Punto 12. Le cinque librerie erano già state portate in casa (28ee44b): nessun
template carica più niente dalla rete, il worker di PDF.js è locale in tutti e
quattro i file che lo impostano, i font sono woff2 nel pacchetto. Verificato riga
per riga, e le impronte SHA-256 in VERSIONS.md corrispondono ancora.
Mancava però la seconda metà dell'intervento, e mancava dove conta. La
Content-Security-Policy a sola origine locale esisteva sul backend, cioè sulle
risposte API; le pagine HTML le serve il client Flask, che non mandava alcuna
policy. La regola stava scritta dove non poteva essere infranta e assente dove
poteva. Ora il client la manda su ogni risposta.
Serve meno a difendere e più a non far tornare indietro il punto: un tag verso un
CDN aggiunto fra sei mesi viene rifiutato dal browser alla scrivania, dove c'è la
rete e l'errore si legge in console, invece che in reparto dove la rete non c'è.
Tailwind era ancora agganciato a `tailwindcss@3` nel Dockerfile: stesso difetto
che il documento cita per le librerie del browser, un gradino più in basso. Fissato
a 3.4.19, che è la versione con cui l'immagine in esercizio è stata costruita.
I test non renderizzano niente: leggono i sorgenti, perché il difetto che devono
impedire si scrive in un template e non si vede finché non si stacca la rete.
Controllano anche le impronte — una libreria sostituita sul posto tiene lo stesso
nome e la stessa riga in tabella, e l'hash è l'unica parte che se ne accorge.
Annotato in VERSIONS.md che `html5-qrcode` è l'unica libreria dichiarata e mai
caricata: lo scanner da fotocamera non è incluso da nessuna pagina, il lettore che
l'operatore usa è un campo di testo. Va portata in casa prima di accenderlo.
README aggiornato a V3.0.0: novità della versione punto per punto, ruolo
Supervisor, librerie locali al posto dei CDN, stato dei test.
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Punto 14. La segnalazione dell'operatore del 28/07 non era stata circoscritta sul
codice: «le dimensioni delle viste cambiano a seconda del menu». Sono quattro
meccanismi distinti, tutti leggibili senza avere il tablet in mano.
Ogni vista si dichiarava la propria larghezza: sette valori diversi su diciassette
template, e nessuno coincideva con quello della navbar, che sta a max-w-7xl su
tutte. Il contenuto era quindi disallineato dalla barra sopra di sé, e il
disallineamento cambiava a ogni pagina. Il percorso dell'operatore faceva
1280 → 1024 → tutto schermo → 1280 in quattro passaggi.
Il padding verticale mescolava py-8 e py-6 fra viste consecutive, così la prima
card cambiava altezza a ogni schermata.
La barra di scorrimento è classica da 8px e occupa spazio: una pagina lunga la
mostrava, una corta no, e la schermata di misura la toglie sempre. A ogni
navigazione tutto il contenuto centrato — navbar compresa — si spostava di 8px.
La schermata di misura era alta 100vh, che su Android e iOS è l'altezza con la
barra dell'indirizzo nascosta: su un tablet il piede, dove stanno «Fine ciclo
misura» e il tastierino, finiva sotto il bordo.
Ora: .tmf-page e .tmf-page-narrow in themes.css, con i valori esatti della navbar;
scrollbar-gutter: stable; 100dvh dove serve. Due larghezze in tutto il prodotto al
posto di sette, e il criterio è il tipo di pagina — liste, tabelle e tele stanno
larghe, i moduli stanno stretti.
Login e schermata di misura tengono la loro geometria, per i motivi scritti in
docs/architecture/LAYOUT.md e ripetuti in EXEMPT dentro il test: la prima non ha
navbar a cui allinearsi, la seconda non deve scorrere mentre si misura.
Il test è statico e guarda i sorgenti: la vista scritta domani copierà la cornice
dalla vicina, ed è lì che la deriva ricomincia.
Resta da chiedere all'operatore su quale schermo l'ha vista: in verticale su un
tablet quasi tutte quelle larghezze collassano e il difetto non si nota.
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Tre cose che prima non erano di nessuno diventano regole della ricetta, decise da
chi la scrive e fatte valere dal server.
Punto 8 — tracciabilita' obbligatoria. Lotto e seriale si dichiarano obbligatori
sulla ricetta. L'operatore li inserisce alla selezione, dove il pulsante non si
attiva finche' mancano, e la stessa regola vale sulla lista task, raggiungibile
anche per link diretto, e sul barcode: uno sbarramento che dura solo finche'
qualcuno prende in mano il lettore non e' uno sbarramento. La produzione non si
apre e la misura non si salva senza cio' che la ricetta pretende, perche' un
valore senza il suo lotto non e' riconducibile a niente, e accorgersene dopo
significa accorgersene tardi.
Punto 9 — inserimento manuale. Una ricetta puo' vietare i valori digitati, ed e'
il valore predefinito: il calibro e' lo strumento, digitare e' cio' che va
concesso. Dove e' vietato il tastierino non viene disegnato (non nascosto con i
CSS: il markup nascosto e' markup che si puo' rimostrare) e restano correzione e
conferma, perche' una lettura sbagliata va cancellata. Il controllo vero e' sul
server: una regola che vive solo nel frontend e' un consiglio.
Migliorato al passaggio il riconoscimento del calibro. Contava solo la raffica di
cifre, cosi' una lettura corta come "9.5" — tre battute — finiva registrata come
digitata a mano; ora conta anche l'Invio che il wedge manda dentro la stessa
raffica. Senza questa correzione il divieto avrebbe respinto misure legittime.
Punto 11 — formattazione delle descrizioni. A capo e grassetto sopravvivono: chi
scrive le ricette incolla dal PDF della scheda tecnica e il testo arrivava
appiattito, da risistemare a mano ogni volta. Nessun HTML viene accettato o
salvato — il testo viene escapato e gli unici tag nel risultato sono quelli
prodotti dal renderer. La sanificazione e' questa: non c'e' niente da sanificare
perche' non si accetta niente. Le stesse due regole in Jinja e in JS, cosi' una
descrizione si legge uguale ovunque. E la descrizione ora si vede anche in
esecuzione: era scritta per l'operatore e la vedeva solo chi la scriveva.
Migrazione 009: tre colonne sulla ricetta. Le due di tracciabilita' partono
false, che e' il comportamento di oggi; l'inserimento manuale parte *vero* sulle
ricette gia' esistenti — il default della colonna e' falso, quindi le ricette
nuove sono solo-calibro, ma spegnerlo d'ufficio su quelle in uso fermerebbe una
linea alla misura successiva. Chi possiede la ricetta lo decide dall'editor.
Test: +26 (291). Coprono il rifiuto sul server per lotto, seriale e valore
digitato, il calibro sempre ammesso, le regole che sopravvivono alla nuova
versione, il tastierino assente in pagina, l'Avvia sbarrato, e il renderer delle
descrizioni compreso il caso in cui si prova a farci passare un tag.
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Il conto alla rovescia non si ferma piu' a zero. Oltre la scadenza continua
nell'altro senso e dice da quanto la linea e' in ritardo, in rosso, su tutte le
schermate del percorso di misura: lista task, riepilogo, scelta ricetta. Un
ritardo va letto, non dedotto. Allo scadere dell'intervallo la misura si
ripropone da sola: cicalino, un avviso di cinque secondi, e l'operatore torna al
primo task di misura da qualunque schermata si trovi.
Un ciclo copre tutti i task di misura della ricetta, quindi solo l'ultimo lo
chiude e fa ripartire l'intervallo. Farlo ripartire al primo avrebbe fatto
misurare una ricetta con tre task di misura tre volte piu' spesso di come e'
configurata. E' il server a decidere quale task chiude il ciclo, perche' e' lui
a conoscere la sequenza: la lista dei task di misura viaggia con la produzione
(measurement_task_ids), che e' anche cio' che permette a una schermata qualsiasi
di sapere dove riportare l'operatore.
Aggiunta la rimisura: si gira il pezzo e si misura di nuovo dentro lo stesso
ciclo, senza chiudere niente e senza guadagnare tempo sulla scadenza. Le due
letture restano entrambe in statistica, che e' il motivo per cui si prendono.
Chi sta gia' misurando quando l'intervallo scade e' in ritardo, non perso: la
banda diventa rossa e lo si lascia lavorare. Portarlo altrove a meta' ciclo
cancellerebbe quote che ha davanti agli occhi senza guadagnare nulla.
Sistemato anche il pulsante "Conferma ciclo" dell'overlay: alzava una bandierina
locale e basta, quindi il ciclo non veniva mai registrato sul server da quella
strada. Ora passa da confirmCycle come il pulsante della barra.
Migrazione 008: il registro eventi della produzione impara task_measured e
remeasure, e la colonna task_id — un task_measured che non dice quale task non
registra niente di utile. I valori nuovi entrano tutti insieme perche' allargare
una enum MySQL riscrive la tabella, stesso ragionamento dei tipi di task in 007.
Verificata su SQLite (batch mode) e in MySQL con --sql.
La logica dell'orologio — come si legge un ritardo, quando suona, dove sta la
misura — vive in un solo posto (production-clock.js) e la schermata di misura la
usa invece di riscriverla.
Test: +10 (265). Coprono il ciclo che non riparte a meta', la rimisura che non
sposta la scadenza, il rifiuto a linea ferma, la sequenza dei task di misura
esposta dalla produzione, i proxy Flask e la validita' JS della lista task.
Co-Authored-By: Claude Opus 5 (1M context) <noreply@anthropic.com>
Punto 12 del documento modifiche del 28/07. L'installazione a Trafilo e'
on-premise su rete di produzione isolata: finche' Alpine.js, Plotly, PDF.js,
Fabric.js e i Google Fonts venivano scaricati da CDN a ogni apertura di pagina,
senza internet l'interfaccia non partiva affatto (Alpine governa tutta la UI).
Le librerie passano in static/vendor/ con la versione nel nome del file, e la
CSP del backend si chiude a solo-origine. Il worker di PDF.js e' ripuntato in
tutti e quattro i template che lo usano: ripuntando solo lo script principale la
libreria si carica in locale ma il worker continua a cercare internet, e sembra
funzionare finche' non si apre un disegno.
Alpine e' pinnato a 3.15.12, cioe' la versione a cui "3.x.x" risolveva oggi: il
congelamento non cambia il comportamento di quanto e' gia' in esercizio, e toglie
il fatto che l'applicazione cambiasse da sola a ogni rilascio degli autori -
rilevante per le evidenze ISO 9001 / IATF 16949.
Inter e JetBrains Mono sono font variabili: un solo woff2 per subset copre tutti
i pesi, dove Google serviva lo stesso file sotto otto URL. Tenuti i soli subset
latin e latin-ext, che coprono per intero italiano e inglese.
Provenienza, versioni e impronte SHA-256 in static/vendor/VERSIONS.md.
Co-Authored-By: Claude Opus 5 (1M context) <noreply@anthropic.com>
- new mark: measurement-span glyph on rounded brand-gradient badge
(favicon, inline logo, standalone tmflow-logo.svg)
- wordmark moved from SVG <text> with hardcoded x offsets (clipped
"Flow" past the 260px viewBox, font-dependent overlap) to plain HTML
spans — never clips, natural kerning, theme-adaptive
- _app_logo.html params: logo_class, wordmark_class, logo_id (unique
gradient id when logo appears twice per page)
Co-Authored-By: Claude Fable 5 <noreply@anthropic.com>
- login: theme variables instead of hardcoded slate colors, decorative
brand background, show/hide password toggle, dynamic copyright year
- navbar: nav links rendered via shared nav_link/nav_links macros
(desktop + mobile from one source), active state now also in mobile
menu, aria-current on active link, fix nonexistent w-4.5 class
- themes.css: btn :active press feedback, btn-lg variant, card hover
border accent, brand accent-color and ::selection
- fix tmf-input vs pl-10 cascade conflict (themes.css loads after
tailwind.css) with important utilities — also fixes recipe search icon
- app.py: inject current_year in template globals
- i18n: add Mostra/Nascondi password (IT/EN)
Co-Authored-By: Claude Fable 5 <noreply@anthropic.com>
Two issues with the "Autorizzazione capoturno" modal:
1. Backspace and digits did not work in the username/password fields. The
numpad component installs a window-level keydown handler (for the USB
caliper / keyboard wedge) that preventDefault()s digits, Backspace, Enter
etc. It swallowed those keys inside the modal inputs. Guard handleKeydown
to ignore events whose target is an editable field (INPUT/TEXTAREA/SELECT/
contentEditable); the numpad has no text inputs of its own.
2. The modal kept the previous username/password: opening only set the flag,
and closing via backdrop click did not clear the fields. Add
openSupervisorModal()/closeSupervisorModal() that always reset username,
password and error, and use them for every open (fermo_linea,
fine_produzione, out_of_tolerance) and close (backdrop, Annulla).
Co-Authored-By: Claude Opus 4.8 (1M context) <noreply@anthropic.com>
alpine-init.js resolved the theme purely from localStorage, so it never
reflected the logged-in user's theme_pref: switching user kept the previous
user's theme because localStorage persists per-browser.
- base.html injects window.__SERVER_THEME from the session theme (empty when
anonymous, preserving OS-preference behaviour on the login page).
- alpine-init.js now treats the server value as authoritative for logged-in
users (server > localStorage > OS > light) and syncs localStorage to it.
- The navbar toggle now persists the choice via POST /auth/set-theme, which
updates the session and the user's theme_pref, so it survives navigation
and matches on the next login.
Co-Authored-By: Claude Opus 4.8 (1M context) <noreply@anthropic.com>
Aligns the repo with the python-project-spec-design.md template chosen
for V2.0.0. Big move, no logic changes. The 3 pre-existing test
failures (test_recipes::test_update_recipe, test_recipes::
test_recipe_versioning, test_tasks::test_reorder_tasks, plus the
client test_save_measurement_proxy) survive unchanged.
Layout changes
- server/ -> src/backend/
- server/middleware/ -> src/backend/api/middleware/
- server/routers/ -> src/backend/api/routers/
- server/models/ -> src/backend/models/orm/
- server/schemas/ -> src/backend/models/api/
- server/uploads/ -> uploads/ (project root, mounted volume)
- server/tests/ -> src/backend/tests/
- client/ -> src/frontend/flask_app/ (Flask kept; React
deroga is documented in CLAUDE.md, justified by tablet UX, USB
caliper/barcode workflow and Fabric.js integration)
Tooling
- pyproject.toml: monorepo with [project] core deps and
optional-dependencies server / client / dev. Replaces both
server/requirements.txt and client/requirements.txt.
- uv.lock + .python-version (3.11) committed for reproducible builds.
- Dockerfile (root, backend) and Dockerfile.frontend rewritten to use
uv sync --frozen --no-dev --extra server|client; legacy Dockerfiles
preserved as Dockerfile.legacy for reference but excluded from build
context via .dockerignore.
- docker-compose.dev.yml + docker-compose.yml: build context now ".",
dockerfile pointing to the root files.
Code adjustments forced by the move
- Every "from config|database|models|schemas|services|routers|middleware
import ..." rewritten to its src.backend.* equivalent (50+ files
including indented inline imports inside test bodies).
- src/backend/migrations/env.py: insert project root into sys.path so
alembic can resolve src.backend.* imports regardless of cwd.
- src/backend/config.py: env_file ../../.env (was ../.env), upload_path
resolves project root via parents[2].
- src/backend/tests/conftest.py + tests: import ... from src.backend.*
instead of bare names; old per-directory pytest.ini files removed in
favor of root pyproject.toml [tool.pytest.ini_options].
- .gitignore: uploads/ at root, src/frontend/flask_app/static/css/
tailwind.css path; .dockerignore tightened.
- CLAUDE.md: rewrote sections "Layout del repository", "Comandi di
Sviluppo", "Database & Migrations", "Test", "i18n", and all path
references throughout the architecture sections.
Verified
- uv lock resolves 77 packages; uv sync --extra server --extra client
--extra dev installs cleanly.
- uv run pytest: 171 passed, 4 pre-existing failures.
- uv run alembic -c src/backend/migrations/alembic.ini check loads
config and metadata (errors only on the absent local MySQL).
Co-Authored-By: Claude Opus 4.7 (1M context) <noreply@anthropic.com>