Prima lezione di un nuovo ciclo, dedicato alla psicosomatica clinica. Il modulo precedente (sei lezioni, da novembre a marzo) aveva lavorato su linguaggio, identikit del paziente e analisi transazionale; qui si cambia registro: si prendono i singoli disturbi psicosomatici e se ne legge il significato, disturbo per disturbo.
Il tema della serata è il trattenere. Il quadro di riferimento è quello della persona che tiene tutto dentro — emozioni, rabbia, lacrime, decisioni — e che a un certo punto "sfiata" attraverso il corpo. Pirotta analizza cinque disturbi con la stessa griglia: funzione corporea dell'organo → lettura psicosomatica → profilo tipico → segnali relazionali → frasi tipiche del paziente. I disturbi trattati sono stitichezza, colon irritabile a tendenza stiptica, cervicalgia, bruxismo e cefalea tensiva, uniti da un unico filo: rigidità muscolo-scheletrica, respirazione toracica alta, contrazione di stomaco e intestino, mandibola serrata.
Molto spazio va alla prudenza clinica: la lettura psicosomatica non sostituisce diagnosi, esami e terapia, e non si dice mai a un paziente che "è solo psicologico" o che "se l'è creato da solo". La lezione si chiude con gli strumenti di lavoro (domande di precisione, domande simbolo, disegno del sintomo, dialogo con l'organo, gestualità del lasciare andare), con qualche indicazione di supporto naturopatico e con la frase-sintesi del blocco: "alcuni pazienti non arrivano perché il loro corpo è debole, ma perché è stato forte troppo a lungo".
Lezione serale, dichiaratamente tecnica: niente esercizi, niente sottogruppi — "potete anche ascoltarmi in macchina". Il gruppo è piccolo e Pirotta usa continuamente casi della propria pratica clinica, oltre a esempi personali.
Il quadro epistemologico che propone è l'incrocio fra psicosomatica classica — poco studiata in Italia, "quasi bistrattata" dagli psicologi e a lungo percepita come esoterica — e le neuroscienze, cioè quanto oggi sappiamo della relazione mente-corpo. Il tutto si esprime attraverso un linguaggio simbolico che il cliente porta in studio, e l'arma principale resta l'ascolto.
Il ciclo prosegue il 18 maggio (rabbia, frustrazione e conflitto non espresso: gastrite, reflusso, colite, dermatiti, infiammazione, orticaria) e l'8 giugno (stanchezza, rinuncia e perdita di direzione: stanchezza cronica, fibromialgia, ipotensione, disturbi del sonno), con altre date fino a luglio.
Ci sono persone che non trattengono solo le emozioni, ma tutto: "devo avere tutto sotto controllo, del mio corpo e della mia mente". Non piangono, non chiedono aiuto, sono sempre "perfettine", stringono la pancia, digrignano i denti. Dall'esterno non si vede nulla.
Tre figure tipiche:
La cornice culturale che Pirotta evoca è Kafka: personaggi iperadattati che non possono permettersi di esplodere né di essere diversi da come gli altri li vogliono — fino alla trasformazione in scarafaggio, "l'animale che si pesta". Un'oppressione silenziosa.
Le ragioni del trattenere: paura del giudizio; disagio verso ciò che si penserebbe e direbbe; oppure un'educazione che ha insegnato che la rabbia e il dissenso non si esprimono, che bisogna essere sempre condiscendenti.
Nota relazionale: si può leggere anche dalla postura cronica di contenimento (rigidità, respirazione frettolosa e ansiogena) e persino dalla stretta di mano. E spesso c'è dietro una paura della morte o della malattia che è, in fondo, paura di perdere il controllo su ciò che non è controllabile.
Il modulo unisce psicosomatica classica e neuroscienze, con l'ascolto come strumento principale. Ma il perimetro va dichiarato con nettezza:
Detto questo, ci sono casi in cui, nonostante le terapie mediche, nulla funziona: lavorando sul significato sotteso, si guarisce.
Distinzione importante: il disturbo occasionale (le vertigini in un preciso momento della vita, mai più tornate) è diverso dal cronicizzato (l'herpes sempre nello stesso punto, la gastrite che ritorna). Nella cronicizzazione c'è un organo bersaglio costante, spesso "scelto" già nell'età evolutiva: il corpo ha memorizzato che a quel disagio corrisponde quella risposta.
Funzione corporea. L'intestino elimina ciò che non serve più, smista, nutre trattenendo i nutrienti — ma soprattutto espelle. È l'organo d'elezione del lasciare andare, più ancora del fegato (che depura e purifica, ma non lascia andare).
Lettura psicosomatica. Trattenimento e ipercontrollo: non riesco a lasciare andare. Le domande da farsi: da cosa si sta difendendo? cosa sta controllando? cosa ha paura di non controllare? L'intestino viene controllato inconsciamente, anche per via della respirazione toracica: si respira male, si trattiene la pancia, si chiude.
Temi ricorrenti: attaccamento al noto e paura del cambiamento (difficoltà a decidere quando il cambiamento è repentino), rigidità anche muscolare, bisogno di controllo, difficoltà a fidarsi del flusso della vita, poca capacità di lasciarsi andare anche nell'intimità.
Profilo: precisa, controllante, diligente. Arriva con la cartelletta e l'elenco delle diagnosi, fa domande, è responsabile — "il primo della classe", oppure la mamma iper-funzionante che deve tenere insieme lavoro, figli e casa. Fatica moltissimo a delegare: "se non lo faccio io, non lo fa nessuno". Frequente la comorbilità con il disturbo ossessivo-compulsivo (ossessioni di ordine e pulizia, ma anche quelle da palestra e integratori quando diventano patologiche).
Frasi tipiche: "senza di me non riescono a fare"; "fuori casa il mio corpo si blocca" (la stitichezza in vacanza); "non riesco a rilassarmi"; "devo tenere tutto dentro".
Nota clinica: può esistere una predisposizione anatomica o familiare — un assetto intestinale particolare — ma questo non implica che si manifesti in modo sintomatico: il tratto caratteriale e la modalità di gestione di ansia e stress restano decisivi. Sul piano epidemiologico è più frequente nella donna, anche per l'assetto ormonale e la posizione dell'utero.
Inciso freudiano. La stitichezza richiama la fase anale (2-3 anni), la seconda fase dello sviluppo psicosessuale dopo quella orale (0-18 mesi, esplorazione del mondo attraverso la bocca e la coccola del seno). Nella fase anale il bambino scopre che l'unica cosa che può davvero trattenere e rilasciare sono gli sfinteri — e infatti alcuni bambini esprimono il disagio proprio con stitichezza o, all'opposto, con encopresi ed enuresi.
Collocato nel blocco del trattenere ma, ammette Pirotta, è 50-50: metà trattengo, metà lascio andare. Un colon irritabile — che si irrita e si arrabbia facilmente — che non solo trattiene ma oscilla.
Il paragone che chiarisce tutto è con i disturbi alimentari: lo stitico è l'anoressico (coerente, sempre in controllo, spesso in comorbilità), il colon irritabile è il bulimico / binge — momenti di controllo rigoroso alternati a completa disorganizzazione, in modo anche repentino: giorni di stipsi (pancia gonfia, aria, dolore, ricorso ai lassativi) e il giorno dopo la colite.
Profilo: ipersensibile, incoerente sul piano comportamentale — mentre lo stitico "lo vedi, è sempre così". Passa dall'iperadattamento all'"non ce la faccio, svacco totalmente". Incostante, impaziente, ambivalente ("ti dice una cosa e poi ne fa un'altra"), spesso con una irritabilità di fondo e modalità passivo-aggressive (le frecciatine). Il tentativo è comunque quello dell'ipercontrollo, ma non sempre riesce.
Frasi tipiche: "basta un pensiero e mi si blocca tutto"; "quando sono in tensione il mio intestino cambia subito"; "sono andato in stress e l'intestino si è fatto sentire".
La sintesi: l'intestino è spesso il luogo dove il controllo fallisce. Nel "primo cervello" trattengo tutto e sto attento a tutto; il secondo cervello non ce la fa, e manifesta la paura — e il fallimento — del controllo.
Funzione corporea. Il collo tiene su la testa (i neonati devono allenarsi per riuscirci), sostiene e orienta: permette di girarsi a destra e a sinistra, di avere una direzione. Ed è l'interfaccia fra la parte mentale e quella corporea, fra il pensiero e l'azione.
Lettura psicosomatica. Un carico enorme: chi ha dolore a collo e schiena si porta un fardello di responsabilità. Tensione protratta, postura di chiusura, e spesso un conflitto fra ciò che la persona dice e ciò che vive: "sì dottoressa, tutto bene, la sto prendendo bene" — e intanto arriva la cervicalgia, a volte con vertigini, che sul piano simbolico dicono ho perso l'orientamento, non so cosa scegliere, non so dove andare. Ricorrono ipervigilanza e rigidità: "come chi porta il collarino dopo un colpo di frusta".
Il pensiero come peso. A differenza di intestino e colon — parte inconscia, istintiva, controllabile solo fino a un certo punto — collo e testa appartengono al mondo della mente: la persona razionalizza molto, trattiene molto, cerca di controllare ogni direzione.
Destra e sinistra. Sul piano simbolico (di impianto junghiano) la parte destra del corpo rimanda al materno — affettività, cibo, nutrimento — e la sinistra al paterno, cioè al normativo; non ai genitori biologici, ma al correlato simbolico. Quindi anche da che parte non si riesce a girare la testa dice qualcosa. Molte persone tendono ad avere problemi sempre sullo stesso lato; Pirotta si porta come esempio (fibroadenoma e ginocchio, entrambi a destra).
Frasi tipiche: "mi sento tutto sulle spalle"; "non riesco mai a mollare"; "devo resistere"; "non riesco ad abbassare la testa di fronte a questa cosa"; "appena mi fermo sento il collo di pietra"; "anche di notte resto teso".
E la domanda che riassume il metodo: che messaggio ti sta dando questa cervicalgia? perché ti è arrivata adesso e non in un altro momento? — "non ho fatto movimenti strani, dormo sullo stesso cuscino da sempre": a maggior ragione, vediamo perché adesso.
Funzione corporea e simbolica. Bocca e mandibola servono a nutrirsi, ma i denti servono anche a esprimere aggressività: il cane ringhia mostrando i denti, e lo stesso fanno gli scimpanzé (con cui condividiamo circa il 97% del DNA). Il maschio alfa, nei primati, è l'unico che mostra le viscere — la parte più vulnerabile — insieme ai denti.
Parentesi freudiana. Fra i sogni più frequenti descritti nell'Interpretazione dei sogni c'è quello di perdere i denti (accanto al cadere e all'essere inseguiti). Significato: non potersi difendere né esprimere l'aggressività, ma anche non potersi nutrire, e una perdita di virilità e di bellezza.
Lettura psicosomatica. Rabbia trattenuta e non espressa. "Il paziente non morde fuori, ma continua a mordere dentro." Di giorno l'autocontrollo tiene — la persona all'esterno appare serena, "come gestisci bene le cose, come sei tranquilla" — e di notte, quando nel sonno il controllo si allenta, esce tutto: "di giorno dottor Jekyll, di notte mister Hyde". Il gesto è lo stesso dei bambini arrabbiati: pugni stretti e denti serrati. Nei casi gravi il bite viene letteralmente consumato, e alcuni devono indossarlo anche mentre lavorano o guidano.
C'è anche una lettura pulsionale: energia (nel senso freudiano di Eros e Thanatos) che non viene convogliata bene e si manifesta come rabbia — non necessariamente legata a insoddisfazione sessuale.
Correlati: cervicalgia, problemi mandibolari, infiammazioni dei nervi facciali, vertigini.
Differenze di genere: la donna tende a manifestare l'aggressività in modo diverso, anche per l'assetto ormonale; nell'uomo il bruxismo si lega spesso alla triade potere, successo, sesso.
Nota clinica: esistono condizioni odontoiatriche predisponenti (il morso inverso) — la lettura psicosomatica si affianca, non sostituisce.
Non l'emicrania, ma il mal di testa da tensione muscolare, tipicamente dietro (protratto dal collo) o frontale.
Lettura psicosomatica: sovraccarico mentale. Pirotta lo lega alle aree frontale e prefrontale — le più evolute e le ultime a maturare (il cervello matura intorno ai 25 anni, ed è per questo che gli adolescenti faticano a prendere decisioni pienamente razionali) — sedi del pensiero astratto e ipotetico-deduttivo. Una macchina straordinaria che però produce pensiero ricorrente.
Distinzione clinica utile: rimuginio = pensiero rivolto al passato ("se avessi fatto…", "se non avessi lasciato…"); ruminazione = pensiero rivolto a presente e futuro ("cosa deciderò? A o B? e se ci fosse anche C?"). Il termine viene dalle mucche: si mastica e rimastica lo stesso pensiero.
Profilo: iper-responsabile, perfezionista, non spegne mai il cervello. Il dolore è costante, non pulsante: "un peso sul collo e sulla testa", "mi sento la testa piena", "come se qualcuno mi stesse schiacciando".
Nota pratica sul sonno: contare le pecore peggiora le cose, perché mantiene attivo il pensiero alto e razionale. Meglio azioni fisiche — anche solo un disegno — per uscire dal registro astratto.
Tutti i disturbi visti condividono: non mollo, non scarico. Sono persone che trattengono anche energeticamente.
Ne discende un tema delicato: chi ha questi disturbi in forma cronica (non l'episodio isolato) spesso vive male la propria sessualità — non nella libertà che vorrebbe, non lasciandosi andare. Con due precisazioni: (a) l'energia pulsionale non deve necessariamente scaricarsi con un partner né nella sessualità in senso stretto, perché esiste la sublimazione freudiana (arte, musica, fede: la pulsione si sposta verso qualcosa di meno organico); (b) il tema va toccato con i piedi di piombo, perché è la sfera più intima e perché non si è sessuologi. A volte, dopo molta tensione, il paziente arriva a dire da sé "col mio partner non vado a letto da cinque anni".
Caso 1 — la donna che funziona sempre. 45 anni, manager, madre, efficiente, precisa, impeccabile. Stitichezza cronica, cervicale rigida, sonno leggero (si addormenta ma non arriva al sonno profondo e si sveglia stanca), cefalea frequente.
Dal confronto in aula emergono: bisogno di tenere tutto sotto controllo — "se manca lei tutto decade" — su tutti i fronti, non solo il lavoro; senso di responsabilità enorme, il peso sulle spalle; incapacità di delegare perché ci si sente indispensabili anche quando non lo si è. E, sotto, il senso di colpa: "vado a lavorare e mi sento in colpa per i figli, sto coi figli e mi sento in colpa per il lavoro" — Pirotta nota che l'uomo tende più alla frustrazione, la donna al senso di colpa, e che spesso c'è una crisi identitaria ("vorrei essere donna, ma a volte mi sento solo mamma"). Il sonno leggero è un indicatore di iperattivazione (fisiologico e ossitocinico nei primi mesi dopo il parto, meno spiegabile dopo). La frase-firma: "io non mi posso permettere di stare male".
Sullo sfondo, un retaggio culturale italiano per cui la donna deve "sgomitare mille volte" per essere insieme madre, lavoratrice e tutto il resto — con l'aneddoto personale di Pirotta che contratta al ribasso i giorni di malattia per poter accompagnare la figlia a danza (riferimento alla serie Workin' Moms).
Caso 2 — chi si blocca fuori casa. 35 anni, ansiosa, intestino sensibile, alvo alterno, grande bisogno di controllo, difficoltà nei viaggi e nei contesti imprevisti. Qui la componente ansiosa è più forte e la persona è ambivalente: "voglio controllare ma non riesco, ci provo ma non lo faccio, voglio viaggiare ma poi sto male". Il bisogno è di ritualità e prevedibilità: tutto va preventivato, perché l'imprevisto fa paura. Il rischio è precludersi opportunità — c'è chi non va nemmeno a un picnic senza la certezza di un bagno vicino.
Domande di precisione ("chi domanda comanda"):
Domande guida sul lasciare andare: in questo periodo cosa fai fatica a lasciare andare? c'è una parte di te che non riesce a cedere, a fidarsi, ad affidarsi? c'è qualcosa che non stai dicendo — vuoi dirlo? (Sul non detto, un esercizio usato: scrivere una lettera a sé stessi, che spesso fa emergere rabbia e frustrazione.)
Domande simbolo: se il tuo intestino / il tuo collo / la tua mandibola potessero parlare, cosa direbbero? Parla con la tua cervicale, parla con la tua artrosi. Oppure: disegnami la tua gastrite, la tua ansia — non conta la bellezza del disegno, conta la simbologia.
Il pianto e il silenzio. Le due cose più difficili sul piano clinico: stare in silenzio senza invadere quello dell'altro, e accogliere il pianto senza fare nulla. Il pianto è di per sé terapeutico: "se lo spezzo parlando, lo sto interrompendo". Pirotta ammette di porre volutamente domande scomode per intercettare l'emotività.
Doppio intervento:
Supporti integrativi (accennati, con corso sui fiori di Bach previsto fra settembre e ottobre):
Griglia di lettura da applicare a ogni disturbo
Mappa sintetica del blocco "trattenere"
| Disturbo | Funzione | Lettura | Profilo | Frase tipica |
|---|---|---|---|---|
| Stitichezza | eliminare, lasciare andare | ipercontrollo, paura del cambiamento | preciso, diligente, non delega, tratti ossessivi | "se non lo faccio io non lo fa nessuno" |
| Colon irritabile | scambio, assorbimento, eliminazione | oscillazione fra controllo e svacco | ipersensibile, ambivalente, incostante, passivo-aggressivo | "basta un pensiero e mi si blocca tutto" |
| Cervicalgia | sostenere, orientare, collegare testa e corpo | carico di responsabilità, conflitto pensiero/vissuto | ipervigilante, razionale, rigido | "mi sento tutto sulle spalle" |
| Bruxismo | nutrirsi, esprimere aggressività | rabbia trattenuta che esce nel sonno | apparentemente sereno, passivo-aggressivo | (di giorno) "va tutto bene" |
| Cefalea tensiva | pensiero, decisione | sovraccarico mentale, rimuginio e ruminazione | iper-responsabile, perfezionista | "mi sento la testa piena" |
Domande operative
Regole di prudenza
Interventi