Sesta e ultima tappa del percorso di comunicazione e coaching di Luca Ruggeri, dopo comunicazione (08/10), ascolto (12/11), domande (10/12), convinzioni (14/01) e obiettivi (11/02). Il tema di chiusura sono le abitudini e la catena che porta al risultato: abitudini → responsabilità → autonomia → successo.
La tesi è che un obiettivo ben scritto non basta: senza abitudini che lo sostengano, il cambiamento resta un "fuoco di paglia". Il compito del professionista è triplice — valorizzare le competenze già acquisite dal cliente (anche quelle nate da tentativi falliti), capitalizzare l'esperienza trasformando i successi passati in booster, consolidare il cambiamento rendendolo pratica solida e duratura. Ruggeri elenca le sei caratteristiche di un'abitudine potenziante, presenta una tabella di sette tipologie di cliente con la strategia adatta a ciascuna, introduce il tema dei mentori e dei freni (le figure che, anche in buona fede, bloccano l'evoluzione) e insiste su un principio operativo: prima la continuità, poi l'intensità, costruita con microabitudini.
Come sempre, gran parte della lezione è laboratorio dal vivo: un giro su cosa cerca ciascuno in un coach, un lungo caso clinico (il cliente con 21 pasti settimanali perfetti tranne le cene), e un finale ruvido sul posizionamento professionale — "se state chiusi in casa potete essere i più bravi, ma morite di stenti". Chiude con la frase-sintesi: il coach abilita il cambiamento e crea le condizioni per il successo.
Ultima sessione del ciclo, con un gruppo ormai coeso che apre condividendo cosa è cambiato in questi mesi. Ruggeri riformula subito il senso del percorso in chiave di livelli logici: questa non è una materia ma una modalità, e col tempo diventa identità — "non farete più i coach, sarete coach; non farete più il biohacker, sarete biohacker". Con l'esempio che vale anche per i clienti: "sono una persona grassa" è un'etichetta durissima da togliere; "mi comporto con abitudini da persona grassa" è qualcosa che si risolve in fretta.
Ne discende l'invito al tirocinio permanente: nelle sedici-diciassette ore di veglia si può allenare l'approccio coaching centinaia di volte al giorno — sostituendo un giudizio con una domanda, guardando anche un post su Instagram chiedendosi "cosa voleva trasmettere? qual era il suo scopo?". Ruggeri applica lo stesso a sé: finita ogni sessione si fa un feedback su cosa avrebbe potuto fare meglio.
Annunci finali: due dirette (coaching + biohacking con Massimo; coaching + psicosomatica con Laura Pirotta) e l'invito, come ospiti, all'Health Coaching Lab di Rimini del 18-19 aprile — venti ore di formazione con Ruggeri, Pirotta, Francesco Pini, Massimo e Tony, con casi studio dal vivo e sessioni di training autogeno e mindfulness.
Il giro di feedback iniziale racconta cambiamenti non tecnici: "mi ha aperto tanto la mente, il modo di vedere e di ascoltare… è cambiato nella mia vita, nella routine, a casa col marito, con la famiglia", con la nota realistica di chi non si sente ancora pronta a fare le domande.
Ruggeri ne ricava il tema dei livelli logici: una cosa è cosa faccio, un'altra è chi sono. "Sono una persona grassa" è un'etichetta quasi irremovibile; "mi comporto con abitudini da persona grassa" — mangio disordinato, non mi muovo, non curo la salute — è qualcosa che si risolve. Lo stesso vale per loro: questa modalità, praticata, diventerà identità.
Da qui l'invito al tirocinio continuo: nelle ore di veglia si può sostituire un giudizio con una domanda decine di volte al giorno, anche davanti a un post sui social. È allenamento gratuito e massivo.
La sintesi: non proporre cambiamenti drastici, non contare sull'esuberanza del "voglio cambiare" — un fuoco di paglia — ma costruire con il cliente un percorso progressivo che diventi parte integrante della sua vita.
Sul piano operativo: si valorizza il comportamento nuovo, perché rinforza la responsabilità nelle scelte quotidiane (cosa scelgo a colazione, se mi muovo, se misuro, se guardo i passi) — e da lì si arriva all'identità.
Le tre parole-chiave del punto di partenza: impegnarsi (senza impegno non si ottiene nulla), esplorare (senza nuove abitudini si resta in omeostasi: continuo a fare quello che facevo e nulla cambia), mantenere la costanza (perché un'abitudine è ciò che fai automaticamente, senza sacrificio).
Il salto di qualità è quando il cliente internalizza: percepisce il valore di quella scelta, e sceglie con consapevolezza invece di lasciare al caso. Nota linguistica ricorrente: "scelgo questo", non "non fare quello" — la negazione è mal processata dal cervello. Non togliere, dare un'opportunità in più.
E la domanda che smaschera: "sei disposto a cambiare? sì. E cosa sei disposto a fare? …voglio mantenere la mia routine e non cambiare niente" — un castello di carte. Anche le domande del professionista devono, con misura, mettere alla prova: essere venuti da voi è già un grande passo, ma non significa essere pronti a un progetto di cambiamento (una cosa è farsi misurare o fare un massaggio, un'altra è trasformarsi).
Tabella da stampare, con la raccomandazione di scrivere accanto a ciascuna il nome di un cliente reale (o di una persona conosciuta). Non è univoca: le tipologie si incastrano fra loro, ma dà una fotografia d'insieme.
| Tipologia | Come si presenta | Strategia |
|---|---|---|
| Entusiasta | energia vitale, vuole agire subito, predisposto a fare | canalizzare la motivazione e renderla costante; definire una versione essenziale quotidiana di azioni |
| Discontinuo | sperimenta, vive l'istante, inizia-si ferma-si stufa-riprende | integrare l'ispirazione in una struttura costante: rituali di supporto, giorni chiave, monitoraggio; "metterlo su un binario" |
| Orientato al confronto | ama essere guidato e coprogettare; è un "decidi tu" | guidarlo verso l'autonomia: rendersi conto che può scegliere da solo, e lavorare sui risultati di quelle scelte |
| Preciso | attento a dettagli e qualità, metodico, ha bisogno di numeri e tabelle (molti biohacker esperti) | trasformare l'attenzione al dettaglio in apprendimento; fare degli errori delle lezioni |
| Riflessivo | valuta ogni cambiamento, cinestesico, lento a parlare, valori forti | allineare valori e azioni: collegare ogni azione ai suoi valori guida |
| Esploratore | vuole crescere e provare tante direzioni | incanalare l'energia su poche priorità, renderle pratiche e misurabili, poi passare alle successive |
| Resiliente | molte esperienze, positive e negative; a volte resiliente anche al cambiamento perché ha preso batoste | trasformare le esperienze in lezioni imparate, celebrare le microvittorie, ricostruire la fiducia con azioni concrete |
Esercizio: scrivere due mentori e due freni.
I mentori sono figure di riferimento a cui rivolgersi mentalmente nei momenti difficili — non serve telefonare a nessuno. Possono essere persone vive che non conosciamo, familiari, insegnanti, o personaggi di fantasia: "per me è Superman per la forza, mio babbo per la determinazione, mia mamma per l'approccio, la mia insegnante per la facilità di arrivare a una soluzione". La domanda operativa: in questo momento, in cui mi sento stanco e affaticato, Superman cosa farebbe?. Sono "coach senza che ve ne accorgiate": auto-potenziamento gratuito.
Una partecipante non riesce a individuarne; Ruggeri riformula il concetto con la metafora del viaggio e della timeline, e alla fine lei ne trova due — la madre e Rocky Balboa. Un'altra dice di essere mentore di sé stessa, richiamando i propri momenti buoni: Ruggeri lo riconosce come esercizio valido ma diverso, perché nei momenti di reale difficoltà non si riesce ad attingere al proprio passato — "Superman con la kryptonite non può fare riferimento alla sua forza". Da qui l'immagine dei serbatoi: il nostro dà energia, ma può svuotarsi; serve sapere chi può arrivare "con la tanica".
I freni sono l'altra faccia: persone che ci vogliono bene, non cattive, che però bloccano l'evoluzione — "non farlo, è pericoloso", "non vedi che ti stanchi troppo". Ruggeri racconta la propria storia: famiglia numerosa con azienda all'ingrosso in cui tutti hanno lavorato, iscrizione a Economia e Commercio, poi il cambio verso Scienze Motorie e nutrizione fatto di nascosto, con trasferimento immediato e il mantenimento a proprio carico. "In quel momento, a quell'età, non erano i miei mentori: erano assolutamente dei freni." I mentori furono gli amici che gli portarono i moduli di iscrizione. Oggi la madre gli dice "non potevo immaginare che saresti arrivato a questo livello".
Correlato importante: quando noi cambiamo, chi ci sta intorno può non cambiare — ed è legittimo. Possiamo essere d'aiuto con moderazione, non pretendere.
Sullo sfondo, il viaggio dell'eroe come mappa: si sta bene → qualcosa non va → delusione e spinta al cambiamento → arriva una batosta da qualcuno scambiato per mentore → crollo → ritrovamento di energia, forza e valori che portano all'autonomia. È nel momento refrattario ("io chi sono? cosa faccio? chi decide per me?") che interviene il coach: chiarire valori, obiettivi, mentori e freni, e da lì ritrovare l'energia.
Giro di tavolo: se doveste scegliere una guida per un percorso di coaching, cosa deve avere? Le risposte — capacità di entrare in relazione e di "gestirmi", empatia, capacità di sbloccare le emozioni, esperienza e competenza (aver già lavorato con persone come me), riempire le mie debolezze, sicurezza (una partecipante racconta di aver pianto in aula e di sentirsi trasmettere sicurezza).
Ruggeri usa il giro per una lezione di metodo: non accontentatevi di quello che vi dicono i clienti, e non fatevi portare a spasso. Su "sbloccare le emozioni" fa sottolineare la parola. Su "esperienza e competenza" incalza: decidi con la testa o con la pancia?. Su "riempire le debolezze" mostra il bivio: si potrebbe andare a scavare quali debolezze — ma è la strada psicologica, che guarda al passato e può durare cinquant'anni. Meglio: "cosa sarà successo una volta riempite le tue debolezze?" → "sarò un maestro migliore, un coach migliore". Ecco l'identità e la motivazione. Da lì, in quattro battute: sei disposto a modificare alcune abitudini? a prenderti la responsabilità? a prenderti l'autonomia delle tue scelte? Allora sei disposto a raggiungere il successo — "in cinque minuti, non in quattordici anni".
La riflessione che chiude il giro: si creano energie forti anche online, fra persone mai viste dal vivo, quando ci sono relazione, empatia, capacità di sbloccare emozioni e sicurezza trasmessa.
Il caso raccontato è del giorno prima. Cliente seguito da tempo con coaching, nutrizione e monitoraggio del sonno, che arriva in crisi mostrando il plico della dieta: "è questa che mi manda nel pallone". Persona molto forte e capace, con un lavoro ad alto stress (clienti che perdono milioni in cinque minuti). Sia la nutrizionista sia gli allenatori del team stavano per mollare — "no, noi non molliamo: mollare vuol dire perdere noi e creare frustrazione nel cliente; se non ci crediamo noi, chi ci crede?".
La mossa: riportare al positivo già acquisito ("stai migliorando il sonno, spegni i device alle 21, cammini la mattina, prendi gli integratori, sei costante negli allenamenti") e poi restringere il campo. Sette giorni per tre pasti principali = 21 pasti: colazione perfetta, pranzo perfetto, l'unico punto critico è la cena. Cioè il 30%, non il 100%. "Sai cosa vuol dire concentrarsi solo sul 30%?"
Il nodo concreto: torna a casa stanco, alla moglie non piace cucinare e si comprano cose già pronte. La soluzione l'ha trovata lui: "faccio io la spesa a pranzo e cucino io per la famiglia — mi sento di fare lo chef", pianificando due settimane per volta. Ruggeri sottolinea due cose: non poteva essere succube di moglie e figlio che mangiano la pizza, ma nemmeno uscire di casa mentre loro cenano ("non è ecologico, lo puoi fare una settimana"); e la soluzione dà responsabilità, autonomia e successo — ed è arrivata dal cliente stesso, quando si entra nel meccanismo del suo ragionamento.
Set di domande utilizzabili su di sé o sui clienti, per progettare abitudini che durano:
E il principio: responsabilizzare vuol dire creare un legame di fiducia e supporto costante affinché il cliente abbia un ruolo attivo. I sette passaggi con cui lo si accompagna: dare significato profondo a ogni azione; adottare uno stile di vita sostenibile; consolidare la consapevolezza dei propri schemi; anticipare e superare le sfide (con timeline e proiezioni sul futuro, per avere già un piano B); affinare e ottimizzare il percorso; velocizzare i risultati ("una cosa che deve accadere accade, ma il coach te la velocizza": dieci chili da solo, molti anni; con un coach, il minimo tempo); ricostruire energia e motivazione in chi arriva ormai svuotato; sviluppare una crescente indipendenza.
Con il paradosso finale: "il miglior risultato è quando non si capisce chi sia il coach — il cliente pensa di averlo fatto da solo. Noi siamo complici, dobbiamo passare inosservati".
Tre pilastri della responsabilizzazione:
Quattro passaggi verso l'automatismo: attivare la nuova azione (inizio a fare colazione), coltivare la costanza (tutti i giorni), mantenere l'impegno (verifico), stabilizzare il successo (diventa automatica e non devo più occuparmene).
Il ruolo del professionista si riassume in quattro elementi — ispirare chiarezza, offrire contenimento (una struttura), creare semplicità (una linea guida), costruire valore — cui corrispondono quattro esiti nel cliente: autoconsapevolezza, gestione proattiva delle sfide, padronanza del percorso, lucidità nel decidere e costanza nel mantenere.
Modellare ciò che il cliente già sa fare: tutti abbiamo abitudini solide in qualche ambito (spegnere i device, misurare, respirare, scegliere un alimento) — noi le abbiamo in questo settore perché qualcuno ci ha aiutato ad avviarle e le abbiamo coltivate. Il cliente le ha nel suo, lavorativo o familiare. Si guarda come ci è riuscito lì e si trasferisce il meccanismo dove fatica: "prendere, guardare, copiare, trasferire".
Prima la continuità, poi l'intensità: si parte cauti, un comportamento per volta — essere consapevoli che la cena è il punto su cui lavorare, stabilizzare nel tempo una nuova cena (settimane, forse mesi), far crescere il nuovo modello, ottimizzare. Sapendo che una volta non farà la spesa, una volta mangeranno la pizza, una volta avranno litigato: "ci hanno messo sessant'anni ad arrivare a quelle convinzioni, noi non abbiamo la bacchetta magica". Il ritmo lo decide il cliente; quello che possiamo definire insieme è una data e un risultato — ricollegandosi agli obiettivi SMARTER della lezione precedente — e poi misurare lungo il percorso, capendo cosa impedisce il risultato quando non arriva.
Microabitudini: piccoli cambiamenti che semplificano il percorso, riducono gli ostacoli, favoriscono lo slancio, consolidano i primi successi, accrescono la fiducia, rafforzano la costanza. Applicate al caso della cena: schematizzare i pasti e isolare l'unico critico; rimuovere l'ostacolo (chi fa la spesa); dare slancio ("vai oggi a fare la spesa e parlane stasera in famiglia"); consolidare ("com'è andata la prima cena?"); accrescere fiducia ("bravo, vedi che si riesce"); rafforzare la costanza ("facciamolo ancora, poi la prossima settimana me lo racconti").
Cinque caratteristiche di una buona microabitudine: semplice (si può fare subito), chiara (so cosa faccio), realistica, sostenibile (rientra negli orari veri), osservabile (la vede lui, la vedo io — una foto, un report).
E i cinque pilastri per costruirla: un'azione chiara, un momento preciso nella giornata, una soglia ideale (immediatamente fattibile: "la puoi iniziare subito?" → sì), una strategia proattiva (cosa potrebbe frenarla e come ovviare), un indicatore di progresso ("se ti chiamo domani, come mi fai vedere che la stai portando avanti?").
Il feedback non è una consegna una tantum: nelle consulenze di controllo si ascolta cosa è successo, si dà motivazione positiva su ciò che è già stato fatto bene, si revisiona ciò che manca, si ripersonalizza e si integrano nuove azioni. Perché il cliente — come noi — cambia di settimana in settimana: nuove abitudini integrate, vecchie perse, convinzioni limitanti sgretolate e potenzianti trovate, ma anche nuovi freni sopraggiunti.
Poi il passaggio più politico della lezione. Di tecnici ce ne sono tanti, e ChatGPT è più tecnico di tutti noi messi insieme. Se lavoriamo solo da tecnici lavoriamo solo sul piano logico; ma nessuno piange davanti a un test HRV o a un'app che conta le calorie. Piange — e riflette, e cambia — quando si attivano le emozioni: come la partecipante commossa da una riflessione in aula, o quella che in tre minuti ha trovato un mentore che non sapeva di avere. "Dobbiamo lottare con tutte le nostre armi per mantenere questa componente umana": la tecnologia supporta, non sostituisce. Siamo a un bivio e i prossimi due anni saranno di trasformazione radicale — o si tira fuori la componente umana agganciata alla parte misurativa, o si diventa "meri esecutori di test" e si compete solo sul prezzo (100 da uno, 50 da un altro, 20 online).
L'esempio a sostegno: un'azienda di parafarmacia online che apre un punto vendita fisico e non può competere sul prezzo con sé stessa. L'unica mossa: mettere in prima linea il farmacista come consulente — "vuoi la vitamina C? siamo sicuri? quale? forse ti serve un dosaggio diverso e va agganciata la B". Risultato: vendite triplicate.
Chiusura sul posizionamento, con una serie di domande ai partecipanti su cosa manca a ciascuno (sicurezza, organizzazione, esperienza, comunicazione, clienti) e una lavorata ruvida su chi "aspetta il momento giusto": cosa stai aspettando? il momento giusto non era ieri, non sarà domani — ce n'è uno solo, ed è quando lo decidi. A chi deve trovare clienti, la metafora del supermercato: risponde a un'esigenza, attira con offerte, comunica, ed è enorme, illuminato, con volantini e passaggi radio. "Per farsi conoscere devi solo farti vedere e attirare l'attenzione. Se state chiusi in casa potete essere i più bravi, ma morite di stenti" — e vale anche online, dove bisogna comunque "uscire in maniera informatica". Chiude con un'autovalutazione da 1 a 10 su quanto si sta comunicando (le risposte vanno da 3 a 8) e la nota che il miglioramento non è lineare ma moltiplicativo, per via del passaparola.
Costruire un'abitudine con un cliente
Linguaggio
Esercizi su di sé (e replicabili sui clienti)
Postura professionale