L'intervento — condotto dalla Dott.ssa Serena Smeazzetto (Next Genomics) insieme alle nutrizioniste del team, Silvia Carpitelli e Anna — è un approfondimento pratico sull'analisi degli ormoni salivari e sulla loro interpretazione clinica applicata al biohacking. Il filo conduttore è che gli ormoni non vanno letti come valori isolati, ma come una rete interconnessa che parte da un precursore comune (il colesterolo per gli steroidei) e si dirama in vie metaboliche che competono per lo stesso "budget" di molecole: lo stress cronico, "risucchiando" i precursori verso la produzione di cortisolo, deprime testosterone, progesterone e capacità anabolica. La relatrice attraversa i due pannelli salivari usati dal team (EpiGen Wellness e EpiGen Crono), spiega il campionamento corretto — con particolare attenzione al momento del ciclo mestruale nella donna fertile — e poi analizza ormone per ormone: cortisolo e asse ipotalamo-ipofisi-surrene, melatonina e la via triptofano→serotonina→melatonina, gli steroidei sessuali (DHEA, androstenedione, testosterone, estrogeni, progesterone), insulina e leptina. Ogni sezione è ancorata a casi studio reali che mostrano curve piatte del cortisolo, stati di stress acuto vs cronico, estrogeno-dominanza, sospetta sindrome dell'ovaio policistico ed endometriosi. Il messaggio metodologico è duplice: il test salivare va contestualizzato (con il genetico, il microbiota, lo stile di vita) e l'intervento è quasi sempre multi-fronte — alimentazione, gestione della glicemia, integrazione mirata e correzione dei comportamenti — mai la singola pillola.
Il team lavora con due analisi degli ormoni da saliva. Il pannello EpiGen Wellness offre una panoramica ampia: cortisolo e melatonina rilevati in due momenti (mattina e sera), a cui si aggiungono DHEA-solfato, testosterone, estradiolo, insulina e leptina. Il pannello EpiGen Crono restringe il campo a cortisolo e melatonina, ma li misura in quattro momenti della giornata: serve a ricostruire con precisione il ritmo circadiano dei due ormoni antagonisti.
La scelta tra i due dipende dalla domanda clinica: il Wellness dà l'overview metabolico-ormonale complessivo, il Crono zooma sull'andamento temporale di stress e sonno.
La qualità del dato dipende dal prelievo. Per il Wellness si raccolgono due campioni di saliva: il primo appena svegli, indicativamente tra le 6 e le 9 (o all'orario reale di risveglio, se la persona si alza prima), il secondo verso le 18 (tardo pomeriggio). In entrambi i casi, per i 30 minuti precedenti la persona non deve aver mangiato, bevuto né lavato i denti: nulla in bocca, perché si preleva saliva.
Per il Crono servono quattro prelievi a orari più definiti: al risveglio (circa 7-8), a mezzogiorno, alle 18 e a mezzanotte.
Il punto critico è il momento del ciclo mestruale. Per il Crono non è rilevante, ma per il Wellness sì, perché gli ormoni sessuali variano molto tra fase follicolare e fase luteale. L'uomo, la donna in menopausa e la donna che assume pillola estroprogestinica possono fare il test quando vogliono. La donna fertile senza terapia ormonale, invece, deve prelevare a metà della fase luteale, cioè indicativamente 3-8 giorni dopo l'ovulazione, tarando sulla lunghezza del ciclo: ciclo di 21 giorni → prelievo al 14°; ciclo di 28 giorni → al 21°; ciclo di 35 giorni → al 28°. Un campionamento fuori tempo porta a interpretazioni sbagliate (per esempio un progesterone apparentemente basso solo perché prelevato prima che salga).
Il cortisolo è "l'ormone dello stress". La relatrice ne inquadra la funzione in chiave evolutiva: nell'uomo ancestrale la reazione era a uno stress intenso ma di breve durata, legato al meccanismo combatti-o-fuggi, con valore di sopravvivenza. Oggi prevalgono forme di stress blando ma persistente, sconosciute al nostro codice genetico, che mantengono il cortisolo alto in modo costante e duraturo. Le conseguenze: alti livelli basali di glicemia, correlati ad alta insulina basale e a basso testosterone.
I sintomi dell'eccesso di cortisolo sono numerosi: emicrania e cefalea, aumento di peso soprattutto su addome e viso, ansia, depressione, irritabilità, pressione alta e tachicardia, reflusso, fino a correlazioni con malattie sistemiche (artrite, iperglicemia, malattie cardiovascolari).
Il concetto interpretativo cardine è che il problema non è solo un cortisolo troppo alto in ogni momento. Fisiologicamente il cortisolo dovrebbe essere alto al mattino e scendere fino a essere basso alla sera. È patologico anche il quadro opposto, la cosiddetta curva piatta: cortisolo basso già al mattino e che resta basso tutto il giorno. È il segno di un esaurimento della produzione — come se la persona avesse prodotto tanto cortisolo in passato da non avere più riserve — e indica un aumentato rischio di burnout.
La minaccia che innesca la risposta può essere fisica o psicologica, reale o solo percepita. La risposta è coordinata e a due velocità: una parte veloce, con rilascio di neurotrasmettitori come adrenalina e noradrenalina dalla midollare del surrene; e una parte lenta, ormonale, con rilascio di cortisolo.
Quando lo stimolo si risolve in fretta, entrano in gioco gli enzimi COMT, che degradano l'adrenalina: lo stress rientra sia sul piano reale sia su quello fisiologico. Se invece lo stress perdura, l'adrenalina continua a essere prodotta, agisce sull'asse HPA e la corticale del surrene rilascia cortisolo (risposta lenta). Un dato genetico rilevante: le persone con mutazioni della COMT non degradano bene l'adrenalina, per cui — anche quando lo stimolo stressante è finito — l'adrenalina residua continua a stimolare la produzione di cortisolo. Questi soggetti hanno perciò un rischio maggiore di stati di stress più elevati e costanti. L'analisi della COMT si trova nel modulo anti-aging del test genetico.
Donna di 31 anni, BMI 28,5, con sintomi di attacchi di panico ed emicrania. Il grafico del cortisolo mostra una curva piatta: valori sul rosso al mattino e mai in risalita nelle ore in cui il cortisolo dovrebbe aumentare, tutti al di sotto delle medie. È il quadro di uno stress cronico di lunga data. La melatonina è nella norma. Gli indici confermano: l'indice di infiammazione (che valuta il cortisolo) segnala infiammazione elevata, riconducibile proprio ai valori troppo bassi; l'indice dei ritmi circadiani indica alterazione moderata.
L'intervento tratta la persona come "in stress da tanto tempo": sul piano alimentare si lavora sulla gestione della glicemia (evitare l'ipoglicemia, pasti equilibrati e più frequenti, niente digiuni troppo lunghi); sul piano dell'integrazione si usano erbe adattogene — ashwagandha, rodiola — oppure la fosfatidilserina. Resta essenziale capire perché la persona sia in stress così elevato, intervenendo anche sulla causa.
La melatonina ha andamento opposto al cortisolo: bassa al mattino, in aumento alla sera. È prodotta dall'epifisi (ghiandola diversa dal surrene), regola il ritmo sonno-veglia, comincia a salire intorno alle 21 e la secrezione si interrompe verso le 7:30 del mattino. Sono orari indicativi, che cambiano con le stagioni e si sregolano alle alte latitudini. La produzione diminuisce con l'età: gli anziani (oltre i 75 anni) hanno picchi molto ridotti, ed è uno dei motivi per cui tendono a dormire meno. La carenza di sonno provoca stanchezza cronica, calo di attenzione e concentrazione, irritabilità.
I precursori sono triptofano → serotonina → melatonina. Questa via si intreccia con il ciclo dell'omocisteina e le vitamine del gruppo B, mediati dal cofattore enzimatico BH4 (tetraidrobiopterina). Un gene di sintesi del BH4 (leggibile nel modulo metabolico e nella neurogenomica) permette due trasformazioni chiave: fenilalanina → tirosina → dopamina, e triptofano → serotonina. Una mutazione che riduce il BH4 provoca accumulo di fenilalanina (problema metabolico e alimentare) e, abbassando il BH4, deprime anche serotonina e quindi melatonina. In questi casi si valuta la gestione del sonno e si può supportare non solo con melatonina ma con precursori e con il folato, che aiuta a rigenerare il BH4.
Un'altra coppia di enzimi rilevante sono le MAO-A e MAO-B (nel modulo anti-aging): loro mutazioni aumentano il metabolismo della serotonina, che viene convertita più facilmente in melatonina — così questi soggetti possono avere serotonina bassa ma dormire meglio.
La via triptofano-serotonina-melatonina è legata al microbiota: il triptofano è precursore di tre vie metaboliche — chinurenina, indoli e serotonina-melatonina — presenti sia nelle cellule umane sia nei batteri intestinali. Una persona sana ha le tre vie bilanciate; in condizioni come l'intestino irritabile o le malattie infiammatorie croniche intestinali si osserva la preponderanza di una via sulle altre. La disbiosi altera quindi anche l'equilibrio di questi metaboliti.
Caso studio 2: Marco, 28 anni, BMI 26, con ansia. Rispetto al caso precedente il cortisolo è aumentato (sempre sul rosso, ma con valori più alti nelle prime ore del mattino), mentre la melatonina è sotto i range ottimali. L'indice di infiammazione è arancione; i ritmi circadiani sono alterati sia per cortisolo sia per melatonina. Ma qui non si tratta di stress cronico bensì acuto: l'organismo produce ancora cortisolo a sufficienza, quindi è più facile intervenire. Sul piano alimentare si gestisce la glicemia e si aumenta la produzione di melatonina con alimenti che ne favoriscono la sintesi (semi di girasole, mandorle, banana, arance, uova); si lavora sulla regolarità degli orari di sonno e risveglio; sull'integrazione con melatonina, valeriana, passiflora; e sul microbiota, scegliendo pre- e probiotici adatti.
Gli steroidei sono "antipatici" per la loro complessità, ma il punto fermo è che il precursore di tutti è il colesterolo. Da esso si diramano diverse vie, che generano cinque famiglie: mineralcorticoidi (al centro l'aldosterone, che regola la pressione), glucocorticoidi (il principale è il cortisolo), progestinici (pregnenolone e progesterone), androgeni (DHEA e DHEA-solfato, androstenedione, testosterone) ed estrogeni (estradiolo, estrone, estriolo).
Il DHEA-solfato è la forma di riserva del DHEA, definito "ormone della longevità": cresce fino ai 25 anni poi cala fisiologicamente. Un DHEA troppo basso può indicare infiammazioni o infezioni; un DHEA elevato (condizione rara) può legarsi alla sindrome dell'ovaio policistico.
Lo schema semplificato della via: colesterolo → pregnenolone → (progesterone → cortisolo) oppure → DHEA → androstenedione → testosterone o estrogeni.
L'androstenedione è secreto dalle surrenali, dal testicolo nell'uomo e dall'ovaio nella donna; è precursore comune degli ormoni sessuali maschili e femminili. Attraverso l'enzima aromatasi si trasforma in estrone; parallelamente il testosterone, sempre via aromatasi, si trasforma in estradiolo. L'importanza dell'aromatasi si vede nel mondo delle palestre, dove si usano inibitori dell'aromatasi per bloccare la conversione in estrogeni e mantenere alto il testosterone. Un androstenedione basso segnala disfunzione surrenalica, ovarica o testicolare; alto, si lega a tumori o alla PCOS.
Esiste un pannello dedicato, l'analisi LongeviciX, che al posto di insulina e leptina misura androstenedione ed estrone (i precursori di estradiolo e testosterone). In un caso di donna in sovrappeso con cicli molto irregolari, il testosterone risulta basso ma non allarmante e l'estradiolo nella norma, mentre l'androstenedione è già elevato: è come se la via fosse bloccata all'androstenedione, incapace di procedere verso il testosterone. È un campanello d'allarme per la sindrome dell'ovaio policistico; si consiglia di affiancare una seconda analisi Wellness per valutare l'insulina, altro possibile indice di disregolazione in PCOS.
Il testosterone è l'ormone "della giovinezza" e del benessere: aumenta la massa magra, inibisce la sintesi delle cellule adipose e riduce così il rischio di malattie cardiovascolari, diabete e osteoporosi. Cala fisiologicamente con l'età: dai 40 anni scende circa dell'1% l'anno. Da ricordare il legame con lo stress: alti livelli di cortisolo si correlano a bassi livelli di testosterone (e quindi a minor massa magra).
La PCOS è una sindrome reversibile, che può presentarsi solo in un determinato periodo della vita e non necessariamente per sempre. È spesso legata a insulino-resistenza (utili il modulo metabolico del genetico più l'EpiGen Wellness) e/o ad alti livelli di androgeni: androstenedione alto, testosterone alto o, più raramente, DHEA alto.
Gli estrogeni sono estrone, estradiolo, estriolo. L'estrone è secreto dall'ovaio e prodotto a livello periferico soprattutto nel tessuto adiposo, per conversione dell'androstenedione via aromatasi. Nell'uomo l'estrogeno principale è l'estrone; nella donna dipende dalla fase della vita: in età fertile prevale l'estradiolo, in gravidanza l'estriolo, in menopausa l'estrone. Estrone ed estradiolo si convertono l'uno nell'altro tramite enzimi leggibili nei moduli genetici detox estrogeni e farmacogenomica. Alcune vie metaboliche portano a metaboliti protettivi (anche verso il cancro al seno), altre a estrogeni attivi e potenzialmente cancerogeni: guardare le mutazioni di questi pannelli aiuta a integrare le informazioni.
Ma il parametro decisivo è l'estrogeno-dominanza, cioè i rapporti. Nell'uomo si guarda estradiolo/testosterone: troppo estradiolo causa perdita di libido, basso numero di spermatozoi, infertilità e ginecomastia. Nella donna si guarda estradiolo/progesterone (con l'avvertenza di prelevare nei giorni giusti del ciclo). Una dominanza estrogenica dà stanchezza, difficoltà di concentrazione, insonnia, aumento di peso da ritenzione idrica, patologie della pelle (dermatiti, psoriasi), problemi intestinali (di nuovo il microbiota) e alterazioni del ciclo.
Caso studio di estrogeno-dominanza: estradiolo altissimo, progesterone molto basso, cortisolo comunque buono. L'intervento punta a capire perché l'estradiolo sia così alto (stile di vita, abitudini, età) e soprattutto a incrementare il progesterone, che può essere basso anche per lo stress. Si lavora su dieta e gestione della glicemia, si valutano i fitoestrogeni e integratori mirati: dioscorea e agnocasto per favorire il progesterone, e la maca per riequilibrare il rapporto estradiolo/progesterone. Viene sottolineato che maca e altre radici (come il cordyceps, utile per il liquido seminale) sono molto potenti e non vanno sottovalutate: la maca è tra le prime scelte anche per testosterone e fertilità.
Dal colesterolo → pregnenolone → progesterone, che può poi proseguire verso il cortisolo. I problemi possibili sono tre: ridotta produzione, quadro di estrogeno-dominanza, oppure una resistenza al progesterone dovuta a una mutazione del recettore (leggibile nel modulo estrogeni). In quest'ultimo caso il progesterone circolante è normale o abbondante, ma il recettore non lo "percepisce": la persona ne produce tanto, eppure è come se ne avesse poco. Se ci sono sintomi ma i livelli di progesterone sono nella norma e non c'è vera estrogeno-dominanza, va indagata proprio la resistenza recettoriale.
In un caso con estradiolo alto, progesterone alto e cortisolo molto alto, la persona conferma stress e ansia: la via del progesterone è probabilmente "risucchiata" nella produzione di cortisolo. Fondamentale che il campionamento sia fatto nel momento giusto del ciclo, perché il progesterone aumenta nella fase luteale (dal 14° giorno in poi); in gravidanza è altissimo. Anche microalterazioni dei livelli ormonali possono causare la sintomatologia premestruale, che non va considerata inevitabile ma migliorabile. La resistenza al progesterone può avere base genetica ed essere un campanello d'allarme per l'endometriosi (diagnosi che spetta al medico).
Ultimo caso studio: ciclo irregolare, cortisolo basso (stress cronico), estradiolo basso, progesterone alto e testosterone alto. Il rapporto testosterone/estradiolo fa pensare alla PCOS, unito a una possibile progesterone-resistenza e a una combinazione con endometriosi: la persona soffre effettivamente di entrambe. Nota di sintesi: un testosterone alto nell'uomo non è preoccupante, mentre nella donna va sempre valutato nel quadro generale.
Invecchiamento, obesità e sedentarietà sono fattori di rischio non genetici per il diabete di tipo 2. La disregolazione dell'insulina avviene o per alterata secrezione (se ne produce troppo poca) o per insulino-resistenza (l'insulina è alta ma i recettori non riescono a "leggerla"). L'attività fisica agisce come regolatore epigenetico: migliora il quadro del diabete di tipo 2 e ne previene l'insorgenza attraverso la metilazione di alcuni geni (per esempio FTO e TCF7L2, nel modulo metabolico, legati ad alterazioni del peso e della glicemia).
In un caso studio, un uomo con alterazione dell'insulina presentava anche psoriasi e candida: entrambe possibili campanelli di insulino-resistenza e di alterata gestione del glucosio. Il microbiota aggiunge informazioni — la specie Prevotella copri, per esempio, può influire sulla "ricerca di zuccheri" — così come la genetica evidenzia una predisposizione. L'intervento è quindi multi-fronte: migliorare la disbiosi e limitare i funghi come la candida, lavorare sulle predisposizioni genetiche e gestire il carico glicemico dei pasti. Diabete di tipo 1 = carenza di produzione di insulina; tipo 2 = insulino-resistenza.
La leptina è una proteina infiammatoria prodotta dal tessuto adiposo, con azione a feedback negativo: quando è alta blocca la fame, aumenta il senso di sazietà e stimola la termogenesi. La sua sregolazione — come per l'insulina — deriva o da carenza di produzione o da leptino-resistenza (mutazioni a carico del recettore, nel modulo metabolico). Il quadro si integra con gli altri ormoni: basse concentrazioni di testosterone si associano ad alto cortisolo e ad alta leptina, a conferma che la disregolazione è spesso sistemica e coinvolge più assi contemporaneamente.
Nel dibattito finale emerge un tema interessante: la causa del calo del desiderio sessuale (esclusi i traumi emotivi). Non è solo questione di ormoni. Può derivare da uno squilibrio ormonale su base di ritmo circadiano o dalla disregolazione dei neurotrasmettitori, in particolare la dopamina. Comportamenti come gioco d'azzardo, scrolling continuo sui social e consumo di pornografia mantengono la dopamina cronicamente alta e desensibilizzano i recettori dopaminergici: gli ormoni possono essere a posto, ma il segnale non passa. Esiste anche il caso opposto — livelli di dopamina e recettori dopaminergici corretti, ma recettori ormonali poco sensibili.
Sul piano pratico, per risensibilizzare i recettori dopaminergici: riallineare lo stile di vita alla natura (buon sonno, molto correlato all'attività dopaminergica), attività fisica corretta, riduzione degli impulsive behavior che tengono alta la baseline, ed esposizione al freddo poche volte a settimana (crea uno spike di dopamina con meno crash rispetto, per esempio, al caffè, e bilancia serotonina e dopamina). Per i recettori androgeni viene citata la carnitina come possibile stimolo della loro sensibilità.
Campionamento salivare corretto:
Interpretazione del cortisolo:
Interventi su stress/cortisolo:
Interventi su melatonina/sonno:
Interventi su estrogeno-dominanza / progesterone basso:
Interventi su insulina/leptina:
Contestualizzazione genetica (moduli da abbinare al salivare):
Nota di qualità: alcuni termini tecnici, acronimi e nomi di enzimi/pannelli sono stati ricostruiti dal contesto perché la trascrizione automatica li rendeva in forma storpiata (COMT, DHEA, BH4, MAO-A/MAO-B, aromatasi, EpiGen Wellness/Crono, LongeviciX, Prevotella copri, agnocasto, fosfatidilserina); dove la ricostruzione non era certa il concetto è stato reso in forma descrittiva senza forzature.