In sintesi

La lezione introduce l'epigenetica, cioè lo studio di come l'espressione dei nostri geni possa cambiare senza modificare la sequenza del DNA. Dopo aver messo in guardia contro l'uso improprio e "magico" del termine, il docente colloca l'epigenetica dentro il paradigma della medicina di precisione, che parte dal singolo individuo e a lui ritorna. Ripercorre poi la storica contrapposizione tra Lamarck e Darwin per mostrare come l'intuizione lamarckiana dei caratteri acquisiti trovi oggi una lettura moderna proprio nell'epigenetica. La tesi centrale è che l'ambiente (alimentazione, attività fisica, stress, sonno, relazioni) modula l'espressione genica attraverso meccanismi come la metilazione del DNA, e che il modo più praticabile oggi per "leggere" questa modulazione è misurare gli ormoni, marcatori strettamente correlati all'espressione genica. La parte finale collega tutto al test epigenetico salivare e alle strategie concrete per riportare gli ormoni in equilibrio.

Concetti chiave

Sviluppo della lezione

1. Perché "epigenetica" è una parola da maneggiare con cura

Il docente apre avvertendo che "epigenetica", come "genetica", "metagenomica" o "fisica quantistica", è un termine spesso abusato nella divulgazione. Quando un fenomeno è nebuloso e non se ne riescono a definire con precisione le cause, si tende a "buttarla sull'epigenetica" come su una ciambella di salvataggio. L'obiettivo dichiarato della lezione è invece parlarne in senso corretto, con un linguaggio il più possibile divulgativo, ricorrendo a metafore, pur con alcuni passaggi necessariamente tecnici.

2. Epigenetica e stile di vita, non solo sport

L'epigenetica è un aspetto importante non soltanto in relazione allo sport. Pur lavorando quasi esclusivamente su persone sane e sportive, il biohacker se ne occupa soprattutto in funzione dello stile di vita nel suo complesso. Il tema si inserisce naturalmente nella cornice della medicina di precisione, che secondo il docente è oggi centrale (anche perché fa parte del suo lavoro quotidiano).

3. La medicina di precisione parte dall'individuo

Il principio ripetuto come un mantra: tutto comincia dalla singola persona e tutto finisce sulla singola persona. Non si lavora su un gruppo astratto, ma su Matteo, Mario, Francesca, Giovanni. Il metodo è: osservare e ascoltare l'individuo, poi misurarlo e identificarne le caratteristiche principali, "frammentandolo" in una serie di parametri; infine ricomporlo in una strategia personalizzata che valorizzi i suoi punti di forza e lavori sui punti di debolezza, per portarlo a una condizione di benessere, salute o alta performance a seconda dei suoi obiettivi.

4. James Kaput e il problema della "media"

Nel 2008, su una rivista importante, James Kaput (allora direttore in ambito di medicina e nutrizione personalizzata presso la FDA) formulò una riflessione ritenuta centrale: la principale strategia medica, comprese le terapie farmacologiche, era disegnata non sulla singola persona ma sulla media di una popolazione di riferimento. Le persone non venivano considerate nella loro individualità, ma come appartenenti a un gruppo di cui si valutava la media. Kaput afferma che nessuno è una media: la media fa comodo perché massimizza i profitti e riduce i costi (grande vantaggio in ambito economico), ma già nel 2008 — otto anni dopo il sequenziamento del primo genoma umano — questo concetto era diventato inaccettabile. Si era ormai nell'era della genomica.

5. La medicina delle quattro P

Nel 2008 si è pienamente dentro il concetto di medicina delle quattro P, da cui evolverà (dall'anno successivo, il 2009) la medicina di precisione. Le quattro P sono: predittiva, preventiva, personalizzata e partecipativa. Il docente insiste sulla dimensione partecipata, per lui la più interessante per un biohacker: si parte dall'individuo e si arriva all'individuo, con un'azione attiva di ascolto e un'azione di consapevolezza che lo renda protagonista della propria valutazione e della strategia. Anche una semplice dieta con restrizione di alcuni alimenti non è facile da "digerire": far partecipare la persona alla strategia serve a richiamarne la motivazione e tenerla alta.

6. Ripasso: caratteri genetici, metagenomici, epigenetici

Per caratterizzare una persona si usano diversi tipi di caratteri, già introdotti nelle lezioni precedenti:

7. L'esperimento dei topi "coccolosi": l'ereditarietà epigenetica

Uno degli studi più citati riguarda il fenotipo materno nei topi. Alcune femmine "coccolano" molto la prole; gli studi epigenetici hanno mostrato che questo comportamento di accudimento si trasmette non per via genetica ma per via epigenetica, attraverso pattern di metilazione del DNA trasferiti dalla madre alla figlia. La prova sperimentale: quando i piccoli nati da madri "coccolose" venivano allontanati dalla madre (e quindi non ricevevano accudimento diretto), da adulti manifestavano comunque lo stesso fenotipo accudente verso la propria prole. Separando figlio e madre si escludeva la spiegazione puramente comportamentale ("vengo coccolato, quindi coccolo") e restava la firma epigenetica misurabile. Esempio potente di come alcuni tratti passino su un livello diverso da quello genetico e siano comunque ereditabili.

8. Lamarck contro Darwin: la radice storica dell'epigenetica

Per introdurre davvero l'epigenetica il docente torna all'Ottocento, alla disputa tra creazionisti ed evoluzionisti. I creazionisti (nella tradizione di Linneo, che classificava e ordinava le specie) ritenevano che ogni specie restasse immutata nel tempo, coerentemente con una radice religiosa. Gli evoluzionisti sostenevano invece che la vita si fosse evoluta seguendo un processo di trasformazione.

Jean-Baptiste Lamarck, tra i più grandi naturalisti evoluzionisti, costruì la sua teoria nella Philosophie zoologique (inizio '800, testo del 1809), riassunta in quattro punti:

  1. Spinta interna: ogni organismo ha una spinta al miglioramento.
  2. Aumento della complessità: la complessità degli organismi cresce in modo continuo; la vita attuale deriva da forme precedenti più semplici, fino a un elemento di base comune.
  3. Ereditarietà dei caratteri acquisiti (elemento centrale, 1809): le caratteristiche acquisite durante la vita vengono trasmesse alla prole. È il punto che comincia a creare difficoltà.
  4. Uso e non uso / variazioni orientate: l'organismo sente le esigenze dell'ambiente e sviluppa i propri organi in modo attivo; le variazioni vanno sempre nella direzione del maggior adattamento all'ambiente.

L'esempio classico è l'allungamento del collo delle giraffe: secondo Lamarck la necessità di raggiungere i rami più alti per nutrirsi avrebbe portato, generazione dopo generazione, all'allungamento del collo trasmesso alla prole. La frase-chiave di Lamarck: gli esseri viventi sono in grado di modificare, entro certi limiti, la propria biologia per far fronte alle necessità dell'ambiente e poi trasmettere queste piccole modificazioni.

Darwin rese questa interpretazione meno importante con la selezione naturale: non è l'individuo che si modifica per necessità, ma sono gli individui che, avendo accumulato casualmente modifiche vantaggiose (il collo più lungo), sopravvivono e le trasmettono, mentre gli altri si estinguono. Nella metafora del docente: la giraffa dal collo corto "muore" perché non arriva al cibo. Darwin: gli individui con caratteri vantaggiosi hanno maggiore probabilità di sopravvivere nella lotta per la vita e tendono a lasciare quei caratteri alla discendenza.

Il docente ricorda che nella storia ci sono stati mutamenti vantaggiosi (la posizione eretta, la capacità di percorrere grandi distanze in Homo sapiens) ma anche adattamenti dell'uomo moderno tutt'altro che vantaggiosi. Cita, come provocazione, il confronto tra le ore lavorate: un contadino britannico del XIII secolo lavorava circa 1.620 ore l'anno, mentre nel 1840 (piena rivoluzione industriale) un lavoratore ne faceva tra 3.105 e 3.588 all'anno; e l'aumento del sovrappeso nella popolazione tra 5 e 17 anni (dato citato al 2011) mostra che "l'evoluzione" del mondo sviluppato non è sempre un vantaggio.

La sintesi: la grande intuizione di Lamarck non riguardava la genetica (di cui parlava Darwin), ma l'epigenetica — l'espressione dei geni. Lamarck aveva ragione sulla modulazione ambientale della biologia; Darwin aveva ragione sulla selezione naturale dei caratteri genetici. I due piani non si escludono.

9. Che cos'è l'epigenetica, tecnicamente

L'epigenetica è la modificazione della "superficie" del DNA (da epi-, superficiale). Il meccanismo più semplice è la metilazione del DNA: nelle cosiddette isole CpG — regioni ricche di citosine (C) e guanine (G) — si posizionano gruppi metile (CH3), indicati con "M". Dove ci sono molti metili la zona è ipermetilata: i metili funzionano come una coperta che impedisce di leggere il gene sottostante, che quindi non si esprime. Dove la zona è demetilata (libera), il gene è leggibile e si esprime.

I cambiamenti epigenetici del DNA sono stabili, ereditabili e reversibili e regolano l'espressione genica senza modificare la sequenza del DNA. Meccanicamente: se un gene è metilato, l'RNA polimerasi non riesce ad "appoggiarsi" e a leggerlo (non riconosce la sequenza coperta di metili), e il gene resta silenziato. A sinistra un gene attivo, "pulito"; a destra un gene coperto di metili, spento.

La metafora: la differenza tra genetica ed epigenetica è quella tra scrivere e leggere un libro. Una volta scritto, il testo (i geni) è identico in tutte le copie; ma ogni lettore interpreta la trama in modo leggermente diverso. Il codice genetico è il libro; ciò che cambia è la lettura, soggettiva.

10. I tre principali meccanismi epigenetici

Non c'è solo la metilazione del DNA. I meccanismi principali sono:

  1. Metilazione del DNA nelle isole CpG (rivestimento della superficie del codice genetico con i metili).
  2. Metilazione delle proteine istoniche: gli istoni sono "palline" di proteine attorno cui si avvolge il DNA (avvolgendosi ripetutamente si formano i cromosomi, visibili solo in un determinato momento della divisione cellulare). Quando gli istoni si metilano diventano "appiccicosi" e si chiudono, impedendo l'espressione dei geni.
  3. Modificazioni post-trascrizionali / microRNA: i microRNA sono piccoli pezzetti di RNA che si agganciano all'RNA messaggero e lo rendono non traducibile, impedendo la sintesi della proteina.

11. Tratti epigenetici nelle fasi della vita

L'impatto epigenetico è particolarmente forte dal concepimento all'infanzia: comportamenti alimentari corretti durante il concepimento, alimentazione scorretta in gravidanza (con sovrappeso nei bambini durante la crescita), forti stress che possono indurre alterazioni dello sviluppo. Sono tutti esempi di come l'ambiente lasci un'impronta epigenetica sull'individuo, soprattutto nelle prime fasi.

12. Attività fisica ed epigenetica

Domanda "da un milione di dollari": l'attività fisica può influire sui nostri geni? La risposta è sì. Citando Sports Medicine 2014, il docente ricorda che a livello genetico l'attività fisica modula l'acetilazione della cromatina, la metilazione del DNA e l'espressione di specifici microRNA. Nel muscolo scheletrico l'esercizio fisico intenso induce una riduzione della metilazione del DNA: alcuni geni passano da inattivi ad attivi. Aumenta così l'espressione di geni come PGC1-alfa (PPARGC1A), PPAR-delta e TFAM, che codificano per fattori legati alla trascrizione. Sotto la pressione dell'attività fisica questi geni vengono demetilati e "liberati", quindi si esprimono.

Caso interessante: PPAR-delta modula il passaggio del tipo di fibra muscolare — dalle fibre di tipo 2b (contrazione rapida) verso le 2a e le fibre di tipo 1. L'esercizio costante, agendo epigeneticamente sull'espressione di PPAR-delta, permette la conversione delle fibre. Morale: fare attività fisica significa fare modulazione dell'espressione genica, spesso senza saperlo.

13. Dal profilo epigenetico agli ormoni

Lavorare direttamente sui profili epigenetici è oggi molto costoso e tecnicamente complesso. Per questo, per praticità, si studiano l'attivazione e i livelli delle molecole ormonosimili o degli ormoni stessi. Gli ormoni sono i marcatori più strettamente correlati all'espressione dei nostri geni: hanno di fatto le caratteristiche epigenetiche (modificano l'espressione genica) pur non essendo tratti epigenetici in senso stretto. Studiare il sistema endocrino diventa quindi il modo pratico per leggere come stiamo, perché è impossibile studiare l'espressione genica direttamente attraverso le molecole ormonali con la stessa facilità.

14. Il sistema endocrino: ghiandole e ormoni come segnali

Il sistema endocrino è l'insieme delle ghiandole del corpo, che lavorano in modo coordinato. L'asse principale è ipotalamo–ipofisi, seguito da tutte le ghiandole "a cascata". Le sostanze prodotte dalle ghiandole si chiamano ormoni. Ghiandole principali: ipotalamo, ipofisi, pancreas, timo, tiroide, paratiroidi, surreni.

Il funzionamento a segnale: una cellula produce l'ormone, che raggiunge una cellula bersaglio dotata dello specifico recettore; il recettore riceve l'informazione e modifica l'espressione dei geni. Lo stesso avviene tra ghiandola e ghiandola (dall'ipofisi alle surreni, poi ai tessuti bersaglio).

15. Ormoni steroidei e non steroidei: dove agiscono

Ecco il collegamento chiave della lezione: gli ormoni steroidei, agendo nel nucleo con il loro recettore, modificano rapidamente l'espressione dei geni e quindi la fisiologia di cellule, tessuti, organi e apparati. È il ponte più diretto tra regolazione ormonale e regolazione epigenetica.

16. Gli ormoni del metabolismo: fame, sazietà, glicemia

Premessa: il metabolismo si divide in anabolismo (dalle sostanze semplici si costruiscono sostanze complesse, servendo energia) e catabolismo (le sostanze complesse vengono scomposte, liberando energia). Ormoni diversi, agendo sull'espressione genica, spostano l'equilibrio e determinano anche dove si accumula il grasso (braccia, petto, pancia, fianchi hanno origini ormonali diverse).

17. Gli ormoni steroidei nel dettaglio

Tutti gli ormoni steroidei partono dal colesterolopregnenoloneprogesterone, e da qui si diramano verso cortisolo, DHEA, androstenedione, estrone, estriolo, estradiolo, testosterone, corticosterone. Enzima molto studiato è l'aromatasi, che converte gli androgeni in estrogeni.

18. Ormoni tiroidei e ormone della crescita

19. Il test epigenetico salivare

Messi insieme epigenetica e ormoni, il "test epigenetico" non è altro che la valutazione di questi ormoni, che modificano la nostra fisiologia: studiandoli si capisce come stiamo. Oggi si esegue soprattutto sulla saliva. Procedura: bocca pulita, per almeno 30 minuti prima non aver mangiato, bevuto, fumato o fatto nulla di particolare; si raccolgono più campioncini in orari diversi della giornata (o in condizioni particolari, es. prima e dopo l'attività fisica); si conservano a 4 °C e si analizzano.

Esistono pacchetti diversi a seconda dell'obiettivo (uomo/donna, training, cronobiologia, wellness, inflammaging), con più campioni di saliva:

Vantaggio della saliva: è painless (indolore), non richiede prelievi né "buchi", e la frazione ormonale presente nella saliva corrisponde all'ormone libero (biologicamente attivo).

20. Riportare gli ormoni in equilibrio

Individuato uno squilibrio (esempio citato: cortisolo troppo alto e testosterone troppo basso, condizione sfavorevole per longevità e anabolismo proteico), si interviene su alimentazione, integratori e stile di vita.

Per ridurre il cortisolo:

Per aumentare il testosterone:

Chiusura: il docente accenna a storie sul doping che sceglie di non raccontare, e invita a studiare gli ormoni principali, ricordando che dietro c'è "un mondo che si apre".

Protocolli e azioni pratiche

Glossario

Domande di autoverifica

  1. Perché il docente considera "abusato" il termine epigenetica, e come lo distingue dalla genetica in termini di ereditabilità e reversibilità?
  2. Che cosa afferma James Kaput sul concetto di "media" e perché è centrale per la medicina di precisione?
  3. Quali sono le quattro P della medicina e perché la dimensione "partecipata" è importante per un biohacker?
  4. In che modo l'esperimento sui topi "coccolosi" dimostra l'ereditarietà di un carattere epigenetico anziché genetico?
  5. Qual è la differenza tra la teoria di Lamarck e quella di Darwin, e in che senso l'epigenetica dà ragione a entrambi su piani diversi?
  6. Descrivi i tre principali meccanismi epigenetici e spiega, per la metilazione del DNA, perché un gene ipermetilato non si esprime.
  7. Come l'attività fisica intensa modula l'espressione genica nel muscolo (quali geni, quale effetto sulle fibre muscolari)?
  8. Perché gli ormoni steroidei rappresentano il "ponte" più diretto tra sistema endocrino ed epigenetica? Dove si trovano i loro recettori?
  9. Spiega il rapporto tra insulina, leptina e grelina nella regolazione di fame, sazietà e accumulo di grasso, e cos'è la leptino-resistenza.
  10. Che cos'è il test epigenetico salivare, quali ormoni misura nei diversi pacchetti e perché la saliva offre vantaggi rispetto al prelievo?

Da approfondire