Terza lezione (di cinque) del ciclo di psicosomatica clinica, dopo il corpo che trattiene (27 aprile) e il corpo che brucia (18 maggio). Qui si affronta il polo opposto: il corpo che si spegne.
La frase che apre la lezione ne è la sintesi: ci sono corpi che non si ammalano per eccesso di rumore, ma per assenza di slancio. Non iperattivazione, ma perdita di energia — in tre forme: chi l'energia non ce l'ha più, chi l'ha persa del tutto, e chi ce l'ha ma la disperde (per esempio nella lamentela cronica). Sotto, l'emozione ricorrente è la tristezza.
Vengono analizzati quattro quadri — stanchezza cronica / burnout, fibromialgia, ipotensione, disturbi del sonno — con la griglia consueta e tre casi clinici. I fili conduttori sono l'iperadattamento silenzioso (anni vissuti per gli altri, nel dovere), la perdita di contatto con il desiderio ("non sanno più dirti cosa gli piace"), e l'identificazione del proprio valore con la capacità di reggere tutto. Ampio spazio alla fibromialgia — il disturbo più complesso del ciclo — e alla necessità di riconoscere il dolore di chi si è sentito dire per anni "è tutto nella tua testa". Chiude una parte su down regulation, recupero e supporti integrativi.
Lezione serale online, gruppo piccolo (siamo a giugno, qualcuno è già in vacanza), tono conversativo e molto interattivo: una partecipante che pratica shiatsu porta due casi di fibromialgia seguiti da anni, un'altra racconta la propria ipotensione. Pirotta definisce la serata "più condensata" delle precedenti.
La cornice metodologica è quella del ciclo, ribadita in apertura: la psicosomatica è una bussola, non una sostituzione. Non si riduce mai tutto alla psiche — se c'è una tiroidite di Hashimoto, il TSH e gli FT3/FT4 sono sballati e vanno trattati — così come non si deve fare l'errore opposto, quello della medicina che riduce tutto al corpo. Pirotta chiede regolarmente ai pazienti gli esami del sangue (con la vitamina D a 7 o il TSH a 40 come casi trovati sul campo), perché "non è che un umore deflesso con la vitamina D a 7 sia un mistero".
La funzione specifica della lettura psicosomatica è invece un'altra: capire perché quel problema si manifesta in quella persona, proprio in quel momento della sua vita. L'esempio personale: la sorella, geneticamente predisposta alla celiachia, la sviluppa a 27 anni — quando si lascia con il fidanzato storico. La lettura simbolica dell'intolleranza: questa cosa non la tollero più.
Prossime lezioni: 22 giugno (attacchi di panico, tachicardia, fame nervosa, binge eating, respiro corto) e 6 luglio, ultima (tiroide, disturbi ormonali, vampate, pre-menopausa e menopausa, disturbi del ciclo).
Non tutti i corpi si ammalano per eccesso di rumore: alcuni si ammalano per assenza di slancio. Tre situazioni distinte: l'energia non c'è più; l'energia è stata persa completamente; oppure l'energia c'è ma viene dispersa — non incanalata.
Su quest'ultimo punto Pirotta insiste: una persona con umore deflesso disperde moltissima energia nel lamentarsi. Il fastidio verso tutto e tutti, la lamentela continua, la rabbia verso il mondo consumano; l'energia esiste, ma è sprecata.
Frasi tipiche: "dormo ma mi sveglio già stanco"; "è come se non avessi batteria"; "mi sento svuotato"; "non ho voglia di niente"; "non riesco più a recuperare davvero"; "ho male ovunque e non capisco perché".
Il profilo generale è quello del bradipo, in due varianti: quello fisico (l'organismo davvero non regge) e quello mentale (l'energia c'è ma non è utilizzabile).
Attenzione al "sono stanco": non è necessariamente sonno. Dietro c'è spesso sono stanco della vita, delle situazioni, in generale. E c'è la proiezione continua: "non vedo l'ora che sia venerdì / che arrivino le vacanze" — nella speranza che l'energia torni, e poi non torna.
Il senso di vuoto merita un passaggio a sé. Viviamo in una società piena — di cose, opportunità, stimoli, ma con relazioni sempre più mediate da WhatsApp e Instagram — e in questa pienezza si percepisce un vuoto di senso. Pirotta richiama Pascal: almeno una volta nella vita bisogna fermarsi, incontrare il proprio vuoto e la propria noia, e porsi la domanda delle domande — qual è il senso della mia vita?
Ne derivano persone demotivate, pessimiste, rinunciatarie, che arrivano già con la profezia che si autoavvera: "il mio è un caso perso, lei è l'ultima spiaggia, ma tanto lo so già".
Anche in un quadro di spegnimento possono comparire sintomi di iperattivazione: il corpo lotta, cerca di recuperare, non accetta di spegnersi. L'esempio è la tiroide, che agli esordi può oscillare fra iper e ipotiroidismo perché "cerca in tutti i modi di riattivarsi".
È tipico di chi è sempre stato iperattivo, molto sul pezzo: il corpo rallenta ma la mente no — come quando si invecchia e si vorrebbe restare con lo stesso corpo e la stessa mente dei vent'anni.
I sintomi di spegnimento sono invece l'esaurimento, lo svuotamento, il collasso, la resa: perdita totale di energia, di desiderio e di direzione, fino a quadri di depressione maggiore.
Nota clinica importante: la depressione oggi si presenta diversamente rispetto a trent'anni fa. L'immagine classica — la persona apatica che non si alza dal letto — è solo una delle forme. Molte diagnosi riguardano persone che si nascondono dietro un'iperproduttività lavorativa ("non diresti mai che è depressa") o dietro l'ansia.
Causa: un sovraccarico prolungato. La persona ha troppe responsabilità e non riesce più a entrare in contatto con sé stessa e con i propri bisogni.
Perdita di slancio: niente progettualità. Pirotta le descrive come persone "parcheggiate": "ma tu dove stai andando? qual è il tuo progetto di vita? cosa vuoi fare, chi vuoi essere?". Si trascinano.
L'origine: l'iperadattamento silenzioso. Anni vissuti conformandosi — al mondo, alle persone, alle relazioni — che svuotano di senso, perché si è vissuta la vita degli altri. L'esempio più forte è l'esercizio dell'epitaffio (come vuoi essere ricordato): una paziente scrive "qui giace una mamma", e poi racconta solo dei figli, mai di sé. Amava profondamente i figli, ma aveva perso la propria identità — ed era arrivata con una fibromialgia importante.
Il copione del dovere. Pirotta richiama il cammello di Nietzsche: l'animale che vive nel dovere, piegato in avanti, che porta non solo le proprie gobbe ma il carico altrui. E invita a sorvegliare la parola "devo": essendo un verbo modale, implica sempre che qualcuno te lo stia dicendo — lo Stato, tua madre, tuo marito. (Una paziente rispose: "il mio grillo interno" — e da lì è nato un lavoro di scrittura, una lettera al proprio grillo interno e la sua risposta.) La gerarchia dei verbi: posso/non posso e devo/non devo rimandano a un'istanza esterna; voglio è meglio; "scelgo" è la formula migliore, perché è la persona a decidere deliberatamente.
Profilo tipico: affidabilissima, responsabile, generosa — "le daresti le chiavi di casa". Fa tutto, si prodiga per tutti, ma toglie tanto a sé e non riesce a dire di no. Nei fiori di Bach corrisponde a Centaury: la persona "zerbino", condiscendente, che dice sempre sì, poi si stanca e si lamenta.
Frasi tipiche: "non recupero mai"; "mi sento scarico"; "anche quando mi fermo non mi ricarico"; "è come se mi mancasse la corrente".
Distinzione importante: c'è la stanchezza da eccesso di impegni (l'amministratore delegato in riunione dalle sette alle ventuno) e la stanchezza come sintomo biografico di esaurimento profondo — che può colpire anche chi fa casa-lavoro in due minuti e non ha particolari incombenze. La cosa peggiore da dire a queste persone è: "ma di cosa sei stanco? vorrei avere io la tua vita".
Traduzione fisiologica: lo stress è un termine che nasce nella fisica e nell'ingegneria — quanto carico può reggere una struttura, un ponte, un ascensore. Serve un livello di attivazione (arousal) adatto al proprio corpo, e la soglia è contesto-specifica e biografica: cambia con l'età, con i figli, con la stagione (a 40 gradi a Milano "è difficile non essere stressati"). Con l'età si abbassano sia la resilienza sia la qualità del ritmo sonno-veglia. Quando il vaso si riempie, il corpo si scarica — ma a volte si scarica troppo: "butta fuori tutte le persone dall'ascensore" e ti svuota completamente.
Perdita di contatto con il desiderio. Il passaggio più prezioso della lezione: a queste persone bisogna chiedere cosa gli piace, di cosa hanno bisogno, cosa vorrebbero — e faticano enormemente a rispondere. "Mi guardano come per dire: che domanda è? sono venuta a parlare dei miei problemi." Pirotta racconta di essere arrivata a chiedere che pizza ti piace (con il riferimento a Se scappi ti sposo e alla scena delle uova). Il caso portato: una ragazza giovane uscita da una relazione difficile, che dopo mesi di ritrovato benessere si chiede se debba accettare un corteggiamento — ascolta i tuoi bisogni, non te l'ha prescritto il medico di uscire con questa persona; e lei riconosce di non sentirne il bisogno. "Rimani in contatto con quello che vuoi in questo momento della tua vita."
"Il corpo che non trova tregua." Dolore diffuso che si sposta continuamente, corpo iperattivato che sente tutto troppo intensamente. L'immagine di una paziente, cui era stato chiesto di disegnarla: un volto deforme, naso da una parte, occhio dall'altra, un pezzo di collo — "questo è quello che sento io, tutto sottosopra e tutto che si fa sentire": oggi l'occhio, domani lo stomaco, il giorno dopo la caviglia.
Lettura psicosomatica: un sistema sovraccaricato a lungo, spesso innescato da un trauma o un lutto — ma non subito: "il corpo ha i suoi tempi", possono passare mesi o anni. L'emozione sottesa è la tristezza, che nella medicina tradizionale cinese è collegata al polmone — la tristezza che fa mancare l'aria.
Profilo: quasi sempre donne ("fatto cento, novantanove"), autofustiganti, molto controllanti, iper-responsabili, che si auto-penalizzano e si sentono in colpa, con vissuti di dolore intenso. Resistenti, abituate a sopportare, che si sovraccaricano.
L'incapacità di abbassare la guardia: il dolore non lo consente mai. E il corpo, per difesa, si contrae e si irrigidisce — il gatto che si morde la coda, perché dalla contrazione arriva altro dolore.
Profetizzare il dolore: queste persone spesso sanno già dove arriverà il prossimo dolore, e lo dicono senza rendersene conto. Il caso più netto (un'artrite psoriasica alla sola mano, dopo il suicidio della fidanzata): "lo so quando arriva, perché mi avvisa" — e facendo parlare quel dolore, emerge che "mi avvisa dicendomi che non posso giocare a tennis": e il tennis era legato al lutto.
Comorbilità: deflessioni dell'umore, ansia, stati depressivi (spesso non diagnosticati), disturbi del sonno — inevitabilmente, perché con dolore notturno non si dorme.
Un secondo caso (da supervisione): fibromialgia comparsa a 35-36 anni in una donna dopo la nascita di una figlia lungamente cercata, con cui però il rapporto era difficile — la bambina preferiva il padre. Ne è derivato un enorme senso di colpa per non essere la madre idealizzata durante gli anni di attesa (la "madre sufficientemente buona" di Winnicott), fino alla frase difficile da dire: "io stavo meglio prima". La fibromialgia diventava così anche un'autopunizione e insieme "una bella scusa per non essere presente".
Dove vaga il dolore è a sua volta una chiave: dolore articolare e muscolare diffuso è diverso da dolori più interni (stomaco, intestino).
Il riconoscimento come atto terapeutico. Molte pazienti soffrono soprattutto di non essere state riconosciute: fino a poco tempo fa la fibromialgia era considerata "un problema di testa". "Io il dolore ce l'ho veramente, lo sento qui — e mi hanno detto che è tutto nella mia testa." Pirotta traccia il parallelo con l'endometriosi, oggi più visibile grazie anche a testimonianze pubbliche. Il primo punto terapeutico è quindi accogliere e validare il dolore: "immagino sia davvero difficile non riuscire a dormire la notte".
Nota: nei percorsi per la fibromialgia si arriva a valutare, in alcuni paesi, la cannabis terapeutica, proprio per l'effetto di rilassamento — perché queste persone stanno meglio nei periodi in cui riescono a rilassarsi.
Lettura psicosomatica: un tono che scende — e con esso la vitalità. Chi ha la pressione bassa non ha voglia di fare nulla, ha giramenti di testa, rallenta.
Distinzione necessaria: non il calo pressorio occasionale con 40 gradi, ma un'ipotensione costante e non contesto-specifica (la paziente che crollava per un nulla, bastava rialzare la testa).
Profilo: il bradipo. Persone che si trascinano, "molli" — anche nella stretta di mano. Iperadattate, che non hanno nemmeno l'energia da spendere per un potenziale conflitto: "va bene così, ti dico di sì". Poco contatto con il proprio sé, fase di disinvestimento e rinuncia, poco slancio.
Il contrasto con l'ipertensione chiarisce: l'iperteso è nervoso, teso, collegato alla rabbia (la pressione sale quando ci si agita); l'iperteso è una corda tesa, l'ipoteso una corda smollata — "non la tiri più". L'immagine usata: persone che al tatto sono "un po' budini", che si lasciano andare completamente. E il tono che manca è anche quello della vita: non scelgono, non decidono, non hanno progettualità.
Frasi tipiche: "mi gira la testa"; "non ho spinta"; "mi sento a terra"; "non ho energia"; "mi manca la forza".
Rimedi pratici: contro l'abitudine dello zucchero (che alza la glicemia, non la pressione), sale grosso sotto la lingua — soprattutto d'estate — o liquirizia pura, che alza la pressione (con la dovuta attenzione a non esagerare).
Premessa culturale: abbiamo perso il senso dell'importanza del sonno. Sempre più persone lo vivono come tempo perso, da comprimere il più possibile — perdendo l'occasione di rigenerarsi.
Lettura psicosomatica: chi soffre di disturbi del sonno è una persona che non si dà il tempo di recuperare. Ma soprattutto: il sonno è un atto di fiducia. Chiudere gli occhi significa affidarsi, e sul piano antropologico i nostri antenati "la rischiavano grossa" — non a caso alcune specie alternano il riposo (i suricati che fanno la guardia a turno; i delfini, che dormono con metà cervello per volta). Da qui anche le indicazioni del feng shui e dell'architettura sulla disposizione del letto — mai con la testa girata rispetto alla porta — e il riflesso quotidiano di volere le spalle coperte al ristorante.
Frasi tipiche: "dormo ma non riposo"; "mi sveglio più stanco di prima"; "non stacco"; "sto funzionando ma non sto più vivendo davvero".
Due meccanismi principali: chi pensa troppo (rimuginio notturno, che consuma enormi quantità di energia — analogo del bruxismo visto nella prima lezione, ma sul piano mentale) e chi fa troppo (manager e dirigenti che si alzano per mandare mail o lavorano fino a tarda notte, finché il sonno "non capisce più come settarsi").
Caso 1 — la donna che regge tutto. 47 anni, madre, professionista, punto di riferimento per tutti. Da mesi: stanchezza cronica, sonno non ristoratore, dolori diffusi, sensazione di non avere più energia. Si occupa di tutto ma si trascura, non pensa a sé stessa. Non distingue più il bisogno dal desiderio, il riposo dall'obbligo. Il corpo non è semplicemente stanco: è saturo.
Le domande: cosa ti piace fare? quali sono i tuoi progetti? raccontami un po' di te — perché vanno riportate a sé. Pirotta racconta di aver detto a un'amica che si prende cura di tutti: "se non ti metti prima la mascherina a ossigeno, come fai a occuparti degli altri? cosa ti piace? — la musica, la salsa. Perfetto: ascolta un po' di salsa. Basta poco".
E la domanda-chiave: da quanto tempo vive come se il suo valore dipendesse dal fatto di reggere tutto? Queste persone agganciano il proprio valore intrinseco a ciò che fanno per gli altri — come la paziente dell'epitaffio: "sei mamma, certo, ma sei anche altro, e va valorizzato".
Caso 2 — l'uomo che non ha più slancio. 52 anni, grande lavoratore sempre attivo; negli ultimi anni ipotensione, svuotamento, calo di motivazione, fatica ad attivarsi, sonno poco ristoratore. Non è un disturbo acuto (un reflusso violento, un'ulcera): è una progressiva disconnessione dal desiderio, un sentirsi trascinato.
La domanda: in quale punto della sua vita ha cominciato a fare tutto senza sentire più davvero perché lo stava facendo? È il tema dell'automatismo: "perché lo fai? — boh, perché lo devo fare". E allora: chi te l'ha detto? (la mamma che deve organizzare tutte le feste, fare la rappresentante di classe per tutti i figli — "chi ti ha obbligata?", e da lì si apre il vaso di Pandora del senso di colpa).
Digressione utile: alcune persone tendono a manifestazioni molto acute e brevi (le influenze fulminanti a 41 di febbre, due giorni e passa), altre a quadri meno acuti ma più cronici e trascinati.
Caso 3 — fibromialgia conclamata. 39 anni, dolori diffusi con diagnosi, "sono frammentato", forte affaticamento, lunga storia di iperadattamento, relazioni faticose, tendenza a sopportare, poca autorizzazione al limite, costante allerta e compressione. La domanda: da quanto tempo il suo corpo porta un carico che la sua vita non ha ancora davvero alleggerito?
Domande guida: quando e come è iniziato lo spegnimento (spesso dopo un trauma, un parto, un lutto)? cosa consuma questa energia? a cosa ha tolto slancio e direzione (una relazione che non funziona, tre anni senza dormire per una figlia con problemi di sonno)? qual è la qualità del recupero? cosa è stato lasciato andare interiormente? c'è qualcosa a cui senti di aver rinunciato? — e spesso hanno rinunciato a sé stesse, alla propria autenticità.
Il primo atto terapeutico resta accogliere e validare il disturbo: riconoscere che l'altra persona sta soffrendo. È esattamente ciò che non hanno trovato altrove.
Down regulation — tecniche per abbassare l'attivazione, o riattivarla quando l'energia è bloccata:
Revisione del copione del dovere: il tema del limite e del riposo autorizzato come diritto inalienabile — "mi spiace, in questo momento non posso aiutarti perché devo riposare". E il lavoro sui ladri di energia relazionale: non tutte le relazioni sono obbligate, alcune si possono diradare. Infine, recuperare piccoli nuclei di desiderio, riportando il piacere non prestazionale come atto terapeutico.
Supporti integrativi:
Rischio interpretativo: non banalizzare la fibromialgia. È un disturbo oggettivamente complesso e invalidante, non ancora adeguatamente riconosciuto dal sistema sanitario — e il riconoscimento è parte della cura.
Mappa sintetica del blocco "il corpo che si spegne"
| Disturbo | Lettura psicosomatica | Profilo | Frase tipica |
|---|---|---|---|
| Stanchezza cronica / burnout | sovraccarico prolungato, vita nel dovere, perdita di slancio | affidabile, generosa, non sa dire di no ("Centaury") | "anche quando mi fermo non mi ricarico" |
| Fibromialgia | corpo che non trova tregua; tristezza, autopunizione, senso di colpa | donna iper-responsabile, autofustigante, abituata a sopportare | "non ricordo l'ultima volta che sono stata bene" |
| Ipotensione | perdita di tono, disinvestimento, rinuncia | "bradipo", iperadattata, senza energia per il conflitto | "non ho spinta, mi sento a terra" |
| Disturbi del sonno | non darsi il tempo di recuperare; il sonno come atto di fiducia mancato | chi pensa troppo o fa troppo, non stacca | "dormo ma non riposo" |
Domande da porre
Lavoro sul linguaggio
Interventi