumento consigliato: tenere un diario alimentare per due settimane (carta e penna oppure app), registrando qualsiasi caloria solida o liquida — anche i chewing gum, perché stimolano la secrezione gastrica e la grelina. Poi si sommano le proteine, si divide per il numero di giorni e si ottiene la media giornaliera, confrontabile con il fabbisogno. App citate: Yazio (scritto con la "y"), MyFitnessPal, un'app di Under Armour di cui non ricorda il nome, e Yuka (utile per leggere le etichette). Molte permettono di scansionare il codice a barre delle confezioni per ottenere i valori nutrizionali.

Ultimo punto sulla quantità: la quota proteica adeguata riduce i problemi di fame. La proteina è l'unico macronutriente che dà vera sazietà; i carboidrati danno soddisfazione e appagamento, non sazietà. In deficit proteico cronico il corpo spinge a cercare cibo di continuo (retaggio da cacciatori-raccoglitori), e la fame che ne deriva non è "fame di salmone" ma di taralli e cibi poco utili. È anche il motivo per cui l'atleta in definizione alza le proteine: compensano il deficit calorico dando sazietà, a fronte di meno calorie per grammo rispetto a carboidrati e grassi.

Secondo livello: la qualità

La qualità non è la marca né la filiera biologica: è la qualità aminoacidica della fonte proteica. Il mondo delle proteine si divide in due rami:

Gli aminoacidi essenziali sono 8 (9 nei bambini, poi 8 da adulti) e solo gli alimenti animali li contengono tutti. Per questo le diete vegane richiedono integrazione o combinazioni mirate: legumi (fagioli, lenticchie, ceci) da abbinare a cereali (grano saraceno, avena, riso rosso), perché alcuni legumi apportano certi aminoacidi e alcuni cereali gli altri; senza la combinazione si resta carenti. Manfron precisa di non entrare nel merito etico: chi sceglie il vegetale per etica fa benissimo, ma deve conoscere questo dato biologico.

Il criterio della qualità va sempre letto insieme a quello della quantità: 100 g di pollo (circa 22-23 g di proteine) non equivalgono a 100 g di ceci. Chi mangia solo avena e riso può, in teoria, raggiungere la quantità mangiandone molti, ma difficilmente coprirà l'intero spettro essenziale. Prima si verifica quanto si mangia (quantità), poi da dove arrivano le proteine (qualità).

Terzo livello: la distribuzione

Il terzo criterio è la distribuzione delle proteine nell'arco della giornata — paradossalmente la cosa a cui le persone "ignoranti in senso buono" danno più peso, quando invece conta molto meno delle prime due. La classica dieta anni '80-'90 (colazione di soli carboidrati, pasta con verdure a pranzo, "proteine a cena") mette l'accento sul quando invece che sul quanto e sul cosa. Lavorare sulla distribuzione senza aver sistemato quantità e qualità non ha senso.

Il principio: l'assimilazione proteica è migliore se non si eccede con la quota per pasto. Indicativamente 25-35, massimo 40 g di proteine per pasto. Superare (ad esempio mezzo chilo di carne in un'unica cena) fa perdere "per strada" parte delle proteine, appesantisce la digestione, aumenta l'acidosi e i radicali liberi (ROS), compromette il sonno e spreca denaro speso in cibo di qualità. Distribuire gli stessi 60 g in tre pasti aumenta la percentuale effettivamente assimilata. Manfron porta la propria esperienza: due anni di OMAD (One Meal A Day) senza mai catabolizzare, proprio perché rispettava quantità e qualità; oggi assume circa 45-50 g di proteine per pasto. Per chi non ha un intestino "allenato" all'assorbimento, la distribuzione conta di più.

Digressione sul digiuno intermittente: OMAD, 16:8, 18:6 sono varianti; discutere se 16 o 18 ore cambia poco. I primi benefici (autofagia, longevità, reset degli orologi circadiani) compaiono già dalle 12 ore: basta anticipare la cena prima delle 20 e posticipare la colazione dopo le 8. Oltre le 18 ore può diventare stressante. Il digiuno intermittente è un agente stressorio e va valutato caso per caso: sconsigliato, ad esempio, alle donne in età fertile che desiderano una gravidanza. Chi rispetta quantità e qualità può permettersi il digiuno intermittente, anche se compromette per forza la distribuzione: la si "tampona" a valle.

Quarto livello: il timing specifico di assunzione

L'ultimo livello è il timing preciso dell'assunzione, rilevante — dice — nel 2-3% dei casi. Esempio: un atleta che fa Ironman e si allena due volte al giorno, sette giorni su sette; dopo il primo allenamento conviene una proteina "veloce" per favorire il recupero in vista della seconda sessione. Per chi va in palestra tre volte a settimana (la persona "normale") il timing è irrilevante: basta rispettare le prime due (o tre) fasce della piramide.

Qui rientra il mito della finestra anabolica: si credeva (fin dagli anni '90) che dopo l'allenamento ci fossero 40 minuti — o fino a due ore — in cui i muscoli sarebbero più "aperti" a ricevere proteine, e che fuori da questa finestra si perdessero i benefici. Oggi questa idea è considerata sdoganata e falsa: se dopo l'allenamento non si mangia per alcune ore non succede nulla, purché quantità e qualità siano rispettate. Non è l'ideale (una fonte proteica-glucidica post-allenamento favorisce il recupero), ma non è un dramma. Il "barattolone" di proteine subito dopo la palestra non serve a nulla se mancano le basi.

Integrazione: le proteine in polvere

Dal timing si passa all'integrazione, cioè le proteine in polvere. Primo mito da sfatare: non fanno male né sovraccaricano reni o fegato. Sono derivate dal latte, che si scompone in due frazioni: le caseine (circa 80%, meno costose, molto lente) e il siero / whey (circa 20%, la parte migliore). Le proteine non sono altro che un alimento ridotto in polvere, salvo formulazioni particolarmente elaborate. Hanno senso solo se non si raggiungono quantità e qualità con l'alimentazione: la domanda-guida al cliente è "stai raggiungendo la tua quota (0,8 o 1,6 g/kg)?". Se sì, integrare è inutile; se no per mancanza di tempo o pasti saltati, la polvere aiuta come spuntino a raggiungere l'intake.

L'evoluzione industriale delle whey, spinta proprio dal mito della finestra anabolica, ha inseguito proteine sempre più rapide da assimilare:

Nota sul lattosio: le whey isolate lo contengono in tracce, ma un soggetto molto intollerante può comunque reagirvi.

Gli aminoacidi essenziali (EAA) e i BCAA

Passaggio "che potrebbe far cadere dalla sedia": di base gli aminoacidi in integrazione non hanno quasi senso, e lo dice chi ammette di averci speso migliaia di euro negli anni. Alla luce della piramide: se si assume la quantità adeguata di proteine di qualità corretta, integrare aminoacidi è superfluo. Se manca quantità o qualità, è comunque preferibile integrare con proteine in polvere piuttosto che con aminoacidi, perché la proteina garantisce spettro completo, a costo inferiore e con sazietà. Gli aminoacidi trovano un senso residuo solo in casi particolari: la persona sarcopenica/anziana che non riesce a mangiare abbastanza proteine, o l'atleta in definizione estrema che taglia qualsiasi caloria — situazioni al limite del "morire di fame", più vicine al patologico. Sul dosaggio di una porzione di EAA, dipende dal prodotto (cita "MAP" e un prodotto tipo "BigOne Evolution" come tra i migliori): indicativamente 22-23 g, fino a 27-28 g in base all'assimilazione. Le whey contengono comunque tutti gli aminoacidi essenziali, perché il siero deriva dal latte che li contiene tutti.

Curiosità sulla cottura: lo spettro aminoacidico della carne cambia con la cottura per effetto della reazione di Maillard (la "crosticina" da caramellizzazione). Un etto di pollo che da crudo ha ~22 g di proteine, da cotto può arrivare a ~27-28 g; ma se ne assimila comunque sempre un po' meno, perché una parte si disperde.

La creatina

Ultima parte. La creatina è un aminoacido non essenziale: il corpo può ricavarla dagli alimenti, e la fonte principale è la carne rossa. È molto probabile che un vegano sia in deficit di creatina (95% dei casi), ma anche gli onnivori possono esserlo, data la ridotta assunzione di carne rossa diffusa oggi. È la molecola più studiata scientificamente nel campo degli integratori, con la maggiore evidenza di sicurezza.

Punti chiave:

Chiusura: l'argomento è "sviscerato nel suo più profondo". Riferimenti a consulenze individuali (che Manfron non fa) e ad altri temi (accenno a "due MAX", fuori argomento oggi) restano marginali.

Protocolli e azioni pratiche

Glossario

Domande di autoverifica

  1. Perché tutta la lezione viene "splittata" tra sportivi e sedentari, e quali fabbisogni proteici distinguono le due categorie?
  2. Quali sono i quattro livelli della piramide delle proteine e perché l'ordine conta?
  3. In che senso il muscolo è definito "l'organo della longevità" e cosa lo lega a catabolismo e sarcopenia?
  4. Cosa significa che le proteine vanno valutate "nel cronico e non nell'acuto"? Che implicazione pratica ha sulla routine?
  5. Come calcoli il fabbisogno proteico di un sedentario di 76 kg e di un atleta dello stesso peso, e perché 61 g di proteine non sono 61 g di pollo?
  6. Che differenza c'è tra proteine nobili e povere, e come si compensa lo spettro aminoacidico in una dieta vegetale?
  7. Perché si dice che solo la proteina dà vera sazietà, e cosa succede in caso di deficit proteico cronico?
  8. Cos'è la finestra anabolica e perché viene considerata un mito superato?
  9. Quali sono le differenze tra whey concentrate, isolate, idrolizzate e caseine, e quale è indicata come opzione ideale?
  10. Come e quando si assume la creatina, e perché la marca e le forme "brevettate" contano poco?

Da approfondire