1. api_client.py: ConnectionError/Timeout restituisce status_code=502 invece
di 0 (nessuna route confrontava == 0, verificato); i proxy che inoltrano
resp.get("status_code", 500) ereditano il fix senza altre modifiche.
4. measure.py lookup_barcode: code non stringa -> 400 (prima 500 su
code.strip()); urllib.parse.quote(code, safe="") prima di comporre l'URL
verso il backend - un barcode con '/' o '../' non spezza più il path né
raggiunge altri GET con i permessi dell'utente.
5. Ogni "'{{ _(...) }}'" dentro un attributo Alpine (x-text, :title,
:placeholder, @click) sostituito con "{{ _(...)|tojson_attr }}": la
traduzione EN di admin/stations.html:105 ("Clear the station's recipes")
ha un apostrofo che l'IT non ha, e rompeva quel binding e basta - non è
un XSS, ma stessa classe di difetto di #10. File toccati: admin/stations,
admin/users, maker/recipe_list, maker/recipe_editor, maker/task_editor,
maker/task_drawing, components/caliper_status, measure/select_recipe.
Le occorrenze dentro <script>...</script> (non attributi) sono fuori
perimetro per questo punto.
6. statistics.py dashboard(): ciclo sulle pagine (per_page=100, il massimo
del backend) invece di un'unica chiamata che troncava la tendina ricette
alla centesima.
Co-Authored-By: Claude Sonnet 5 <noreply@anthropic.com>
Punto 14. La segnalazione dell'operatore del 28/07 non era stata circoscritta sul
codice: «le dimensioni delle viste cambiano a seconda del menu». Sono quattro
meccanismi distinti, tutti leggibili senza avere il tablet in mano.
Ogni vista si dichiarava la propria larghezza: sette valori diversi su diciassette
template, e nessuno coincideva con quello della navbar, che sta a max-w-7xl su
tutte. Il contenuto era quindi disallineato dalla barra sopra di sé, e il
disallineamento cambiava a ogni pagina. Il percorso dell'operatore faceva
1280 → 1024 → tutto schermo → 1280 in quattro passaggi.
Il padding verticale mescolava py-8 e py-6 fra viste consecutive, così la prima
card cambiava altezza a ogni schermata.
La barra di scorrimento è classica da 8px e occupa spazio: una pagina lunga la
mostrava, una corta no, e la schermata di misura la toglie sempre. A ogni
navigazione tutto il contenuto centrato — navbar compresa — si spostava di 8px.
La schermata di misura era alta 100vh, che su Android e iOS è l'altezza con la
barra dell'indirizzo nascosta: su un tablet il piede, dove stanno «Fine ciclo
misura» e il tastierino, finiva sotto il bordo.
Ora: .tmf-page e .tmf-page-narrow in themes.css, con i valori esatti della navbar;
scrollbar-gutter: stable; 100dvh dove serve. Due larghezze in tutto il prodotto al
posto di sette, e il criterio è il tipo di pagina — liste, tabelle e tele stanno
larghe, i moduli stanno stretti.
Login e schermata di misura tengono la loro geometria, per i motivi scritti in
docs/architecture/LAYOUT.md e ripetuti in EXEMPT dentro il test: la prima non ha
navbar a cui allinearsi, la seconda non deve scorrere mentre si misura.
Il test è statico e guarda i sorgenti: la vista scritta domani copierà la cornice
dalla vicina, ed è lì che la deriva ricomincia.
Resta da chiedere all'operatore su quale schermo l'ha vista: in verticale su un
tablet quasi tutte quelle larghezze collassano e il difetto non si nota.
Co-Authored-By: Claude Opus 5 (1M context) <noreply@anthropic.com>
Punto 12 del documento modifiche del 28/07. L'installazione a Trafilo e'
on-premise su rete di produzione isolata: finche' Alpine.js, Plotly, PDF.js,
Fabric.js e i Google Fonts venivano scaricati da CDN a ogni apertura di pagina,
senza internet l'interfaccia non partiva affatto (Alpine governa tutta la UI).
Le librerie passano in static/vendor/ con la versione nel nome del file, e la
CSP del backend si chiude a solo-origine. Il worker di PDF.js e' ripuntato in
tutti e quattro i template che lo usano: ripuntando solo lo script principale la
libreria si carica in locale ma il worker continua a cercare internet, e sembra
funzionare finche' non si apre un disegno.
Alpine e' pinnato a 3.15.12, cioe' la versione a cui "3.x.x" risolveva oggi: il
congelamento non cambia il comportamento di quanto e' gia' in esercizio, e toglie
il fatto che l'applicazione cambiasse da sola a ogni rilascio degli autori -
rilevante per le evidenze ISO 9001 / IATF 16949.
Inter e JetBrains Mono sono font variabili: un solo woff2 per subset copre tutti
i pesi, dove Google serviva lo stesso file sotto otto URL. Tenuti i soli subset
latin e latin-ext, che coprono per intero italiano e inglese.
Provenienza, versioni e impronte SHA-256 in static/vendor/VERSIONS.md.
Co-Authored-By: Claude Opus 5 (1M context) <noreply@anthropic.com>
Aligns the repo with the python-project-spec-design.md template chosen
for V2.0.0. Big move, no logic changes. The 3 pre-existing test
failures (test_recipes::test_update_recipe, test_recipes::
test_recipe_versioning, test_tasks::test_reorder_tasks, plus the
client test_save_measurement_proxy) survive unchanged.
Layout changes
- server/ -> src/backend/
- server/middleware/ -> src/backend/api/middleware/
- server/routers/ -> src/backend/api/routers/
- server/models/ -> src/backend/models/orm/
- server/schemas/ -> src/backend/models/api/
- server/uploads/ -> uploads/ (project root, mounted volume)
- server/tests/ -> src/backend/tests/
- client/ -> src/frontend/flask_app/ (Flask kept; React
deroga is documented in CLAUDE.md, justified by tablet UX, USB
caliper/barcode workflow and Fabric.js integration)
Tooling
- pyproject.toml: monorepo with [project] core deps and
optional-dependencies server / client / dev. Replaces both
server/requirements.txt and client/requirements.txt.
- uv.lock + .python-version (3.11) committed for reproducible builds.
- Dockerfile (root, backend) and Dockerfile.frontend rewritten to use
uv sync --frozen --no-dev --extra server|client; legacy Dockerfiles
preserved as Dockerfile.legacy for reference but excluded from build
context via .dockerignore.
- docker-compose.dev.yml + docker-compose.yml: build context now ".",
dockerfile pointing to the root files.
Code adjustments forced by the move
- Every "from config|database|models|schemas|services|routers|middleware
import ..." rewritten to its src.backend.* equivalent (50+ files
including indented inline imports inside test bodies).
- src/backend/migrations/env.py: insert project root into sys.path so
alembic can resolve src.backend.* imports regardless of cwd.
- src/backend/config.py: env_file ../../.env (was ../.env), upload_path
resolves project root via parents[2].
- src/backend/tests/conftest.py + tests: import ... from src.backend.*
instead of bare names; old per-directory pytest.ini files removed in
favor of root pyproject.toml [tool.pytest.ini_options].
- .gitignore: uploads/ at root, src/frontend/flask_app/static/css/
tailwind.css path; .dockerignore tightened.
- CLAUDE.md: rewrote sections "Layout del repository", "Comandi di
Sviluppo", "Database & Migrations", "Test", "i18n", and all path
references throughout the architecture sections.
Verified
- uv lock resolves 77 packages; uv sync --extra server --extra client
--extra dev installs cleanly.
- uv run pytest: 171 passed, 4 pre-existing failures.
- uv run alembic -c src/backend/migrations/alembic.ini check loads
config and metadata (errors only on the absent local MySQL).
Co-Authored-By: Claude Opus 4.7 (1M context) <noreply@anthropic.com>