La lezione è una panoramica applicativa sui funghi terapeutici (o medicinali) e sul loro impiego come alimento e, soprattutto, come integratore. Il relatore si concentra sulle specie realmente reperibili sul mercato italiano, lasciando fuori la "parte black" dei funghi psicoattivi a microdosaggio. Il punto di partenza è che il fungo è un alimento a densità nutrizionale eccezionale — ricco di minerali (fino al 7-12% del peso), vitamine del gruppo B in forma biodisponibile, proteine di buona qualità con i nove aminoacidi essenziali e un contenuto di fibre tra i più alti in assoluto. Il cuore biologico della lezione sono però i beta-glucani, lunghe catene di glucosio presenti nella parete cellulare dei funghi: agiscono da immunomodulatori, cioè "risvegliano" il sistema immunitario innato (macrofagi, natural killer, linfociti T e B) inducendo la produzione di citochine che combattono virus, batteri e cellule tumorali. Accanto ai beta-glucani il relatore descrive gli altri composti attivi: l'ergosterolo (precursore della vitamina D2 se il fungo è esposto al sole), i terpeni e triterpeni con azione antivirale, antitumorale e antinfiammatoria, e i composti fenolici antiossidanti. La seconda metà è una rassegna pratica dei funghi principali — Agaricus, Chaga, Cordyceps, Lion's mane (Hericium erinaceus), Maitake, Reishi e Shiitake — con indicazioni d'uso, benefici documentati e abbinamenti. Il relatore insiste su regole operative: cuocere sempre il fungo per rendere assorbibili i beta-glucani, preferire estratti da corpo fruttifero (meglio liquidi), controllare la percentuale di polisaccaridi e l'origine della materia prima, e soprattutto ciclizzare l'integrazione per evitare l'assuefazione dell'immunomodulazione. Chiude ricordando che l'effetto percepito dei funghi è fortemente soggettivo, ma quasi sempre tracciabile oggettivamente con i sensori.
Il relatore chiarisce subito il campo: si parla di funghi terapeutici (o medicinali), concentrandosi su quelli legali e reperibili sul mercato italiano. Resta esclusa la "parte black", cioè i funghi psicoattivi assunti a microdosaggio che oltreoceano vengono studiati per effetti terapeutici — tema rimandato a un altro momento. Il fungo, ricorda, è prima di tutto un alimento; oggi però la maggior parte dei suoi composti si assume tramite estratti e integratori, ormai equiparati a qualsiasi altro integratore. La ragione è culturale e geografica: in Italia non abbiamo l'abitudine di mangiare molti funghi (a parte i porcini) e le specie terapeutiche crescono soprattutto nel Nord Europa, in Siberia e nelle Americhe.
Come alimento il fungo è eccezionale per densità di nutrienti. Contiene dal 7 al 12% di minerali totali ed è ricco di vitamine e minerali (la quantità varia con la specie: il porcino ne ha molto meno di uno Shiitake o di un Reishi). È un ottimo modo per integrare minerali difficili da reperire come il fosforo e il potassio, ed è ricchissimo di vitamine del gruppo B già in forma facilmente assorbibile: utile per chi è in carenza o presenta una mutazione del gene MTHFR che ostacola l'assimilazione del complesso B — pur ricordando che con i soli funghi è difficile raggiungere la quota necessaria. Sul piano proteico i funghi sono sorprendenti: alcuni, come il fungo ostrica (Pleurotus, "oyster"), arrivano a quasi il 30% di proteine, e la cosa notevole è che contengono i nove aminoacidi essenziali, quindi un pool quasi completo. Qui il relatore apre una parentesi sulla biodisponibilità proteica: la carne e l'uovo hanno la più alta disponibilità (il corpo assorbe la quota maggiore delle proteine ingerite), il regno vegetale la più bassa (soprattutto la soia), ma il fungo, nell'ambito vegetale, è tra le fonti migliori proprio grazie al suo buon profilo aminoacidico.
I funghi hanno uno dei contenuti di fibre più alti in assoluto. Il relatore coglie l'occasione per affrontare il dibattito recente: diete "borderline" come la chetogenica e la carnivora sostengono che le fibre non servano e possano anzi causare problemi gastrointestinali. La sua posizione è che la verità stia nel mezzo, o meglio nell'individualità: ad alcuni le fibre danno problemi, ad altri la loro assenza provoca costipazione. Questo dipende da genetica ma soprattutto da epigenetica e dal microbiota intestinale, che ereditiamo dalla madre e che si struttura nei primi sei anni di vita (modificabile poi, ma solo con mesi o anni di alimentazione mirata). Un dato però è incontrovertibile: l'essere umano si è evoluto mangiando molte fibre. Le popolazioni non industrializzate ne consumano 50-60 g al giorno, contro i circa 15 g dei paesi europei industrializzati — un quarto. Porta l'esempio personale (lui stesso tollera male grandi quantità di fibre e preferisce un'alimentazione a basso contenuto di carboidrati con proteine animali, mentre la moglie, con sola carne, va incontro a problemi). Sul piano funzionale, lo Shiitake contiene circa il 35% di fibre e il Reishi arriva quasi all'85%, il che rende il Reishi, a suo parere, uno dei funghi d'eccellenza per densità nutrizionale. Un'alimentazione ricca di fibre è associata a prevenzione delle malattie cardiovascolari, riduzione del rischio di cancro al colon-retto e prevenzione del diabete.
Quando si parla di funghi, le molecole da ricordare — e da cercare negli integratori — sono i beta-glucani: lunghe catene di glucosio (zuccheri complessi) presenti sulla superficie e nella parete cellulare del fungo. In base all'orientamento delle unità di glucosio si distinguono in alfa e beta glucani. Il punto essenziale è la loro attività immunomodulatoria. Le ricerche degli ultimi 5-10 anni hanno dimostrato l'effetto significativo dei beta-glucani fungini sul sistema immunitario, nel trattamento del cancro e nel contrasto di infezioni virali, batteriche e fungine. Il meccanismo, spiegato con parole semplici: mangiamo i beta-glucani, entrano nel corpo, che li percepisce come qualcosa di estraneo e reagisce attivando le cellule immunitarie per "difendersi". Non è che le cellule combattano i beta-glucani in sé, ma vengono risvegliate e rese più attive e presenti, così da difenderci meglio dai patogeni reali che entrano.
L'attivazione coinvolge le cellule immunitarie innate — macrofagi e cellule natural killer — e le cellule effettrici adattative, principalmente i linfociti T helper e i linfociti B. Una volta attivate, queste cellule producono sostanze immunologicamente attive, le citochine, che hanno il compito di inibire la crescita di cellule tumorali e distruggere virus e batteri. Il relatore ricorda che ogni giorno il corpo produce fisiologicamente alcune cellule tumorali e, quando è "forte e intelligente", le elimina prima che si evolvano; quando non ci riesce si può andare incontro a neoplasie. I beta-glucani, oltre a innescare la via delle citochine, stimolano anche le cellule staminali a produrre nuove cellule del sistema immunitario. Ecco perché valutare un'integrazione o un'alimentazione ricca di funghi: oltre alle fibre, alle vitamine e ai minerali, sono ottimi immunomodulatori.
Nei funghi non ci sono solo beta-glucani. Un altro componente della parete cellulare è l'ergosterolo, presente in tutti i funghi: esposto alla luce solare, si converte in vitamina D2. Alcuni studi mostrano che consumare regolarmente funghi previamente esposti al sole per 30-60 minuti aumenta i livelli ematici di vitamina D. La pratica consigliata è quindi affettare i funghi, lasciarli alla luce del sole per circa 30 minuti e poi cuocerli e mangiarli: così si attiva l'ergosterolo e si produce vitamina D2, con un incremento dei livelli fino a dieci volte.
Un'altra classe di molecole sono i terpeni: idrocarburi (fatti di carbonio e idrogeno) presenti in moltissimi organismi viventi, non solo nei funghi, e alla base per esempio degli oli essenziali (il CBD full spectrum di qualità è ricco di terpeni). Oli essenziali come lavanda, menta e cannabis contengono mono- e sesquiterpeni, responsabili di effetti antinfiammatori, rilassanti muscolari, stimolanti nervosi e antibatterici. Il fungo che ne contiene di più in assoluto è il Reishi, con oltre 300 tipi diversi. Le ricerche attribuiscono ai terpeni molte attività biologiche potenti: antivirali, antitumorali, antinfiammatorie, antiossidanti, epatoprotettive, e in alcuni funghi effetti anti-obesità e di regolazione della glicemia. È la combinazione di terpeni, ergosterolo e tipo/quantità di beta-glucani a determinare il diverso effetto di ciascun fungo nel corpo.
I funghi contengono anche composti fenolici: flavonoidi, acidi fenolici, polifenoli (come i tannini del vino). Sono prodotti da molte piante e funghi e hanno effetto protettivo e anti-aging — l'esempio classico è il resveratrolo associato al vino. La caratteristica più interessante dei polifenoli è l'effetto antiossidante: riducono i radicali liberi, riduzione osservata sia in colture cellulari umane sia animali. Tra gli esempi di composti fenolici il relatore cita tocoferoli, flavonoidi, carotenoidi, alcuni glicosidi e tannini, presenti nei corpi fruttiferi, nel micelio e nelle colture liquide dei funghi.
Prima della rassegna delle specie, il relatore fissa le regole operative. Il fungo va sempre cotto, per rompere i polisaccaridi e rendere assorbibili i beta-glucani. L'integrazione va ciclizzata: circa 45 giorni (un mese e mezzo) di assunzione, poi uno stop di ~30 giorni, eventualmente da riprendere. Il motivo è l'adattamento: se si assumono funghi tutti i giorni, l'attività immunomodulatoria comincia a scemare perché il corpo "impara" a non allarmarsi. La ciclizzazione riguarda l'effetto immunitario; se un fungo si usa per altri scopi (concentrazione, memoria), il tema dell'assuefazione immunomodulatoria non si pone allo stesso modo. Sulla qualità dell'integratore contano due cose fondamentali. La prima è l'origine della materia prima: il fungo è una spugna, se coltivato in zone inquinate assorbe gli inquinanti. La seconda è la percentuale di polisaccaridi (cioè i beta-glucani): più alta è, migliore è il prodotto — un buon estratto può arrivare al 40%. Gli integratori migliori sono quelli estratti dal corpo fruttifero (non dal micelio), ancora meglio in forma liquida da estrazione alcolica (tintura madre), perché il dosaggio dei composti è molto più elevato; l'assunzione ideale del liquido è sublinguale, due pipettate sotto la lingua o in acqua. Le capsule (corpo fruttifero polverizzato) sono considerate meno efficaci. Come esempio di preparazione su misura, cita un cliente con infezione genitale ricorrente per cui ha fatto preparare in farmacia un estratto al 40% di polisaccaridi con un blend di Shiitake, Chaga e Reishi, assunto a 4 grammi al giorno.
Settembre e ottobre sono i mesi ideali per iniziare un lavoro sull'attività immunomodulatoria, in preparazione all'inverno, quando virus e batteri sono più diffusi (il freddo li favorisce e le mucose più secche ci rendono più esposti). In questa fase ha senso integrare i funghi, ma anche fare un'analisi dei livelli ematici di vitamina D (ed eventualmente integrarla in forma attiva), inserire esercizi ad alta intensità (forti attivatori immunitari), la crioterapia e le tecniche di respirazione. È un lavoro d'insieme su alimentazione, attività fisica e stile di vita.
Meno conosciuto e più difficile da trovare, l'estratto di corpo fruttifero di Agaricus è interessante soprattutto per la diminuzione della resistenza all'insulina nelle persone con diabete di tipo 2: è quindi un integratore naturale per chi ha insulino-resistenza o problemi di controllo glicemico. Offre anche sostegno in caso di neoplasie, ha attività immunomodulatoria e aiuta il fegato a ridurre l'infiammazione generale. Tra gli studi citati: riduzione degli effetti collaterali della chemioterapia (nausea, perdita di capelli, debolezza) su 39 pazienti, con aumento dell'attività delle natural killer; e un miglioramento significativo della resistenza insulinica in pazienti con diabete di tipo 2 rispetto al placebo, con assunzione di 1,5 g al giorno per 12 settimane. In abbinamento con berberina e astaxantina può costituire un mix efficace per la gestione della glicemia. Come sempre, in presenza di patologie il passaggio dal medico è d'obbligo.
Chiamato "il caffè dei siberiani", il Chaga (tipico della Siberia) da noi è introvabile fresco e si assume come integratore. Le sue attività principali da ricordare sono due: antitumorale e antiossidante; ha inoltre effetti sul bilanciamento glicemico, supporto cardiovascolare e antivirale. Contiene un'enorme quantità di molecole bioattive (oltre 200), tra cui l'acido betulinico, con effetti anti-cancro, antivirali, antibatterici e antiparassitari. Per le popolazioni siberiane è stato per secoli un alimento quasi sacro, cui si attribuiva un effetto di forza e salute. Alcuni suoi composti migliorano attenzione e veglia (attraversando in parte la barriera ematoencefalica), ragione per cui viene usato come caffè — il relatore lo inserisce nel suo sostituto del caffè ("max caffè"). Sul piano oncologico induce apoptosi nelle cellule cancerose e ne inibisce direttamente la crescita (senza essere un farmaco). L'effetto immunomodulante è legato anche alla melanina, ed è ricco di beta-glucani, chitina e terpeni che sostengono l'attività antiossidante, antitumorale e antivirale. Il relatore lo assume regolarmente, ma non per l'immunostimolazione: più per concentrazione, effetto antiossidante e prevenzione, sempre a cicli (per esempio tre settimane di assunzione, due di stop).
Soprannominato "fungo zombie" perché cresce all'interno di insetti o animali finché l'ospite non muore, il Cordyceps è un prodotto eccezionale. Protegge i reni ed è indicato per i pazienti con malattie renali croniche. Aumenta i livelli di energia e la resistenza durante lo sport: ha senso inserirlo nello sportivo che attraversa una fase di stanchezza, fatica a recuperare o deve affrontare una prestazione importante, come integrazione extra. Ci sono studi sull'aumento del vigore sessuale e sul supporto in caso di patologie polmonari croniche. È usato anche come tonico per gli anziani (oltre i 70 anni), per stimolare l'energia quando questa comincia a calare, sempre in modalità ciclizzata. Il relatore segnala che in Europa si sta valutando di regolamentarlo, forse rendendolo disponibile solo su prescrizione medica; per ora è ancora liberamente reperibile. Prevede che i funghi, e il Cordyceps in particolare, saranno sempre più presenti in alimenti, sostituti del caffè e sostituti della carne (già esistono aziende statunitensi che producono alimenti a base di funghi che imitano la carne, apprezzati per la resa proteica).
La "criniera di leone" è il fungo preferito del relatore, quello che avverte di più su di sé. È utilizzato principalmente per la funzione cognitiva: stimola attenzione, concentrazione e memoria, ed è perfetto come sostituto del caffè (lui ne prende due pipettate nel pomeriggio quando serve concentrazione). La sua caratteristica più notevole è la capacità di migliorare la riparazione nervosa: in caso di danno neurologico centrale o periferico (per esempio uno schiacciamento o un nervo tagliato) facilita la ricrescita dei nervi. Regola inoltre l'umore, potendo attraversare la barriera ematoencefalica, e ha effetti anche sulla glicemia, azione antibiotica, riduzione della pressione sanguigna. Sono citati studi di laboratorio e clinici sulle proprietà protettive contro ictus, Parkinson, Alzheimer, depressione, dolore neuropatico, demenza, danni nervosi e ulcere. Il relatore prevede che verrà sempre più usato come prevenzione per chi è predisposto o sta sviluppando Parkinson o Alzheimer, e cita quattro studi in ambito medico su funzione cognitiva, memoria e depressione. Uno studio interessante riguarda le ulcere gastriche: 18 mesi di trattamento con estratto di criniera di leone mostrano riparazione della mucosa gastrica e riduzione dell'infiammazione rispetto al trattamento farmacologico standard — al punto che lo sta facendo testare al suocero per un serio problema di ulcera gastrica.
Più facile da reperire (a volte anche al supermercato), il Maitake ha attività antitumorale e può essere inserito nei programmi di sostegno oncologico; è epatoprotettivo. La sua caratteristica più interessante è la regolazione del colesterolo. È molto ricco di vitamine del complesso B e contiene circa il 26% di beta-glucani, uno dei quali — il grifolan — è particolarmente attivo come antitumorale. Le ricerche mostrano, oltre alla risposta glicemica, una buona attività nella riduzione del colesterolo. È ancora poco studiato: gli studi disponibili si concentrano su colesterolo e proprietà immunostimolanti, e ci sono ricerche in corso sull'uomo per comprendere meglio gli usi tradizionali. Il relatore prevede che diventerà uno dei funghi più in voga nei prossimi anni.
Tra i due più famosi e studiati (con il Lion's mane), il Reishi è associato a sonno, rilassamento e gestione dello stress. Ha effetto sulla regolazione del colesterolo e della glicemia ed è in grado di rallentare la crescita virale: quando ci si ammala (raffreddore, febbre) è buona norma inserirlo, meglio ancora se assunto lo stesso giorno in cui compaiono i primi sintomi, per due-tre giorni — analogamente allo zinco, che in forma sublinguale riduce i tempi di malattia anche del 50%. È indicato per ansia, insonnia, depressione e stress; essendo ricco di beta-glucani ha anche azione antinfiammatoria. Va bene assunto la sera, prima di dormire, o durante pranzo e cena. Può essere combinato con fosfatidilserina e 5-HTP per sonno e stress. Ha un ottimo effetto sul sonno profondo (non sulla fase REM): in clienti con sonno profondo basso al tracker, inserire il Reishi ha mostrato grandi differenze.
È forse il più famoso e, soprattutto, il più facile da reperire, anche al supermercato. Offre sostegno nei programmi di trattamento del cancro e contro gli effetti collaterali della chemioterapia, prevenzione delle infezioni virali e batteriche, supporto immunitario e cardiovascolare, sostegno nel prediabete. Il relatore lo vede bene più come alimento che come integratore: due-tre volte a settimana lo si può comprare e cucinare. È un ottimo immunomodulante e alimento prezioso per chi è affetto da neoplasie, sempre sotto sorveglianza medica.
A chiusura, il relatore fornisce una mappa rapida per obiettivo: problematiche di stress → Reishi; attività del sistema immunitario e infezioni → Shiitake; energia e sport → Cordyceps; stimolazione cognitiva e memoria → Lion's mane (in abbinamento al Chaga, che ama combinare). Cita anche l'Hericium (per l'apparato gastrointestinale e a sostegno dell'immunomodulazione) come specie ulteriore, che lui non usa molto. Sui dosaggi indica come range di massima: non meno di 500 mg per Reishi, Chaga e Cordyceps; il Lion's mane può stare più in basso, sui 300 mg (0,3 g); per un uso "terapeutico" (per esempio a sostegno oncologico) si può salire a 1-1,5 g, facendosi preparare i dosaggi alti in farmacia. Se si usa polvere di fungo (per esempio nel caffè di cicoria) invece dell'estratto o della tintura madre, i dosaggi vanno alzati perché il contenuto di polisaccaridi è inferiore. Sul metodo integrativo: prima si dà l'integrazione utile al problema della persona, poi quella su base genetica (es. mutazione MTHFR → complesso B), e infine si valutano i funghi in base all'obiettivo. Ultimo messaggio: l'effetto percepito dei funghi varia molto da persona a persona (come per il CBD) — c'è chi non ha mai dormito così bene con il Reishi e chi non sente nulla — ma con un'assunzione costante di almeno un mese e mezzo il risultato è quasi sempre tracciabile oggettivamente tramite i sensori.