La sessione si apre con una domanda che Tony rivolge all'aula prima di entrare nei casi studio, e che rivela subito il tema portante della mattinata: perché un professionista dovrebbe dedicare tempo a dirette pubbliche e gratuite? Le risposte dei partecipanti — dare informazioni utili, avvicinare le persone al mondo del biohacking, incontrare chi è interessato a un percorso o allo studio della materia, allargare la consapevolezza nella popolazione — sono tutte corrette, ma Tony le usa come rampa di lancio per il vero argomento: come si tara la comunicazione sul livello di consapevolezza di chi ascolta.
Da qui nasce la parte più densa della sessione, che è una lezione di impostazione del lavoro più che di fisiologia. Tony descrive tre livelli di consapevolezza del contatto, spiega perché lo "spiegone" tecnico allontana le persone invece di convincerle, e riassume tutto in una frase che chiede espressamente all'aula di trascrivere:
La bravura sta nel far capire alla persona come può raggiungere i risultati che desidera lei attraverso quello che facciamo noi.
Il confronto che segue è un vero dibattito, con posizioni non del tutto allineate. Alcuni partecipanti insistono sul saper trasmettere la propria competenza e sull'intuire il bisogno dell'altro; Tony contesta che entrambe le cose, da sole, non bastino: la persona non compra la competenza, compra un risultato, e il passaggio decisivo non è che il professionista capisca — è che ci arrivi il cliente. Da questa cornice deriva anche il modo di trattare il prezzo: quando la presa di consapevolezza è avvenuta, le barriere economiche cadono; quando manca, qualunque cifra suona brutale.
La seconda metà torna sui casi studio portati dai partecipanti — un esame ormonale maschile, una cliente con infiammazioni articolari da motocross, un triatleta con sonno disturbato — e in ognuno di essi la lettura tecnica si intreccia con la stessa domanda di fondo: qual è il percorso che la persona è pronta a fare, e come lo si rende sostenibile e coerente nel tempo.
Sessione condotta da Tony Manfron con il gruppo dei partecipanti al corso, il mattino successivo a una diretta pubblica serale che aveva raccolto 330 persone collegate — numero che Tony cita come banco di prova della calibrazione comunicativa: con una platea così ampia e disomogenea, un registro sbagliato svuota la stanza in venti minuti.
La prima metà dell'incontro è una discussione aperta e a più voci, in cui Tony interroga l'aula e replica alle risposte; la seconda riprende casi studio già presentati nelle settimane precedenti e rimasti in sospeso, condivisi a schermo con le analisi dei clienti. Il tono è quello consueto della serie: maieutico, con Tony che risponde a una domanda ponendone altre, e con l'invito costante a costruire una rete tra i professionisti del gruppo per scambiarsi pareri sulle analisi.
Le cifre economiche che compaiono nella sessione vanno lette per quello che sono: esempi di ragionamento, spesso enunciati come ipotesi o come scale di grandezza, non un tariffario da replicare.
La domanda d'apertura è rivolta a chi il biohacker lo fa già di mestiere o vuole farlo. Le risposte raccolte dall'aula convergono su tre funzioni: distribuire informazioni corrette, avvicinare al biohacking chi non lo conosce, e far emergere spontaneamente le persone interessate — sia come clienti sia come futuri studenti della materia. Un partecipante aggiunge una quarta funzione, rivolta verso l'interno: anche i clienti già acquisiti apprezzano il ripasso, perché tenere fresche le nozioni ha valore quanto impararne di nuove.
Tony conferma il ragionamento e aggiunge l'aspetto industriale della cosa: dietro a una platea nuova c'è comunque un investimento consistente in acquisizione di contatti (la cifra pronunciata non è restituita in modo affidabile dalla trascrizione, ma l'ordine di grandezza dichiarato è di migliaia di euro). Il punto per l'aula, però, è un altro: chi ha già studiato tutto non partecipa a queste dirette per scoprire un segreto, ma per osservare come Tony tara il livello del discorso in funzione di chi ha davanti.
È l'impalcatura concettuale della sessione. Tony distingue tre gradini:
L'esempio del terzo livello è la persona in sovrappeso che conosce già l'esistenza di nutrizionisti e diete e ne ha provate diverse senza risultato: commercialmente è la più semplice da convertire, perché non va convinta che una soluzione esista, ma solo che questa soluzione funzionerà dove le altre non hanno funzionato.
Il corollario operativo dei tre livelli è una diagnosi spietata di un errore comune tra i professionisti tecnici. Chi si sente competente tende a dimostrarlo, e la dimostrazione diventa una lezione unilaterale che stanca l'interlocutore.
Un sacco di medici stanno antipatici alla gente perché gli fanno lo spiegone. La gente ha bisogno che le venga tarata la comunicazione in base al suo livello di consapevolezza.
Tony descrive la parabola tipica: si parte a spiegare il meccanismo dell'ATP, il ciclo di Krebs, l'elettrone che si lega all'ossigeno, le specie reattive dell'ossigeno — e alla fine dell'ora la persona risponde "ci penso", perché l'hai semplicemente ubriacata di informazioni. La correzione non è parlare meno, ma verificare continuamente che l'altro stia seguendo il ragionamento, e ricondurre ogni passaggio tecnico al risultato che quella specifica persona desidera.
Qui la sessione diventa un confronto vero, con posizioni che restano distinte.
Un partecipante sostiene che la difficoltà maggiore sia far capire alla gente quello che sai, e che la competenza vada anzi moderata, perché quando si percepisce che ne sai troppo si rischia di risultare antipatici: se non trasmetti quello che sai, però, nessuno ti prende in considerazione.
Tony risponde con una provocazione esplicita: il ragionamento è corretto ma non è sufficiente.
La persona che sta dall'altra parte non ha bisogno di capire che tu sia competente. Se fosse così, tutti andrebbero dal medico, perché è quello che ha fatto il percorso di studi più lungo. La persona ha bisogno di risultati.
Da questa asimmetria Tony trae anche una spiegazione scomoda del successo di chi truffa: non è che le persone siano ingenue, è che chi vende una scorciatoia riesce a rendere visibile la connessione tra ciò che l'altro desidera e il modo in cui lo otterrà — e se non costa fatica, tanto meglio. Il professionista onesto perde non perché sia meno competente, ma perché quella connessione non la costruisce.
Il livello successivo, per Tony, è saper spiegare anche perché gli approcci precedenti non hanno funzionato — con una precisazione etica netta: si smonta il metodo, non si screditano i colleghi, perché nella maggior parte dei casi il problema è che non avevano capito davvero.
Una partecipante propone una lettura complementare e in parte alternativa: la "bacchetta magica" è connettersi empaticamente con il bisogno dell'altro, e la parte difficile è intuire dalla conversazione quale sia il bisogno reale. Distingue due famiglie di bisogni: quelli legati al piacere (faccio cento chilometri per andare in altalena, non mi serve a nulla ma mi piace) e quelli suscitati dalla paura, quasi sempre inconsapevoli — ho paura del buio quindi mi organizzo la luce, ho paura dell'Alzheimer quindi faccio corsi di stimolazione cognitiva. Poiché la paura non è riconosciuta, la persona agisce "sparando frecce in ogni direzione" senza cogliere l'obiettivo. Aggiunge un secondo elemento: il riconoscimento del proprio potere. Finché una persona crede che tutto dipenda dal farmaco o dallo specialista non si muove; nel momento in cui capisce che dipende da sé, agisce.
Un terzo intervento porta una prospettiva da cliente diventato studente: la svolta, racconta, è arrivata quando le spiegazioni gli hanno reso consapevoli problemi che oggi gli sembrano ovvi — se dormi male è normale che tu non riesca a perdere peso o che sia irritabile — ma che prima non collegava affatto.
Tony accoglie tutti e tre i contributi ma insiste su una distinzione che non concede:
Io quando mi arriva una persona, dopo due minuti che parla so già di che cosa ha bisogno. Il problema è un altro: ci deve arrivare lui. Se lui non attraversa il ponte, e da solo non lo attraversa, glielo devo far attraversare io.
L'intuito, dunque, è reale e si costruisce con l'esperienza — è la capacità di unire puntini che nessun libro insegna — ma è uno strumento del professionista, non un risultato per il cliente. Il lavoro consiste nel portare la persona dal punto A al punto B in modo che la consapevolezza sia sua; solo a quel punto, osserva Tony, cadono anche le barriere di prezzo.
Sul come farlo, l'aula porta due riferimenti metodologici distinti:
Tony affronta il tema economico esclusivamente come metodo di ragionamento, e le cifre che pronuncia sono dichiaratamente esemplificative. I percorsi di medicina di precisione che il suo gruppo propone si collocano su una scala che va, indicativamente, da circa mille a circa cinquemila euro, a seconda del numero di analisi, della durata e della presenza di monitoraggio con dispositivi. All'interno di quella scala, un percorso focalizzato sul microbiota si aggira sull'ordine dei mille euro.
Il punto non è la cifra, è il momento. Se dopo tre minuti di conversazione — quando l'intuito ha già individuato la soluzione — si comunica il prezzo, il risultato è ruvido, perché la persona non ha ancora compiuto il percorso di presa di consapevolezza che rende quella cifra sensata ai suoi occhi.
Per mostrare quanto il giudizio sul prezzo dipenda dal livello di consapevolezza, Tony costruisce un esempio che premette essere ipotetico: se arrivasse una persona che sa già quanto costa un'analisi avanzata, che informazioni ne può ricavare, e che un percorso nutrizionale di sei mesi con una visita al mese a circa ottanta euro l'una comporta comunque una spesa non banale, allora sentendosi chiedere mille euro reagirebbe dicendo "pensavo di più". La cifra è la stessa; cambia solo chi la ascolta.
Una partecipante, nell'aggiornare il suo caso studio, espone la struttura con cui ha impostato i propri compensi: le prime consulenze comprensive dello studio del caso a pagamento, il programma scritto offerto, e la metà della tariffa per i controlli successivi. Non emergono importi in chiaro, e la struttura va letta come una scelta personale condivisa in aula, non come uno schema raccomandato.
Da questa discussione Tony passa a un'obiezione che dichiara di ricevere di persona, e che tocca il rapporto tra prezzo percepito e semplicità delle indicazioni: un cliente che ha acquistato un percorso da tremila euro protesta perché gli si consiglia di uscire a prendere il sole.
La risposta ha due tempi. Il primo è chiarire il contenuto: quei tremila euro non sono il prezzo dell'esposizione solare, ma di analisi, consulenze, impostazione alimentare, integrazione, probiotici, visite e tutto il resto. Il secondo è il principio della piramide del biohacking, strumento del corso che Tony invita a usare: se non si sistemano le fondamenta, nessuna integrazione produce risultati, e il cliente finirà per raccontare in giro di aver speso molto senza ottenere nulla.
Il controesempio arriva dallo stesso giorno: un potenziale cliente racconta di aver speso, con una professionista precedente, circa trecento euro al mese di integratori per un anno senza risultati e senza sapere che effetto avessero. Tony verifica di quali prodotti si trattasse e li riconduce a un circuito di network marketing, con una distinzione che tiene a fare in modo esplicito: non ha nulla contro i prodotti di quel canale, è il modello di business che non gli piace. La conclusione, in forma di domanda retorica, è che tra chi vende un percorso completo partendo dalle basi e chi vende un anno di integratori senza fondamenta, il primo non è quello poco serio.
Una partecipante riporta l'esame ormonale del proprio compagno, quarant'anni, professionista che lavora nel suo stesso studio con trattamenti manuali. Il quadro condiviso a schermo comprende la cortisolemia su quattro campionamenti (mattina, metà mattina, pomeriggio, tarda sera), il DHEA perfettamente in linea, il testosterone fuori scala verso l'alto, gli altri ormoni sessuali in linea, insulina e leptina nella norma — nel complesso, commenta Tony, un asse ormonale invidiabile.
La domanda iniziale riguardava il testosterone alto, ma la partecipante dichiara di essersela già chiarita rivedendo la lezione sugli ormoni: nel maschio un testosterone alto non è di per sé un problema. Resta il cortisolo un po' basso a metà mattina, che lei collega a un sintomo concreto: il compagno si sveglia carico ma perde energia durante la mattinata e ha bisogno di mangiare a ogni cambio di paziente, cioè circa ogni quarantacinque minuti.
Tony chiede il contesto e riceve un quadro più ampio: normopeso, circa 73 kg per circa 1,85 m di altezza, ex cestista ancora attivo con qualche partita e due uscite di corsa in collina alla settimana, evacuazioni due o tre volte al giorno con feci non compatte, due o tre episodi influenzali per inverno.
La lettura che ne dà è la seguente:
Tony sfrutta il caso per una generalizzazione che vale per tutti. Il testosterone va guardato, ma il parametro rivelatore è il DHEA, che definisce con un'immagine: il papà del testosterone.
La casistica che descrive sulla propria clientela italiana è che raramente si veda un quadro come questo; molto più spesso il testosterone è medio-buono o poco sotto la media, ma il DHEA è basso. Un certo abbassamento dopo i quarant'anni è fisiologico, precisa, e non è una scusa, perché ci si può lavorare anche dopo i cinquanta o i sessanta. Il problema è prospettico: se il DHEA è basso, il testosterone è destinato a scendere ulteriormente. Viceversa, con un DHEA ottimale come in questo caso, un testosterone abbondantemente sopra la media può essere un segnale da tenere d'occhio, perché livelli cronicamente eccessivi hanno anche effetti pro-aging — con la cautela che non è detto sia questo il caso.
Un partecipante chiede di chiarire cosa intenda Tony con "spintarelle" per il testosterone: integrazione? palestra? pesi? La risposta è una scala di intervento a gradini, e l'ultimo gradino è dichiaratamente fuori dal perimetro del biohacker.
Sul primo livello ci sono le leve di stile di vita: allenamento contro resistenza, un'alimentazione ricca di zinco e di elementi pro-testosterone (con l'annotazione ironica che nessuno mangerà ostriche tutti i giorni), e il lavoro sul sonno. Sul secondo, sempre in accordo con il nutrizionista o con il professionista di riferimento, una supplementazione che sostenga i livelli ormonali oppure che agisca su vitalità e vigore — Tony cita piante e creatina — anche quando non è direttamente correlata al testosterone come lo zinco.
Il terzo livello è medico. Se una persona oltre i cinquanta o sessant'anni arriva da una storia di stile di vita sbagliato, è probabile che la sola correzione delle abitudini non basti a invertire un trend in caduta; in quel caso l'indirizzo è verso un endocrinologo, per valutare cicli di peptidi, ormoni oppure ormoni bioidentici. Tony esprime su questo un parere personale, e lo qualifica come tale: sapendo che questi sono anche ormoni della longevità e che si tratta di terapie prescrivibili, dopo una certa età valuterebbe cicli seguiti dal medico, non per ragioni estetiche o sportive ma di salute. Vale la pena sottolineare che l'intera valutazione — indicazione, dosaggio, monitoraggio — è terreno del medico, e che in aula viene presentata come opinione e non come protocollo.
Su questo si inserisce una precisazione regolatoria portata da un partecipante: in Italia il DHEA non è classificato come integratore ma rientra nell'ambito farmacologico, mentre in altri Paesi è reperibile liberamente. Tony conferma il dato di fatto. Va letto per quello che è — un'informazione sul diverso inquadramento normativo, non un suggerimento operativo su come procurarselo.
Il secondo caso è l'aggiornamento di una cliente di 34 anni seguita da una partecipante, che ha già ottenuto risultati concreti: è più attenta durante i pasti e il gonfiore addominale è calato molto.
Tony si ferma proprio su questo, perché è il punto che a suo avviso non viene compreso da fuori: sono le cose facili a funzionare, e proprio perché sono facili la gente non le fa. Il meccanismo del gonfiore è elementare: mangiando in fretta si ingloba aria, la ptialina salivare non lavora, il cibo entra nello stomaco non predigerito, lo stomaco deve secernere più acidi per attaccare bocconi grossi e mal masticati, e da lì si altera l'ambiente intestinale. Sono, dice, le bucce di banana su cui la gente scivola senza rendersene conto.
Sul valore di lungo periodo Tony introduce l'argomento dell'interesse composto applicato alla salute:
Se io ti cambio l'uno per cento oggi, quell'uno per cento domani sarà l'uno per cento sull'uno per cento di ieri. Quella persona che oggi ha 34 anni, quando ne avrà 54 e sarà con i suoi coetanei che parlano di trigliceridi alti e di pastiglie per la pressione, non avrà niente.
Il problema pratico riguarda la crioterapia. La cliente non riesce a fare la doccia fredda perché l'acqua che le scorre addosso le dà fastidio, e ha ripiegato su pacchetti da cinque ingressi in criocamera presso un istituto: cinque sessioni concentrate in una settimana, poi un mese di interruzione. La crio era stata consigliata perché la cliente pratica motocross a livello amatoriale — non agonistico, si accerta Tony chiedendo se lo sport sia una fonte di reddito — con conseguenti infiammazioni articolari.
La risposta si articola su più piani:
Il problema vero, però, è a monte. L'infiammazione articolare, osserva Tony, dipende in gran parte dal fatto che il tessuto muscolare non è sufficientemente sviluppato e robusto, e quindi il carico si scarica su tessuti molli e articolazioni. Da qui l'indicazione principale: mandarla in palestra a fare pesi, con un programma per aumentare il tessuto muscolare, esattamente con la logica della riabilitazione dopo un incidente.
Questo però introduce un vincolo di programmazione, perché la crio compromette la resintesi proteica. Se l'obiettivo comprende anche l'incremento di massa, allora le sedute con i pesi vanno tenute distanti da crio e motocross, che sono già stimoli stressanti. Il protocollo che Tony abbozza come spunto è: due sedute settimanali di motocross, una più blanda e tecnica e una più intensa in pista, con la crio collocata dopo quella intensa; le due sedute con i pesi in giorni diversi, mantenendo per quanto possibile un giorno di recupero.
Sul lavoro in palestra intervengono più partecipanti, con una precisazione che è anche una presa di posizione. Il primo suggerisce, dato che i danni del motocross sono legati alle articolazioni, di far lavorare la cliente su dischi e tappetini propriocettivi: un push-up con le mani su due dischi diventa un esercizio completamente diverso, e lo stesso vale per squat e plank su superficie instabile, perché si attivano tendini e muscolatura profonda. Lo stesso partecipante distingue però chiaramente i piani — questi sono esercizi di completamento, mentre la base resta la massa muscolare come indicato da Tony — e afferma che per lo scopo specifico il pilates, pur essendo lavoro di equilibrio e attivazione profonda, non offre il tipo di attivazione che serve nel motocross.
La professionista che segue la cliente aggiunge le sue opzioni: bosu, pedana vibrante in isometria dove ancora disponibile, e i balance disc con cui lavora abitualmente. Un altro partecipante, con un passato agonistico, propone un esercizio derivato dai suoi allenamenti: lavorare su due fitball, una sotto le gambe e una di fianco per la parte superiore, con un bilanciere scarico, in modo da attivare insieme gli adduttori che stringono la sella, femorali e quadricipiti, il core, le spalle e le braccia che mantengono la posizione in moto.
Nello stesso caso resta un dubbio: la melatonina risultava alta nel campionamento delle 18, e la professionista chiede come farla abbassare, riferendo di aver già ipotizzato con un collega che potesse dipendere da qualcosa somministrato alla cliente.
Tony riformula la domanda invece di risponderla, e la lettura che dà è metodologica:
Quei parametri sono indicativi della media della popolazione. Noi dobbiamo non solo leggere, ma anche interpretare: una persona che ha la melatonina più alta del normale non è assolutamente un problema.
L'ipotesi che ritiene plausibile è che l'alimentazione della cliente favorisca una produzione di melatonina particolarmente buona — una notizia, non un problema. Il consiglio è di non dare peso all'aspetto.
Il caso conclusivo riguarda un triatleta di 64 anni seguito da un partecipante con il metodo Oxygen Advantage, con gare quasi ogni domenica su distanze contenute — massimo un'ora e mezza, quindi lavoro in intensità. L'atleta dorme male, con risvegli frequenti, in un periodo di difficoltà personali. La domanda tecnica è: quando collocare il test ormonale, se le gare sono continue?
Prima di rispondere, Tony si ferma su un problema che ritiene prioritario. Il professionista ammette che l'alimentazione dell'atleta, corretta secondo l'atleta stesso, secondo lui non lo è, ma per il momento non intervenire perché sta lavorando sulla respirazione e rimanda la parte biohacking alla fine; e ammette che l'atleta "fa di testa sua" guardando in giro, cioè ascolta più campane. Per Tony è lì che va raddrizzata la situazione, prima di qualunque analisi:
Lui o lavora solo con te, o viene seguito da un altro professionista sulle cose che tu non fai. Se fa un po' quello che dici tu e un po' quello che dice un altro, è un problema per lui: andrà in confusione, non applicherà bene, e alla fine dirà di aver speso un sacco di soldi.
L'indicazione è di mettere in chiaro il percorso — cosa si farà, come funzionerà, cosa succederà — anche a costo di rischiare di perdere il cliente, perché l'obiettivo non è vendere un percorso ma avere un cliente che applichi e che duri negli anni. Con un'avvertenza che riprende l'apertura della sessione: si vende un risultato, ma un risultato onesto. Non si promettono venti secondi al chilometro in meno sul cronometro; si promette un tipo di miglioramento che il professionista sa di poter portare e che l'altro professionista, sull'ambito che gli manca, non gli darà.
Sul merito della domanda, Tony offre prima una scorciatoia diagnostica che non richiede analisi. Nell'atleta esistono tre sintomi sentinella: risvegli notturni o sonno di scarsa qualità, appetito anomalo particolarmente orientato verso il dolce o verso il salato, e perdita del desiderio di allenarsi. La presenza anche di uno solo dei tre indica che sta mangiando troppo poco, oppure si sta allenando troppo rispetto a quanto mangia e recupera — e la prima cosa che si perde quando si mangia troppo poco è proprio il sonno. È una valutazione che si fa banalmente con le domande, precisa Tony, e riguarda gli atleti, non la popolazione generale.
Se poi il test si vuole fare, la regola sul timing è semplice: nei giorni di riposo, lontano dall'allenamento e dalla gara, dove l'alterazione è minima e si osservano i livelli reali della persona. In condizione di over-reaching o overtraining il quadro si legge comunque, perché si vedrà lo stress alto e gli ormoni sessuali sbilanciati. L'ultimo consiglio è di rete: mandare l'analisi a uno dei colleghi del gruppo per un secondo parere.
Nel parlare con un potenziale cliente
Nel trattare il prezzo
Nel leggere le analisi
Nel programmare crio e allenamento
Nel definire il rapporto professionale