Questa non è una sessione clinica ma una diretta informativa e rassicurante sull'esame finale del percorso: Daniela la convoca proprio per «rompere il muro» dell'ansia da esame e spiegare, punto per punto, che cosa gli studenti devono consegnare, entro quando, e come si svolgerà la giornata.
L'impianto dell'esame si articola su tre elementi distinti: una prova scritta a risposta multipla (150 domande, una sola risposta corretta per domanda, soglia di superamento al 75%), una tesi su un argomento libero scelto tra quelli che lo studente ha «abbracciato» di più durante il corso, e un caso studio breve — due o tre pagine — condotto su una persona reale o, in mancanza, su se stessi. Tesi e caso studio sono due lavori separati, non un unico documento, e vanno inviati per e-mail prima dell'esame, in modo che i docenti li abbiano già letti quando si arriva all'orale.
Il messaggio di fondo che Daniela ripete più volte è che l'obiettivo non è filtrare o bocciare, ma verificare che le persone siano preparate e pronte a lavorare:
Non ci interessa fare esami, non abbiamo una richiesta ministeriale di raggiungere un tot di studenti. Ci interessa che voi siate preparati e che riusciate un domani, essendo certificati, a occuparvi bene di migliorare e ottimizzare le performance e la qualità di vita delle persone.
Di qui la conseguenza pratica più liberatoria della sessione: nessuno è obbligato a presentarsi a settembre. Chi non si sente pronto rinvia alla sessione successiva senza penalità, perché le sessioni d'esame sono due all'anno — una in primavera e una in autunno. E chi non raggiunge la soglia, semplicemente, rifà la prova.
La diretta è condotta da Daniela, che si occupa della parte organizzativa e amministrativa del percorso; Tony non è presente, e viene annunciata per il mercoledì successivo una seconda diretta con lui che riaprirà «le danze» sullo stesso argomento con ulteriori chiarimenti. In collegamento ci sono numerosi studenti — la trascrizione ne identifica alcuni per nome, tra cui Claudio, Andrea, Antonella, Marco e Daniele — che intervengono liberamente con domande su scadenze, formato dei lavori, valore del titolo e crediti formativi.
Un elemento di contesto importante per interpretare la sessione: il percorso di questa coorte è stato compresso. Gli studenti si sono iscritti in momenti diversi (tra l'autunno dell'anno precedente e gennaio), il percorso è pensato per durare «circa sei mesi, sei-otto-dodici mesi», e le indicazioni su tesi e caso studio sono arrivate tardi, intorno a maggio-giugno. Da qui la scelta dichiarata di non pretendere lavori lunghi: le richieste sono volutamente contenute perché i tempi sono stati stretti, non perché il lavoro conti poco.
Non chiederemo delle tesi lunghe, perché i tempi sono stati un po' stretti.
Nota importante per chi legge questa guida a distanza di tempo: la trascrizione è prodotta da un modello automatico e la sessione si riferisce alla sessione d'esame di settembre 2024. Le date e le cifre riportate qui sotto sono quelle pronunciate in diretta, ma vanno sempre riverificate sulla piattaforma o direttamente con la segreteria prima di regolare le proprie consegne.
La data dell'esame indicata in diretta è il 30 settembre. La prova scritta si svolge in serata; per l'orale, invece, Daniela sta ancora definendo l'organizzazione al momento della registrazione, e l'ipotesi che avanza è di distribuire le presentazioni nell'arco della giornata, con fasce orarie prenotate dagli studenti «come all'università»:
Voi mi scrivete: "Daniela, guarda, io questa fascia qui, dalle 12 alle 13". E da lì vi faccio entrare.
Il modello precedente — scritto il 30 e orali nei giorni successivi — viene ricordato da un partecipante come prassi che Tony aveva descritto in una live, ma Daniela lascia esplicitamente aperta la questione: «ora vediamo un po' come siamo». Anche l'orario preciso di inizio è da confermare: Daniela ipotizza di cominciare presto e cita un orario serale per la prova scritta, precisando che gli orari definitivi saranno stabiliti nella diretta del mercoledì con Tony. Dato il numero di iscritti, si prevede di darsi il cambio tra i docenti — Daniela, Tony e Andrea — per riuscire ad ascoltare tutti.
Su questi punti conviene essere prudenti: considerare la data del 30 come riferimento certo e gli orari come da confermare, aspettando la comunicazione ufficiale.
Il formato è descritto con precisione e poi ribadito una seconda volta per chi si era collegato in ritardo:
Alla domanda se le domande siano ingannevoli, la risposta è netta:
Le domande sono estrapolate dalle lezioni principali: nulla viene da fuori, nulla è ingannevole. Non c'è nessuna domanda a caso.
Sul piano logistico, la prova si svolge su una piattaforma dedicata: le domande compaiono a schermo, gli studenti compilano in diretta e il risultato è visibile subito dopo. I docenti restano collegati in video durante la prova, sia per vigilare («vi vediamo mentre compilate») sia per rispondere in privato a chi scriva un dubbio, senza disturbare gli altri. Viene consigliato di usare un PC anziché il cellulare.
Il perimetro dello studio è la parte «core» del corso. Sulla piattaforma esiste anche una sezione chiamata Approfondimenti, che contiene le registrazioni delle lezioni dell'anno precedente: Daniela suggerisce di dargli un'occhiata e di ascoltarne una parte perché sono materiale utile, ma chiarisce che ci si attiene «a quelle che sono le lezioni principali», quelle presenti sulla piattaforma come percorso vero e proprio. Su questo punto la trascrizione è un po' oscillante — prima sembra includere in parte gli approfondimenti, poi restringe alle lezioni principali — quindi il peso esatto degli Approfondimenti nella prova va considerato incerto e vale la pena chiederne conferma.
Un caso specifico solleva preoccupazione in aula: la lezione sull'HRV, giudicata da una partecipante troppo complessa («devo imparare tutte le frequenze?»). La risposta è rassicurante e fa capire il criterio con cui è stata costruita la prova:
Le domande sulla HRV non sono tante e sono piuttosto semplici, proprio per questo motivo: mi hanno segnalato che erano molto complesse, e quindi abbiamo fatto delle domande di base.
Il docente della lezione sull'HRV viene nominato in trascrizione, ma il nome è deformato dal riconoscimento automatico e non è ricostruibile con certezza; nella stessa battuta si fa riferimento anche alle lezioni di Massimo.
La tesi è su un solo argomento, scelto liberamente dallo studente. Il criterio guida non è la difficoltà o l'ampiezza, ma la risonanza personale: quello che si è «abbracciato di più» nei mesi di corso. Quando una partecipante confessa di essere confusa sulla scelta, la controdomanda è esattamente questa: che cosa ti risuona di più?
E se ciò che risuona sono più cose insieme — crio, grounding, ritmo circadiano, sonno, stile di vita — la risposta è che va bene comporle in un metodo personale:
Fai il tuo metodo. Il tuo concept è composto dalle cose che a te risuonano di più.
Sulla lunghezza la posizione è dichiaratamente permissiva, e la precisazione nasce da uno scambio molto concreto: un partecipante racconta di aver quasi finito una tesi di oltre venti pagine e chiede se deve tagliarla. La risposta è un no immediato e ripetuto:
No, no, se tu hai lavorato per farla, figurati: è un piacere. Mandala così. Potete fare quello che volete di lunghezza. Io volevo tranquillizzarvi, perché non ci interessa avervi stressati sotto esame: ecco perché ho fatto questa diretta.
Il senso del vincolo «leggero» è dunque un tetto psicologico, non un limite editoriale: «non mi interessa una tesi da cinquanta pagine da riempire, mi interessa l'idea, il mindset con cui la affrontate». In un caso specifico — una tesi sul biohacking al femminile, che toccherebbe fasi del ciclo, premestruo, pre-menopausa e menopausa — Daniela suggerisce di fermarsi intorno alle dieci pagine, non perché il tema non meriti di più, ma perché altrimenti «sarebbe da scriverci un libro».
Anche l'idea di una tesi nata prima del corso e non attinente al biohacking trova una risposta chiara: va riorientata per renderla il più inerente possibile al percorso, perché è quello il senso della prova.
Il valore che Daniela attribuisce alla scrittura della tesi va oltre l'esame, e lo argomenta con la propria esperienza: nel 2002 aveva discusso una tesi su come migliorare la qualità di vita delle persone davanti a una giuria scettica, e quel lavoro è diventato la traccia dei ventidue anni successivi.
La tesi per me è diventata la bussola. La scrittura, anche al computer o a mano, è una programmazione di ciò che voi un domani farete.
Il caso studio è il secondo elaborato, ed è separato dalla tesi. Un partecipante chiede se si possano fondere in un unico documento; la risposta è di tenerli distinti:
Io farei due cose a parte. In un caso studio avete applicato più strumenti: avete la vostra cassetta degli attrezzi, e da lì tirate fuori.
Il contenuto richiesto è un intervento reale nell'arco di quattro, otto o dodici settimane su una persona di cui si sia migliorato o ottimizzato qualcosa applicando ciò che si è studiato nel Campus. Chi non ha avuto un cliente può usare se stesso come soggetto: quest'anno è espressamente accettato, anche se l'ideale — per chi vuole lavorare come biohacker certificato — è aver praticato su qualcun altro, sia pure una sorella, un parente, un conoscente, anche gratuitamente.
Il caso studio va scritto (non solo esposto a voce) e la lunghezza indicata è di due o tre pagine, anche per una ragione pratica: i docenti devono leggerli tutti. La struttura suggerita, ricostruita dai vari passaggi della diretta, è la seguente:
Il punto 6 è quello che genera più domande, e la risposta è flessibile. Servono prove oggettive o basta la testimonianza del cliente? Entrambe le strade sono accettate: un prima/dopo misurato è preferibile — l'esempio citato è il microbiota confrontato a tre mesi, oppure i dati di un anello o di un dispositivo indossabile del tipo Oura Ring o Whoop — ma dove il tempo non è bastato si riportano i feedback del cliente.
E se non ci sono ancora miglioramenti da mostrare, perché si è appena iniziato? Anche questo è previsto:
Fai una bella presentazione della situazione attuale: «ho scelto di fare questo caso studio su di me, sono partito, ho fatto il test ormonale, il test del microbiota, i risultati sono questi, e il percorso da intraprendere è questo». Già questo va benissimo.
Viene fatta notare una ragione tecnica per cui non si può pretendere di più: il microbiota non risponde in tempi brevi, servono mesi, e Daniela lo dice per esperienza diretta. Una possibilità intermedia suggerita in diretta è di prestare il proprio dispositivo di monitoraggio alla persona per dieci o venti giorni, così da avere almeno una fotografia dei parametri di partenza — con il beneficio collaterale che spesso poi il cliente decide di acquistarselo.
Ed è qui che la sessione, pur organizzativa, tocca il nervo formativo del corso:
Educare vuol dire informare. Le persone non si conoscono: credono di sé cose che non corrispondono. Noi dobbiamo aiutarle a comprendersi — come funzionano, come dormono, quali sono le loro emozioni.
Tesi e caso studio vanno inviati prima dell'esame, perché i docenti li leggano in anticipo: «così abbiamo il tempo di leggerli, di comprendere», e all'orale si arriva già collegati a ciò che lo studente racconta. La scadenza indicata è il 23 settembre, con una tolleranza dichiarata esplicitamente:
Meglio entro il 23 o il 24, però ragazzi, il 25 non mi arrabbio. Scrivetemi: «Daniela, ti informo che non riesco per il 23, te la mando il 24 o il 25». Perfetto.
La consegna avviene per e-mail a Daniela; sull'indirizzo esatto la trascrizione è ambigua — Daniela dice di usare il suo, menzionando anche un indirizzo istituzionale, e si riserva di verificare quale sia il canale corretto. Va chiesta conferma dell'indirizzo prima di inviare.
All'orale ciascuno avrà circa un quarto d'ora: un riassunto del caso studio e la presentazione della tesi, che i docenti avranno già letto.
Due garanzie esplicite, ripetute più volte.
La prima: chi non raggiunge il 75% rifà la prova. Non ci sono conseguenze oltre a questa — «punizioni corporali» è la battuta con cui la questione viene sdrammatizzata in aula. Le sessioni d'esame sono due all'anno, una in aprile e una in settembre: chi non fa settembre fa aprile.
La seconda, ancora più importante: nessuno è obbligato a presentarsi in questa sessione. Chi non si sente pronto rinvia, e nessuno verrà «bocciato» per far numero.
Una parte degli iscritti ha richiesto i crediti formativi, il cui riconoscimento passa attraverso un provider esterno. È il motivo per cui la preparazione dell'esame ha richiesto molto tempo: le domande sono state costruite in accordo con il provider. Il monte crediti citato in diretta è di 50 crediti, ma nella stessa frase compaiono altre cifre e la trascrizione è confusa: il numero esatto va considerato incerto.
Per gli accreditati la procedura è distinta: si accede da una piattaforma del provider, e riceveranno una mail dedicata con tutte le istruzioni. Il coordinamento era ancora in corso al momento della diretta (Daniela cita un appuntamento fissato per il venerdì con il referente, il cui nome in trascrizione è deformato). La tempistica indicata è che l'esame si sostiene comunque nelle date previste e i crediti arrivano entro circa tre mesi.
Sul valore del titolo, la domanda arriva da un partecipante: che validità formale ha il diploma, e si può operare come fa un naturopata? La risposta è franca:
È un diploma riconosciuto, grazie alla partnership. Un albo dei biohacker non c'è — non l'hanno gli osteopati, figuriamoci. Stiamo lavorando anche per quello. È un diploma che ti permette di svolgere la tua attività come operatore olistico.
Due questioni pratiche chiuse in fondo alla sessione. La diretta è registrata volutamente e verrà caricata sulla piattaforma, così chi ha avuto problemi di connessione può rivederla — dettaglio non secondario, visto che la trascrizione mostra ripetuti problemi audio durante l'incontro.
Quanto alle tesi degli altri studenti, un partecipante chiede se sarà possibile leggerle, «perché credo che ognuno possa dare qualcosa all'altro». La risposta è affermativa ma condizionata al consenso scritto di ciascun autore: chi vuole condividere la propria tesi lo comunica per iscritto, e la segreteria la pubblica in un'apposita sezione della piattaforma, organizzata per sessione (ad esempio «tesi settembre 2024»). Nessuno è obbligato.
Come nelle sessioni tecniche, torna il tema della rete tra professionisti, qui declinato sulla scelta dell'argomento di tesi. Ogni studente svilupperà un proprio approccio — chi lavorerà con i fermenti, chi con le squadre sportive, chi integrerà il biohacking nel metodo che già insegna — e questo è considerato un valore, non una sovrapposizione.
Mai concorrenza tra di noi. Ognuno ha il suo approccio, così come voi avrete il vostro.
Nel caso della tesi sul biohacking al femminile, ad esempio, l'incoraggiamento è esplicito proprio perché il tema è poco coperto: «c'è poco in Italia, c'è poco in Europa, in America qualcuno ne parla ma non molto» — un'area in cui specializzarsi davvero.
Che cosa devi consegnare
Come impostare il caso studio in mezza giornata di lavoro
Come prepararti alla prova scritta
Come gestire la giornata e le scadenze